Parco della Giustizia, un dibattito pubblico alla ricerca delle verità nascoste

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Un rendering dei 4 edifici destinati all'amministrazione della giustizia

Il presidente del Comitato “Per un parco verde di quartiere nelle ex casermette Capozzi e Milano” spiega perché il Parco della Giustizia non può essere realizzato nell’area delle ex Casermette

 

Lo scorso 6 ottobre si è tenuto un pubblico dibattito sulla nuova sede della Giustizia a Bari, il cosiddetto “parco della Giustizia”, che sorgerà nell’area delle Casermette al posto delle caserme dismesse Capozzi e Milano. Il dibattito è il primo di una serie di incontri pubblici organizzati dal Comitato “Per un parco verde di quartiere nelle ex casermette Capozzi e Milano” a pochi giorni di distanza dalla presentazione ufficiale  – il 2 ottobre – del progetto a cura dell’Agenzia del Demanio e del Ministero della Giustizia.

Il progetto (clicca QUI per conoscere i dettagli dell’opera) è da tempo fortemente contestato da cittadini e associazioni che hanno anche prodotto numerosi ricorsi, ricorsi che sono stati però respinti. Ma la spinta per restituire l’area delle ex casermette a “verde di quartiere” come stabilito dal Piano Regolatore Generale stilato nel 1978, sottraendola a quella che viene vista da più parti come una massiccia cementificazione e a un’inevitabile moltiplicazione del traffico veicolare con tutte le conseguenze che si possono immaginare, non si ferma e coinvolge Istituzioni e pubbliche amministrazioni, primo fra tutti il Comune di Bari .

Abbiamo così voluto capire le ragioni del “no” insieme a Leonardo Scorza, presidente del comitato.

Scorza: “Uno scontro col Comune”

Ingegner Scorza, come è partito questo scontro con il Comune di Bari?

Nel dicembre del 2014 Decaro, forte della sua elezione a sindaco, propose in quanto rappresentante del Comune di Bari e di concerto con la Commissione di Manutenzione presso la Corte d’Appello di Bari, la realizzazione di un unico polo della giustizia nelle ex Casermette Capozzi e Milano prendendo l’impegno di fare la Variante Urbanistica sull’area di 140mila mq destinata a verde di quartiere. Dimenticava che a novembre 2011 lui stesso aveva approvato in Consiglio Comunale il Documento Programmatico pluriennale (DPP) che in quell’area individuava un Corridoio ecologico (per proteggere la Lama Cutizza) su cui non si poteva costruire. Quando si accorse di questa, chiamiamola, svista, il Sindaco ha tenuto nel cassetto per oltre 9 anni il Piano Urbanistico Generale, con il colpevolissimo silenzio dei Consiglieri Comunali, e affidando lo sviluppo della città ancora al PRG Quaroni del 1978 pensato per una città di 650mila abitanti. In queste due consiliature senza una seria analisi sui bisogni di una città in regresso demografico anno dopo anno, Decaro si riferiva ad una città di 650mila abitanti, mentre per i fabbisogni di verde si faceva e si fa tutt’ora riferimento a quella attuale, che conta 320.000 abitanti.

Cosa avete fatto allora per convincere il Sindaco a tornare sui suoi passi?

Leonardo Scorza (foto Facebook)

Dopo diversi tentativi di dissuasione infruttuosi da parte di illustri professionisti che segnalarono pubblicamente la non felice collocazione, anche con diversi miei  articoli sulla stampa locale tra il 2016 e il 2020, considerata la pervicacia nel portare avanti la procedura avviata, a novembre 2021 organizzammo una visita guidata passando anche dalla Lama Cutizza.

Intanto le pratiche per la sede della Giustizia andavano avanti…

Esatto. In questi anni si sono susseguiti vari protocolli di intesa, compreso lo studio di Prefattibilità di INVITALIA (dal costo di 300mila € ) che individuava  per la sede della Giustizia un fabbisogno in 104mila mq modificato poi su indicazioni della Corte d’appello in 135mila mq.

A novembre 2021, inoltre, il Governo approva il D.L. 121, che individua in un Commissario di nomina governativa il responsabile dell’intero progetto

Nasce il comitato

E a questo punto entrate in scena voi

A febbraio 2022 poi, sull’onda della pubblicazione del concorso di idee da parte dell’Agenzia del Demanio, nasceva il Comitato di scopo “Per un parco verde”, che produceva, con gli Adiuvandum di Legambiente e Fare Verde, il ricorso al TAR Puglia avverso al Concorso di idee e motivando anche l’incostituzionalità del D.L. 121/2021.

Nel ricorso facevamo presente che i riferimenti legislativi, precisati nel bando, vale a dire il DM 1444/ 68  Art.4 C.2 ed Art. 5 c.2, e l’Art. 43 delle Norma Tecniche di attuazione (NTA) del PRG Quaroni, erano stati violati facendo anche riferimento alle aree omogenee del PRG ( A,B,C) e che se si sottraggono aree a verde di quartiere si possono compensare con aree di pari dimensione destinate a verde di quartiere non oltre i 500 metri dal centro  del quartiere.

Il TAR però considerò il nostro ricorso inammissibile, in quanto non esiste la variante, e irricevibile, per assenza di interessi dei ricorrenti. A sua volta il Consiglio di Stato, a luglio 2023 avrebbe considerato solo Inammissibile il nostro ricorso per assenza della variante ma riconosce i diritti dei ricorrenti a costituirsi in opposizione agli atti che verranno approvati.  Ci tengo a ribadire che il TAR Puglia non è mai entrato nel merito della documentazione e relative argomentazioni fornite. Noi aspettiamo fiduciosi che tale pronunciamento arrivi quanto prima discutendo tutti i ricorsi unificati, trattandosi di argomenti connessi.

Torniamo al progetto. Il comitato evidenzia una lievitazione spropositata dei costi dell’opera.

Proprio così. A luglio 2022 viene scelto il vincitore del concorso di idee ed a novembre 2022 con l’applicazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (che in pratica accelera gli interventi del PNRR e consente alle stazioni appaltanti di usare una procedura integrata per aggiudicare la realizzazione dell’opera), l’opera raggiunge, con opere edili aumentate del 66%, un costo maggiore del 41 % di quello posto a base d’asta che con riferimento ai listini richiesti indicati nel Bando non poteva andare oltre il 9 % .

Il Demanio affida alla società Progetto Costruzione Qualità – PCQ srl la Validazione del PFTE. Quest’ultima, dopo aver preso atto del rilevante aumento del costo dell’opera introdotto dal Progetto PFTE aggiornato al 30 novembre 2022, nel rapporto di Verifica n.1″del 9/12/2022,  affermava:Si chiede di meglio giustificare l’incremento dell’importo del quadro economico di progetto rispetta a quanto  indicato nell’importo a base di gara”. Osservazione poi ribadita anche dal Consiglio superiore dei LL.PP. nel suo parere alla Conferenza dei servizi. Va altresì evidenziato che la stessa società vincitrice del concorso di idee, nelle verifiche obbligatorie da allegare nel progetto precisava che il numero di parcheggi era sottostimato.

Il nodo viabilità

Un altro problema che il Comitato ha sollevato è quello della viabilità.

Nel progetto non si parla della capacità dell’area (oggi già molto intasata) di sopportare l’arrivo di oltre 4mila auto dal centro di Bari e da tutta la regione attraverso le uscite della tangenziale di San Pasquale, Carrassi e Carbonara. E di questo aspetto nessuno si è occupato durante la presentazione del progetto organizzata dall’Agenzia del Demanio, Ministero della Giustizia e Comune di Bari lo scorso 2 ottobre.

Il cantiere per la demolizione e bonifica delle aree destinate ad accogliere la nuova sede della giustizia in via Fanelli a Bari (foto Donato Cippone)

Faccio presente che è stata anche annunciata la realizzazione sulla nuova variante alla SS 16 di uno svincolo per i Palazzi della giustizia, senza dare  contezza dei tempi necessari, atteso che la variante è lunga 20,5 Km, e finita la stessa occorrerebbe abbassare l’attuale tangenziale attraverso svincoli aerei. Per arrivare in Tribunale, poi, la strada da percorrere sarebbe Strada Vassallo, con tutti i problemi che ne deriverebbero, perché proprio su quella strada c’è la scuola media  Santomauro. Mi chiedo: si è tenuto conto della congestiuone del traffico in quella strada soprattutto in orari di entrata e di uscita da scuola? Si è tenuto conto della tranquillità dei bambini e dei genitori che li accompagnano a scuola?

Negli atti si parla si parla di variante puntuale per i Palazzi di Giustizia assimilando gli stessi ad urbanizzazioni secondarie di oltre 500mila mc. Un vero e proprio orrore urbanistico!  Invece, come ribadito dal parere del Consiglio superiore dei LL.PP, va fatta una variante urbanistica la cui autorizzazione è subordinata alla VAS – Valutazione ambientale strategica – inoltre per il nostro comitato sarebbe opportuna anche una Valutazione sanitaria.

Quanto ai parcheggi, i circa 1800 previsti per i professionisti, tra giudici, procuratori, magistrati, avvocati e altre figure professionali che quotidianamente transiteranno per i vari edifici, non saranno sufficienti a rispettare gli standard definiti dal DM 1444/ 68 Art.4 C.2 ed Art. 5 c.2 e dalla Legge Tonioli, senza contare quelli per l’utenza pubblica. Ma ci sono altri dati che non corrispondono.

Si spieghi meglio.

In più occasioni il Sindaco Decaro ha parlato di 10 ettari di verde pubblico finora sottratto alla fruizione della città, ignorando che il Consiglio comunale ha votato la Delibera 35/2023 che prevede la suddivisione dell’intera area in due aree da 7 ettari ciascuna. Nello spazio della caserma Capozzi è impossibile realizzare i 4 edifici previsti in quanto esiste al suo interno un bosco urbano che non può assolutamente essere tagliato né tantomeno spiantato e ripiantato. E su questo stiamo aspettando risposte ai nostri esposti.

Dibattiti pubblici per dare voce ai cittadini

Allora il pubblico dibattito che avete organizzato il 6 ottobre è una risposta alla presentazione del progetto da parte di Agenzia del Demanio, Ministero della Giustizia e Comune di Bari?

Un momento del dibattito del 6 ottobre organizzato dal Comitato

Certo. Nel dibattito pubblico i relatori – il prof. Nicola Costantino, l’urbanista Dino Borri, e gli avvocati Luigi Campanale e Fabrizio Lofoco – hanno ribadito i concetti su espressi e risposto alle domande che sono venute dal pubblico. Il pensiero del comitato è stato ben espresso da un partecipante al dibattito: «L’opera pubblica più importante della città viene finalmente “presentata “a chi deve usufruirne, ai cittadini, a quelli che ne consentono la realizzazione con il danaro delle proprie tasse. La partecipazione e la democrazia partecipativa vengono ancora una volta calpestate da questa amministrazione, da tutti i livelli di sinistra al governo insolitamente in sintonia con il governo centrale! Il consiglio comunale lo approva all’unanimità! Tutti i consiglieri comunali d’accordo! Ma è un’opera che “si deve“ fare »

In sintesi: quale è il pensiero del comitato?

È un progetto, criticato fortemente e puntualmente da economisti, urbanisti e giuristi di chiara fama, che ha ricevuto censure e raccomandazioni pesanti dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha provocato la nascita di comitato di quartiere. Un progetto con gravi effetti in termini dui consumo di suolo e di inquinamento, che impatterà sul quartiere privandolo di 14 ettari di  verde previsti dal PRG, che prevede oltre 500mila mc ulteriori di volumetrie. con effetti devastanti sulla circolazione e accessibilità, ovvero sulla salute pubblica

Il comitato di cittadini che si oppone ostinatamente a questo ulteriore scempio sulla nostra città, poco se non per niente ascoltato dall’informazione mainstream cittadina, ha iniziato col dibattito pubblico dello scorso 6 ottobre una campagna informativa che svegli le coscienze intorpidite e distratte, perché tutti i cittadini sono tutti direttamente interessati da quest’opera e non solo quelli del quartiere.

Il Comitato di scopo andrà avanti finchè ne avrà le forze, nell’interesse della città e soprattutto degli abitanti di Carrassi perché, sintetizzando ciò che scriveva Norberto Bobbio, “dobbiamo impedire che il monopolio della forza detenuto dal potere diventi anche il monopolio della verità.”

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