Overshoot Day: finite le risorse naturali del 2017

Consumiamo rapidamente le risorse naturali del pianeta e non riusciamo ad abbassarne la temperatura. Potremmo aver compromesso definitivamente l’equilibrio naturale

L’Overshoot Day, il “giorno della vergogna” come è stato definito da qualcuno, quest’anno è arrivato addirittura il 2 agosto – con ben 6 giorni d’anticipo rispetto al 2016. Cosa significa? Significa che abbiamo esaurito in 7 mesi le risorse naturali di un anno. Stiamo uccidendo il nostro pianeta.

Secondo il Global Footprint Network, la rete fondata nel 2003 che raccoglie oltre 70 organizzazioni ambientali nel mondo, tutte le attività umane stanno incidendo profondamente sul pianeta, prosciugando le risorse necessarie per la vita. Secondo i calcoli, l’uomo avrebbe bisogno delle risorse naturali di quasi 2 Terre per poter sostenere l’attuale ritmo.

I danni dell’uomo

Deforestazione, consumo eccessivo del territorio, sfruttamento delle risorse naturali, allevamenti intensivi e l’enorme utilizzo di combustibili fossili stanno prosciugando rapidamente il nostro pianeta. Le ingenti quantità di anidride carbonica immessa nell’atmosfera dall’uomo (che influisce per circa il 60%) innescano una serie di processi che creano l’effetto serra. Si alzano così le temperature, si bruciano più risorse e si produce più inquinamento.

Eppure, se riuscissimo a guadagnare anche solo 6 giorni all’anno, entro il 2050 riusciremmo a tornare in pari. Secondo alcune ricerche, dimezzare la formazione di CO2 nell’atmosfera ci farebbe acquistare 3 mesi. Non solo: anche la produzione di cibo è responsabile dell’effetto serra, sia quello prodotto e sia quello sprecato. Secondo la Fondazione Barilla, lo spreco di cibo produce circa 24,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, di cui più della metà sono prodotte dagli sprechi domestici. Anche in questo caso, dimezzando i numeri, guadagneremmo circa un mese e mezzo.

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L’accordo di Parigi funziona?

Con questi dati, gli interventi per salvare il pianeta devono essere immediati e concreti. L’accordo di Parigi sul clima del 2015 è chiaro: mantenere la temperatura media mondiale sotto 2°C e puntare a limitare l’aumento a 1,5°C.

Ma, come in ogni estate che si rispetti (e soprattutto in quelle molto calde), spuntano ricerche approfondite sul riscaldamento globale. Un gruppo di esperti ha pubblicato su Nature Climate Change una serie di previsioni per il 2100. Alla luce dei dati attuali, sarà impossibile rispettare gli accordi di Parigi, neanche posticipando il termine alla fine del secolo. Anche se dovessimo, per assurdo, fermare tutti i consumi e la produzione di inquinamento in questo momento, il pianeta continuerebbe comunque a riscaldarsi ed i primi miglioramenti potrebbero vedersi tra qualche secolo, sempre secondo le statistiche degli esperti.

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Insomma, abbiamo firmato la condanna a morte del nostro pianeta e di tutte le sue creature. Ma è davvero tutto perduto, o come si usa dire “la speranza è l’ultima a morire”?

Quel che occorre è intervenire al più presto con azioni concrete e rapide, che limitino pesantemente la produzione di inquinamento e lo sfruttamento di risorse. Si deve insistere su politiche ambientali incisive e decise azioni ecosostenibili, puntando solo su fonti energetiche alternative e naturali e sviluppando in ogni ambito l’economia circolare. Solo così saremo in grado di consegnare alle prossime generazioni un pianeta sano e rigoglioso. E qualche beneficio potremmo già averlo anche noi.

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