Accade a Philadelphia: un programma di riduzione dei rifiuti alimentari applicato alle abitazioni ha portato nel giro di due anni a ridurre di oltre 19mila tonnellate il loro peso e la conseguente gestione. Protagonista un piccolo elettrodomestico nato 75 anni fa in uno scantinato. Ma andiamo per ordine.
Clean Kitchen, Green Community – Philadelphia, con più di 1 milione e mezzo di abitanti (che arrivano a quasi 6 milioni se si conta anche la sua area metropolitana) è la quinta città degli Stati Uniti e la più importante dello stato della Pennsylvania. Città tra le più antiche degli States, dal 2012 è al centro di una importante iniziativa quanto a gestione rifiuti, il progetto pilota Clean Kitchen, Green Community (Cucina pulita, collettività green), volto a raggiungere obiettivi di sostenibilità attraverso l’incremento dell’uso dei dissipatori alimentari. A volere questo progetto, il Sindaco di Philadelphia Michael A. Nutter e la sovrintendente dello Street Department Clarena IW Tolson; tre gli obiettivi prefissati: ridurre il volume dei rifiuti, aumentare la produzione di energia pulita e ridurre le emissioni di gas.
Quartieri prescelti per il progetto, West Oak Lane a nord e Point Breeze a sud, diversi quanto a storia e composizione sociale ma accomunati dall’essere due aree dove la gestione dei rifiuti era considerata particolarmente difficile. In 200 abitazioni dei residenti dei due quartieri sono stati installati gratuitamente dei dissipatori forniti da InSinkerator ed è partito così un programma di educazione civica; parallelamente, il Philadelphia Water departement incentivava e migliorava il sistema che permette di separare le risorse organiche dalle acque bianche e nere trasformando i rifiuti in biomassa e fertilizzanti.
Il sindaco di Philadelphia Michael A. Nutter (al centro) durante la dimostrazione del progetto “Clean Kitchen, Green Community ” (foto Steve Tawa)Per amore di sua moglie – Spostiamoci nel Wiskonsin. Nella città di Racine nel lontano 1927 un architetto che rispondeva al nome di John W. Hammes vedendo la moglie che armeggiava in cucina per pulire gli scarti del cibo dopo cena, ebbe un’idea. Da una lamiera, una macina modificata e un piccolo motore assemblati nasceva così il tritarifiuti, o dissipatore, che riusciva a triturare in minuscoli pezzi i rifiuti alimentari e gettarli nello scarico del lavandino. In breve l’idea viene brevettata e commercializzata tenendo presenti i miglioramenti tecnologici, le esigenze della popolazione e l’agguerrita concorrenza; l’azienda, che porta il nome InSkinerator, diventa un colosso della riduzione dei rifiuti, produce marchi come Whirpool e si rivolge dagli anni ’90 anche al catering professionale per arrivare il 2012 a progettare un apposito dissipatore specifico per la dieta cinese. Ed è sempre del 2012 il progetto avviato e Filadelfia – e proseguito, per la cronaca, in altre 4 importanti città.
Negli USA si fa così – In quasi tutti gli Stati Uniti si pratica la raccolta multimateriale o combinata, che prevede il conferimento di carta, plastica, vetro, ecc. in un unico contenitore e la successiva separazione dei vari materiali. Fa eccezione l’umido che rappresenta circa il 20-25% dei rifiuti prodotti dagli americani, lasciato per strada in appositi cassonetti. Questo spiega perché oltreoceano i dissipatori di rifiuti alimentari siano tanto diffusi: infatti permettono la deviazione dei rifiuti organici dalle discariche dove altrimenti creerebbero emissioni di gas metano e di percolato, contaminante della falda acquifera. Con un dissipatore (che viene applicato all’altezza dello scarico del lavandino), il rifiuto alimentare viene macinato e inviato ad un impianto di depurazione, dove può essere convertito in fertilizzante, acqua e energia pulita. I dissipatori utilizzano inoltre poche quantità di acqua e di energia elettrica.
Il progetto – Ma torniamo a Philadelphia. Dopo solo tre settimane e 200 dissipatori installati nelle case che ne erano ancora sprovviste, le strade dei due sobborghi apparivano già sensibilmente più pulite. A sei mesi dall’avvio del progetto i dati dimostrano come – complice anche il lavoro svolto dai tanti volontari coinvolti – i partecipanti abbiano ridotto i loro rifiuti di oltre il 30%: per ogni famiglia coinvolta è stato calcolato un sacco di spazzatura in meno alla settimana con conseguente diminuzione di insetti e sporcizia nelle strade. Philadelphia così ha raggiunto il suo obiettivo riducendo di oltre 19mila tonnellate il “peso” della gestione dei rifiuti alimentari e risparmiando oltre un milione di dollari.


