Il Parco della Giustizia di Bari punta alla metamorfosi urbana

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Un'immagine complessiva del Parco della Giustizia di Bari (©AF517)

Molto più di un Parco della Giustizia, sarà una metamorfosi urbana

 

E’ stato presentato il progetto della futura Cittadella che dovrebbe risolvere decenni di luoghi inadatti e spazi insufficienti per amministrare la giustizia barese e quello che si intravede è il rilancio di un pezzo della città. Nelle intenzioni del committente (l’Agenzia del Demanio, che ha bandito un concorso) e dello studio Atelier(s) – vincitore dello stesso – ,  non solo il progetto rigenera un’area degradata, ma rilancia la relazione con il territorio e innesta percorsi sostenibili costruendo un dialogo tra la città e il verde.

Nell’area delle ex Casermette del quartiere Carrassi, la riqualificazione che introduce criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica con l’obiettivo di ripensare e rifunzionalizzare una porzione consistente della città, fa vedere in anteprima come potrebbe cambiare la vita urbana del capoluogo. Non saranno realizzate solo le sedi dei tribunali, la Procura penale e un parco che impegnerà il 75%o dell’intera area di progetto, ma l’area è destinata a diventare luogo di aggregazione, di incontro intergenerazionale, centro identitario della città e profondamente mediterraneo.

Il progetto: risolvere criticità logistiche e infrastrutturali

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Le immagini, pubblicate sul sito dell’Agenzia del Demanio, del nuovo Parco della giustizia che sorgerà a Bari nell’area delle caserme Milano e Capozzi cedute dal Governo al Comune di Bari per le esigenze dell’edilizia giudiziaria (©AF517&Diorama)

Esito di un concorso indetto dall’Agenzia del Demanio, il progetto è stato assegnato al raggruppamento vincitore del bando la mandataria genovese Atelier(s) Alfonso Femia, Proger, Magnanimo Ingegneri Associati e Land Italia.

Disegna il nuovo Parco della Giustizia di Bari sull’area  delle ex caserme “Milano” e “Capozzi”, di proprietà dello Stato e cedute al comune di Bari. Si tratta di un’opera strategica a livello nazionale e vitale per la città che, come da bando, “potrà risolvere le criticità logistiche e infrastrutturali che da tempo affliggono l’amministrazione della Giustizia sul territorio e valorizzare un quadrante importante e centrale dell’area urbana grazie ad una concezione nuova di un Parco della Giustizia aperto alla cittadinanza, che prevede un bosco urbano con percorsi green e di mobilità dolce, nonché elementi d’aggregazione sociale e d’innovazione urbana”.

La razionalizzazione funzionale allevierà il Demanio delle locazioni passive, circa 20 milioni di euro, risorse che potranno alimentare altri interventi.

Gli immobili: dalle casermette al nuovo tribunale

Su una superficie complessiva di quasi 150mila metri quadrati impegnata dalle casermette esistenti, l’edificio per il nuovo tribunale si svilupperà su 37mila metri quadrati.

Percorsi ciclo-pedonali, tra nord e sud del quartiere, saranno una sorta di porta di accesso alle aree funzionali pensate per gli edifici della giustizia.

Se le casermette esistenti saranno abbattute, al loro posto sorgeranno quattro edifici: uno di 4 piani ospiterà il Tribunale Penale e la Procura della Repubblica, uno di tre piani il Tribunale Civile, uno  sempre di 3 piani ospiterà la Corte d’Appello e Procura Generale, il quarto edificio accorperà in tre piani il Tribunale e la Procura dei Minori, il Tribunale di Sorveglianza e la sede dei Giudici di Pace.

Tutte le funzioni giudiziarie saranno collocate a sud, disegnando una specie di quadrifoglio con i quattro edifici a corte che avranno volumetrie e altezze simili. Le corti centrali svuoteranno le volumetrie al centro, donando agli edifici uno spazio esterno vivibile e un maggior apporto di luce, aria e leggerezza volumetrica.

Il parco: corridoio verde e lago artificiale

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Il progetto del Parco della giustizia prevede la demolizione degli edifici esistenti e la creazione di un parco urbano di 150mila metri quadri che contribuirà al miglioramento del microclima della zona con un aumento della permeabilità del sito (©AF517&Diorama)

La superficie verde del Parco sarà di 105mila metri quadrati con una porzione di 7500 metri quadrati dedicata a un lago artificiale. L’estensione dell’area piantumata sarà più ampia, considerando le coperture e le corti a verde: la vegetazione impegnerà la quasi totalità della superficie di progetto. Si svilupperà sul lato nord per preservare le alberature esistenti, limitando il numero degli abbattimenti.

La realizzazione di un grande parco urbano che ospiterà gli edifici della Giustizia, è stato pensato “come atto fondativo del progetto” e con lo scopo di creare un importante corridoio verde che collegherà l’area a margine di Bari sino al centro della città e al mare.

Il Parco della Giustizia è un progetto sui cui l’Agenzia del Demanio sta promuovendo una strategia urbana di riqualificazione che sostiene la continuità degli spazi verdi, un approccio innovativo per rispondere alle sfide ambientali, migliorare la qualità dell’aria e rendere la città più vivibile, secondo i criteri di sostenibilità delle città europee. Le aree verdi a integrazione degli interventi contribuiranno con più di 24 ettari di superficie alla revisione di Bari in chiave ecosostenibile.

L’idea del progettista

Secondo Alfonso Femia “intervenire a Bari, città-territorio, invita a rovesciare i canoni metodologici correnti e a formulare un atto progettuale generoso e responsabile. Mitigare e addomesticare le cesure e i tagli infrastrutturali che hanno separato brani di città, creando segregazione, sono obiettivi primari”.

Per la progettazione si è partiti da un costruito eterogeneo con fronti compatti alternati a spazi aperti ed edifici di altezza contenuta, edilizia economica e popolare a media e alta densità, affiancati a residenze unifamiliari: questo è lo scenario di riferimento, infrastrutturato da una rete viabilistica nata “per pezzi”, a servizio delle diverse lottizzazioni. In questo senso, “il Parco della Giustizia è un progetto di ri-unione e correlazione di parti frammentate della città. Armonizzare gli obiettivi architettonici, urbanistici e paesaggistici mettendoli in relazione, non solo con l’intorno costruito, ma con la città nel suo insieme, è fondamentale per far emergere l’intelligenza territoriale e per riattribuire valore all’area complessiva”.

La prima azione progettuale è stata la creazione del Parco Verde, “coerente con la necessità di incrementare il processo di forestazione urbana, di arricchire e integrare la biodiversità locale e di creare un grande spazio pubblico all’interno della città, fulcro e attrazione del nuovo quartiere e ponte verso le aree di prossimità”.

Protocollo antimafia: sorvegliato speciale

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Un rendering dei 4 edifici destinati all’amministrazione della giustizia

A sorvegliare il grande cantiere c’è un protocollo che prevede controlli potenziati antimafia con un database su tutti i soggetti coinvolti nell’opera. E’ stato firmato in prefettura a Bari a settembre. L’intesa, siglata dal prefetto Antonia Bellomo, dal Commissario straordinario per il Parco della Giustizia di Bari Antonio Ottavio Ficchi e dal direttore centrale del servizio Patrimonio dell’Agenzia del Demanio Massimo Babudri, punta a garantire legalità e trasparenza nelle procedure di gara e nei lavori relativi all’opera, considerata di rilevanza strategica per il distretto giudiziario barese, e a prevenire i tentativi di infiltrazione criminale.

A questo scopo prevede forme di controllo ulteriori in aggiunta agli standard già previsti dalla normativa in tema di prevenzione antimafia:

  • una banca-dati informatica, aggiornata in tempo reale, su tutti i soggetti coinvolti a qualunque titolo nella progettazione e realizzazione del parco, per lo scambio di informazioni in tempo reale tra prefettura, Commissario straordinario e Demanio, che è stazione appaltante dell’opera;
  • procedure di reclutamento della manodopera improntate a massima trasparenza, per garantire il rispetto dei contratti di lavoro di settore e la sicurezza degli operai nei cantieri.

Un tavolo di monitoraggio monitorerà l’attuazione dell’intesa, esaminando le eventuali problematiche in corso d’opera e monitorando i flussi di manodopera. Composto dalle istituzioni partner dell’intesa, sarà costituito in prefettura e si riunirà periodicamente con la partecipazione, di volta in volta, dei soggetti che valuterà di coinvolgere in relazione al singolo tema trattato.

 

Le reazioni: pro e contro

“Per tanto tempo – ha scritto il sindaco di Bari Antonio Decaro – abbiamo discusso dell’inadeguatezza degli uffici giudiziari sparsi in più zone della città, assistendo anche all’umiliazione dei processi che si svolgevano nelle tende. Abbiamo lavorato con governi e ministri diversi, superato intoppi burocratici e ostacoli procedurali fino ad arrivare a questo punto. Oggi vediamo le immagini di un grande parco urbano, in un’area di 150 mila metri quadri, aperto e a servizio della città che circonderà gli uffici giudiziari realizzati in 4 edifici con corti verdi in una zona della caserma Capozzi. L’intervento prevede la demolizione di tutti gli edifici esistenti, il miglioramento del microclima ambientale e un forte aumento della permeabilità dell’area. Un luogo nuovo, di tutti, in cui potersi incontrare e confrontarsi, vivere esperienze diverse, aggregative, relazionali e sensoriali immersi nel verde”.

LEGGI ANCHE: Parco della Giustizia a Bari, dal Comune una scelta in solitudine

Le associazioni ambientaliste hanno espresso più volte contrarietà rispetto alla scelta dell’amministrazione. In particolare hanno contestato la scelta del sito delle caserme Capozzi e Milano per realizzare il Parco della Giustizia, a scapito del progetto “Arcipelago della giustizia” che si basava su una proposta dell’Associazione Sviluppo Sostenibile del 2005 e che aveva ottenuto il gradimento di molte associazioni e comitati di cittadini. Al sindaco di Bari era stata anche consegnata anche una petizione per non trasferire il palazzo di Giustizia di Bari dal quartiere Libertà al quartiere Carrassi.

Sulla questione è intervenuto anche il Tar che, con sentenza del 22 agosto 2022, ha rigettato il ricorso del Comitato di scopo ambientalista che contestava erosione di verde pubblico, congestione del traffico e problemi logistici.

Leggi Parco della Giustizia. Parla il Comitato di Scopo “Per un Parco verde di quartiere alle ex caserme Capozzi e Milano”

 

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