Tra farmaci cinesi e mascherine, il Covid è un affare per pochi

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Tanti errori, tante incertezze e tanta inconsapevolezza. Troppo distanti parti sociali e politica, ma anche troppi esperti in cerca di fama. Intanto il virus avanza pericolosamente

Il Covid fa molta paura. Dopo la fase iniziale ora è subentrato il lassismo. La crisi economia e sociale ha sfiancato i cittadini che ora cercano di reagire in qualche modo, anche azzardando, perché non riescono a vedere la fine. Ma la preoccupazione resta intatta. Anzi, la crisi politica in atto sta aggravando la crisi sociale che presto potrebbe avere risvolti pericolosi, se chi governa non decide di prendere posizioni chiare e nette che diano speranza alla popolazione.

Covid e business

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Ma il Covid è anche un business. Già dal primo lockdown, molte aziende sono riuscite a rimanere attive, riconvertendo le linee di produzione tramite deroghe specifiche, realizzando mascherine e DPI in accordo con lo Stato e la Protezione civile che tuttora gestisce l’emergenza, in stretta collaborazione con il Ministero della Salute e con l’Istituto Superiore di Sanità.

Solo che qualcuno, soprattutto attraverso internet, con l’aiuto dei social e cavalcando anche le teorie complottistiche, ha trasformato il Covid in un business. I NAS dei Carabinieri e la Guardia di Finanza hanno scoperto innumerevoli tentativi di truffe sanitarie, scoprendo un complesso mercato clandestino dove si vendevano illegalmente farmaci ospedalieri, medicine sperimentali, falsi rimedi anti Covid, e DPI non a norma di legge.

Farmaci cinesi scoperti dai NAS

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In questi giorni i NAS di Roma hanno sequestrato complessivamente 437 confezioni di farmaci di provenienza cinese per il trattamento di varie sintomatologie influenzali, utilizzati dalla comunità cinese per la cura del Covid-19. I farmaci, privi di autorizzazione e delle prescritte indicazioni in lingua italiana, sono stati scoperti in 5 esercizi commerciali, 4 nel centro di Roma e 1 a Prato, tra supermarket ed erboristerie gestiti da cittadini asiatici. I titolari sono stati denunciati per esercizio abusivo della professione sanitaria di farmacista e per aver la vendita all’ingrosso di medicinali senza la prescritta autorizzazione Regionale.

A Cosenza, invece, i NAS hanno eseguito una misura cautelare interdittiva, per vari reati tra cui peculato, nei confronti di un dirigente medico dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza per aver somministrato indebitamente il vaccino anti Covid ai suoi amici e aver eseguito tamponi in maniera illegittima a persone a lui vicine in strutture da lui dirette.

Questi reati e queste condotte illecite e illegittime creano non pochi problemi al sistema sanitario e alla macchina organizzativa e di controllo del Covid, che inevitabilmente si ripercuote soprattutto sui cittadini.

Dove sono le mascherine

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Per quanto riguarda i DPI, ci sono interrogativi che ancora non hanno una risposta. Da quando è iniziata l’emergenza, in Italia sono stati prodotti svariati milioni di mascherine, anche da parte di aziende che hanno riconvertito la produzione. A queste, vanno aggiunte le ingenti quantità di mascherine sequestrate che sono state affidate alla Protezione civile. Vanno considerate anche quelle non certificate che l’ISS, e gli enti certificatori, hanno poi certificato, sempre con procedure rapide. Certamente, il consumo di DPI è stato massiccio, almeno da parte delle forze dell’ordine, del personale sanitario e delle poche istituzioni pubbliche aperte al pubblico, ma la produzione non si è mai fermata.

Su Report, la trasmissione di RAI3, nella puntata dell’11 gennaio 2021 è stato intervistato il titolare di un’azienda lucana che, dopo aver riconvertito la produzione, ha grandi quantità di mascherine prodotte in magazzino, che non può vendere perché sono vincolate dallo Stato. La Regione Puglia, invece, è stata la prima ad avere il titolo di ente certificatore per i DPI provenienti dall’estero e a realizzare una linea di produzione di mascherine per personale sanitario e cittadini in difficoltà riaprendo una fabbrica pubblica chiusa, ma continua ad acquistare DPI dalla Cina.

Tante incongruenze, ma il contagio è reale

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Ci sono delle incongruenze, dunque, nella gestione del Covid in Italia. I vari Dpcm hanno creato confusione e malumori tra i cittadini, aggravati dai vari colori delle regioni, che vengono assegnati dal Ministero della Salute in base ai dati quotidiani ricevuti dalle regioni in merito al contagio. Ma questi dati sono da interpretare, vanno contestualizzati e non corrispondono del tutto alla realtà, perché andrebbero tolti i falsi positivi, aggiunti i tamponi che non hanno l’obbligo di comunicazione alle ASL, e i decessi provocati esclusivamente da Covid. E soprattutto, chi effettua i tamponi dovrebbe comunicare tempestivamente i dati per avviare le procedure anti contagio.

Questa analisi non riduce l’entità dell’epidemia, ma dimostra come il problema sia ben più grande di quanto sembri e richiede maggiori competenze e condivisioni tra le varie parti. Sicuramente, ne usciremo tutti da questa situazione, ma è fondamentale la consapevolezza del problema.

Tamponi e vaccino per tutti e rispetto delle regole: solo così possiamo salvarci.

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