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Petruzzelli: il teatro che rinasce in chiave eco

L'interno del Teatro Petruzzelli in una foto d'epoca

Diciotto anni d’attesa per vederlo finito ma Bari non l’aveva mai dimenticato. É il Teatro Petruzzelli, punta di diamante per la cultura del Mezzogiorno e dell’Italia tutta dal lontano 1903. Il 4 ottobre 2009 riapre ufficialmente con un concerto inaugurale e viene finalmente restituito alla città. Resta però una ferita mai rimarginata, quella inflitta con l’incendio doloso nella notte tra il 26 e il 27 ottobre del 1991, su cui ancora aleggiano molti interrogativi. In questi anni lo spettro di quel luogo profanato stava lì, a ricordare la Bari bene che si recava a vedere l’Opera, le scarpette delle étoile che calcavano quel palcoscenico, la musica delle orchestre che risuonava maestosa sopra la platea, in vetta, oltre la cupola di quel tempio. Partendo proprio dalla somma parte di questo luogo, è oggi possibile ammirare, con sguardo nuovo, un restauro che si è avvalso delle tecniche più moderne senza snaturare la bellezza della struttura originale.

E proprio la cupola può rappresentare all’occhio attento uno spunto interessante, da rileggere in chiave di ecosostenibilità. Infatti la parte interna – ovvero la controcupola propriamente detta – è realizzata interamente in legno. Un materiale abbondantemente utilizzato nell’impianto scenico fin dagli albori della storia del teatro – si pensi al teatro della Grecia Antica, tra V e IV secolo a.C. – e che ha visto l’exploit nel periodo elisabettiano inglese. Unica pecca: i teatri costituiti allora per la gran parte con materiale ligneo erano soggetti di frequente agli incendi. Prima il Globe poi il Fortune (siamo nella prima metà del ‘600): ed ecco l’avvento di tegole e mattoni.

Ora, come è possibile pensare al legno per un teatro messo in ginocchio proprio dalla furia implacabile del fuoco? Non dimentichiamo che dal ‘600 ad oggi di strada se n’è fatta e nelle moderne tecniche di costruzione il legno non ha proprio nulla da invidiare al cemento. Tutt’altro. Per la “nostra” controcupola, dunque, sono stati impiegati 4.820 elementi in legno lamellare tutti diversi tra loro. Qual è la novità? Il lamellare, appunto. Si tratta, in breve, di un materiale strutturale prodotto incollando delle tavole di legno, in grado di sommare le specificità di ciascuna e garantire un elevato grado di resistenza meccanica ad un peso ridotto. Una composizione che, perciò, va a ridurre i difetti propri del legno massiccio garantendo massima resistenza ignifuga, senza pericolo di crolli, grazie all’isolamento termico realizzato da uno strato superficiale carbonizzato.

La controcupola ristrutturata

La controcupola che sovrasta la platea del Petruzzelli – e che e rappresenta il fulcro architettonico dell’intera copertura – arriva dalla Stratex Spa, azienda di Sutrio (Ud) nel cuore della Carnia friulana, specializzata nelle costruzioni in lamellare. «Il legno lamellare – spiega l’architetto Alberto La Tegola, consulente di Stratex per il Sud Italia – abbina leggerezza, grande resistenza alla flessione e trazione, alta stabilità dimensionale al variare della temperatura e quindi ottimo comportamento al fuoco lasciando nel contempo libertà al progettista di svincolarsi dai rigidi schemi di prefabbricazione tipici degli altri materiali». In corso d’opera si è lavorato per mantenere intatta la geometria semiellittica del progetto, con elementi strutturali curvilinei e con la risoluzione di nodi spaziali fino a 7 aste convergenti. Le dimensioni della controcupola – costituita da 72 settori circolari e 36 lucernai – sono di circa 40 metri di diametro all’imposta con un’altezza di circa 13 metri. Anche la realizzazione della struttura portante è stata seguita da Stratex così come il solaio della platea del teatro, realizzati interamente in legno lamellare, per una superficie di poco più di 350 mq.

Un’elasticità nella progettazione e nella struttura dell’opera che si rispecchia anche nella tempistica. Ci sono voluti 20 giorni per la prefabbricazione degli elementi strutturali, avvenuta interamente negli stabilimenti dell’azienda a Sutrio, mentre i lavori di montaggio in cantiere hanno richiesto circa 2.000 ore di manodopera specializzata. Ciliegina sulla torta è poi l’aspetto sostenibile del progetto. Il legno, oltre ad essere materiale ecologico per eccellenza, ha valore aggiunto se è controllato lungo tutta la filiera, dalla foresta al prodotto finito. Servono a questo le certificazioni come il marchio PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), il sistema di certificazione forestale più diffuso al mondo che garantisce la catena di custodia per la Stratex. Un dettaglio non da poco, che invita a riflettere in chiusura di questo 2011 dedicato dall’ONU a loro: le foreste, un patrimonio immenso, se ben gestito, che va recuperato. A Bari è già successo.

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