Test anti Covid abusivi e positività non comunicate, intervengono i NAS

Vasta operazione in tutta Italia. Molti casi limite, test conservati male, reagenti usati scaduti e mancanza delle normali misure anti contagio

Vasta attività di controllo su tutto il territorio italiano da parte dei NAS, mirati ad accertare eventuali irregolarità nella attività di prelievo e diagnostica per il virus SARS-CoV-2.

I Carabinieri hanno controllato 285 aziende e laboratori di analisi, privati e convenzionati, e altre strutture operanti nel commercio e nell’erogazione di test di analisi molecolari, antigeniche e sierologiche.

Sono state riscontrate irregolarità in 67 centri, e sono state contestate 94 violazioni penali e amministrative, per un totale di 145 mila euro. Il 60% delle violazioni rilevate riguardano l’inosservanza delle norme anti contagio.

Le irregolarità più frequenti riscontate riguardano l’assenza delle autorizzazioni per l’uso dei tamponi in ambienti non idonei, la mancata comunicazione, o in ritardo, della positività dei pazienti. Riscontrate anche la carenza di procedure gestionali, riscontrando in 6 episodi, a vario titolo, l’assenza di tecnici di laboratorio abilitati e l’uso di reagenti e diagnostici scaduti, utilizzati nel corso delle analisi. I prelievi, in alcuni casi, venivano effettuati in aree improvvisate e non adeguate. In un caso, lo screening della popolazione è stata affidata da alcuni Comuni ad un laboratorio senza averlo comunicato all’Autorità sanitaria.

Inoltre, sono stati sequestrati 153 tra kit di diagnosi e dispositivi medici irregolarmente detenuti per la vendita al dettaglio o per l’effettuazione di analisi. I prodotti di analisi sierologiche anticorpali, destinati al solo uso professionale sanitario e non adatti all’autodiagnosi, venivano venduti al dettaglio ai clienti, in farmacie, erboristerie e profumerie.

In Puglia sono state controllate 35 strutture, solo 4 sono state segnalate per irregolarità soprattutto inerenti ai luoghi di lavoro, 2 a Lecce e 2 a Taranto.

A Catania, per esempio, i NAS hanno scoperto in una profumeria 16 kit diagnostici per la ricerca di anticorpi SARS-COVID-2 di provenienza estera, all’interno di una scatola anonima vicino alla cassa. Erano conservati erroneamente a temperatura ambiente, ma invece dovevano stare ad una temperatura tra 2°C e 8°C.

Sono stati anche denunciati il legale responsabile e il direttore tecnico di un centro privato accreditato di analisi cliniche, perché hanno usato reagenti scaduti, custoditi in celle frigorifere prive del dispositivo di controllo della temperatura. Sequestrati 12 contenitori di reagenti e diagnostici in vitro, per un valore di 1.000 euro.

Infine, sono stati individuati 5 laboratori di analisi convenzionati con il Servizio Sanitario Regionale che non rispettavano le procedure obbligatorie di inserimento degli esiti analitici nella piattaforma regionale.

A Pescara, è stato segnalato il legale rappresentante di un laboratorio di analisi aver abusivamente attivato un punto prelievi per tamponi molecolari e rapidi in una tensostruttura allestita in area esterna, non prevista nella planimetria autorizzata. Inoltre, i Carabinieri hanno scoperto che non venivano comunicati tempestivamente e correttamente ogni giorno alla ASL il numero dei tamponi eseguiti, quelli risultati positivi, e le modalità di smaltimento dei tamponi.

È stato anche denunciato all’Autorità Giudiziaria un medico chirurgo, direttore sanitario di un poliambulatorio della provincia de L’Aquila, per non aver comunicato alla ASL i casi di positività al Covid-19, rilevati nel corso dei test sierologici e antigenici rapidi effettuati sui clienti del laboratorio.

A Latina, sono stati denunciati il legale responsabile e il direttore tecnico di un laboratorio di analisi perché aver falsamente attestato alla Regione Lazio l’esecuzione di test per la ricerca del Covid-19 al prezzo convenzionato, ma invece richiedevano agli utenti una somma superiore.

Ad Aprilia, in provincia di Latina, sono stati denunciati anche il legale responsabile e il direttore sanitario di un laboratorio di analisi per aver attestato falsamente all’Autorità Sanitaria il possesso di requisiti strutturali ed organizzativi per l’effettuazione dei test antigeni.

A Catanzaro, è stato denunciato il legale responsabile di un laboratorio di analisi accreditato perché usava reagenti chimici scaduti. Accertate anche carenze igienico sanitarie e strutturali e la mancata adozione delle misure protettive e preventive nei luoghi di lavoro. alla fine, sono state sequestrate 877 fiale di reagenti e diagnostici per un valore di 4.500 euro.

A Lecce, è stato individuato e chiuso un laboratorio di analisi, per un valore di 800.000 euro, che erogava test molecolari senza autorizzazione.

A Reggio Calabria è stato individuato un centro di analisi cliniche accreditato che effettuava i test senza autorizzazione e con reagenti chimici scaduti. Sono stati sequestrati 17 reagenti irregolari per un valore di 1.000 euro. Denunciati il legale responsabile e un tecnico di laboratorio, peraltro non iscritto al relativo albo.

In provincia di Isernia è stato individuato un centro diagnostico in cui i test e prelievi avvenivano in locali privi di autorizzazione e dei minimi requisiti strutturali ed organizzativi.

In provincia di Bologna, sono stati sequestrati 123 kit test antigenici rapidi (ricerca IGG-IGM), prodotti in Cina, venduti in una erboristeria. Al titolare è stata anche contestata una violazione amministrativa di 10.000 euro, per aver pubblicizzato on-line un dispositivo medico diagnostico in assenza di autorizzazione ministeriale.

I Nas Cremona hanno segnalato all’Autorità Sanitaria il gestore di un ambulatorio medico per aver eseguito tamponi rapidi antigenici sulla cittadinanza in esecuzione ad un piano di screening collettivo concordato con alcune amministrazioni comunali del Basso Pavese, senza aver dato preventiva comunicazione all’Autorità Sanitaria.

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