
Che cos’è “isola di calore”
Questo particolare effetto è strettamente connesso con il riscaldamento globale e con il riscaldamento locale. In un articolo nei giorni scorsi pubblicato su Nature Climate Charge, si discute della necessità di combattere e ridurre il riscaldamento globale del pianeta attraverso una serie di politiche ad hoc ecosostenibili su scala locale.
Lo studio è stato affrontato da un gruppo di economisti messicani, inglesi ed olandesi analizzando circa 1700 città in tutto il mondo. Questa ricerca è la prima che riesce a quantificare l’impatto del fenomeno “isola di calore” sulle città ed i suoi effetti sul riscaldamento locale e globale.
Che c’entra l’economia con il riscaldamento globale e l’ isola di calore?

Le città sono fucine di calore: l’asfalto ed il cemento sono grandi accumulatori di calore, insieme al traffico cittadino, alle strutture industriali ed agli impianti di riscaldamento e refrigerazione. A questi fattori vanno aggiunti anche i colori scuri dei tetti e degli edifici, che attirano calore surriscaldandosi, e la loro posizione, che non sempre favorisce la circolazione dell’aria. L’accumulo di questa energia provoca un notevole surriscaldamento dell’intera area cittadina anche di 4-5 gradi rispetto alle zone circostanti. Questo calore non viene poi dissipato, ma ristagna e richiede in ogni momento sempre più energia per autoalimentarsi. Questa richiesta ha un prezzo molto alto perché viene pagata concretamente dai cittadini, che si vedono aumentare i costi di produzione di energia e le bollette diventano ogni volta “più salate”, intaccando così pesantemente il Prodotto Interno Lordo di ogni città. Inevitabile che queste azioni/reazioni si moltiplichino per ogni città, confluendo così nel riscaldamento globale.
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Isola di Calore: lo studio
È evidente che le città ospitano più della metà dalle popolazione mondiale, ricoprono solo l’1% della superficie terrestre, ma producono l’80% della ricchezza mondiale, consumando circa il 78% dell’energia. Le attività umane concentrate in queste aree sviluppano isole di calore che potrebbero aumentare fino a 2 gradi la temperatura globale entro il 2050. Per queste ragioni, i ricercatori hanno esaminato 1.692 grandi città del mondo. hanno stimato che in questo momento il prezzo che pagheranno per i cambiamenti climatici sarà 2,6 volte più alto del previsto, se non si interviene. Nei casi peggiori, il Pil delle città potrebbe calare del 10,9% entro la fine del secolo, contro il 5,6% previsto come media globale. L’incremento dei costi dell’energia, l’inquinamento, il calo di produttività dei lavoratori sono tra le cause più evidenti.
Isola di Calore: le soluzioni
È evidente che basterebbe solo ampliare notevolmente le aree verdi nelle città per limitare il surriscaldamento urbano ed abbassare considerevolmente l’inquinamento e migliorare l’economia interna. Inoltre, l’utilizzo di pavimentazioni, tetti e colorazioni che riflettano meglio la luce eviterebbe l’assorbimento del calore. Già sostituire il 20% dei tetti e la metà delle pavimentazioni di una città potrebbe portare a risparmi 12 volte superiori agli investimenti, riducendo la temperatura dell’aria di 0,8 gradi. Così, con un traffico ecosostenibile ed una gestione più “green” e più oculata, degli impianti industriali e dei sistemi di riscaldamento e refrigerazione, il riscaldamento locale e di conseguenza quello globale potrebbero diventare presto solo un brutto ricordo. Ripartirebbe l’economia ed aumenterebbe il benessere del cittadino. Basta veramente poco.


