
Un’allerta rossa annunciata non è riuscita a contenere i danni in Emilia Romagna: un morto, oltre un migliaio gli sfollati, rotture di argini e case allagate. Ora una pausa nelle piogge, ma di breve durata
É stata una bruttissima notte quella trascorsa da molti abitanti in Emilia Romagna, con gli occhi puntati sui corsi d’acqua vicino e alle notizie e comunicati che si susseguivano sui social.
La preoccupazione si percepiva ovunque, alimentata da una pioggia incessante che, dal pomeriggio, si è riversata ininterrottamente sulla Regione.

È piovuto tantissimo, senza sosta, come un vero e proprio “diluvio universale”.
Lo avevano detto, é vero, avevano prudentemente attivato l’allerta rossa, chiuse scuole, sospeso manifestazioni e mercati, ma la giornata di sabato era cominciata con una pioggia debole.
“Ecco i soliti che per due gocce di pioggia bloccano tutto!” Aveva già cominciato a dire qualcuno, aggiungendo anche un “ai miei tempi si andava comunque e anche con le scarpe rotte”.
Ma poi tutti si sono dovuti ricredere quando, a partire da metà pomeriggio, la pioggia ha cominciato ad aumentare ed aumentare, sempre di più, senza fermarsi per tutta la notte. Allora si che è arrivata la paura che non è ancora finita perché, mentre vi stiamo scrivendo, molti fiumi stanno ricevendo la piena e non sono escluse, purtroppo, altre esondazioni.
Le città interessate da esondazioni e allagamenti: un lungo e triste bollettino di sofferenza
Si calcola che nella sola zona di Bologna (ma in media in molte province della Regione) siano caduti 165 mm di pioggia, di cui 140 in sei ore, il quantitativo medio di due mesi (autunnali) di precipitazioni. Un incubo che dal maggio 2023 sembra non avere fine.
“Sono caduti in pochissime ore 175 millimetri di acqua, diversi affluenti del Reno sono andati in superamento di soglia e sono tracimati. Abbiamo criticità abbastanza rilevanti in 13 Comuni, sia di pianura ma soprattutto di collina“. Lo ha detto Irene Priolo, presidente facente funzione dell’Emilia-Romagna, “Stiamo sopportando i colmi di piena di tutti i nostri fiumi, i sindaci hanno disposto evacuazioni. Bologna nella sua interezza di Città metropolitana è la realtà più complessa ma abbiamo criticità anche nel Reggiano e nel Modenese. Al momento in Romagna la situazione è sotto controllo”.

La prima città ad essere interessata da esondazioni è stata Bologna. A cominciare dalla giornata di ieri, sabato, diversi fiumi, canali e torrenti come il Ravone, il Navile, il Savena e il Reno hanno invaso le strade, anche quelle in città come via Saffi, ingrossati dalla pioggia. “Salite ai piani alti e non uscite di casa” – sono state le prime raccomandazioni durante la notte, mentre chi non abita in una casa a più piani e non poteva salire, è stato raggiunto dal gommone della Protezione Civile.
Ma non è bastato e c’è stato un morto. Questa mattina è stato trovato il corpo del ragazzo disperso a Pianoro, il 20enne era disperso da ieri sera dopo che la sua auto era stata travolta dall’acqua. Il giovane era in macchina con il fratello, che è riuscito a mettersi in salvo.
L’esondazione dei fiumi è proseguita in tutta la regione nel corso della notte con l’alluvione che si è estesa dall’area metropolitana di Bologna, interessando Ravenna, Modena, Reggio Emilia.
Tantissimi i fiumi in zona rossa oggi, si contavano 8 fiumi sopra il livello 3, la soglia rossa di massima allerta ma, in questo momento, in provincia di Reggio Emilia, sono ore di grande tensione perché il torrente Crostolo ha rotto gli argini invadendo due cittadine i cui abitanti, circa un migliaio, sono stati fatti sgomberare.
A Modena il livello dei fiumi è in costante aumento e la piena ha già superato il livello “arancione” nelle zone di pianura e, da ieri sera, si registrano allagamenti in diverse aree della città. Molti torrenti minori e di canali di scolo sono esondati causa il sovraccarico del reticolo idraulico ovunque e anche le fognature hanno perso la capacità di smaltire l’acqua piovana in molte zone.
Il Comune di Modena sta diffondendo l’appello a non mettersi in movimento e a portare al sicuro eventuali oggetti di valore che fossero nei garage e negli interrati valutando attentamente se non ci siano situazioni di pericolo in corso.

In totale sono ben 15 i corsi d’acqua che durante l’evento hanno superato la soglia di allarme. Sotto stretta osservazione rimane il deflusso alla confluenza con il Reno, dove la piena è prevista in crescita nel tratto vallivo e ovviamente il Po che già a Piacenza dopo le 23 ha superato quota sei metri e in questo momento sta transitando, dopo aver superato la soglia 2 di criticità moderata, in provincia di Reggio Emilia.
Le bombe d’acqua di sabato hanno infine causato allagamenti e danni in tutta la riviera romagnola con Cesenatico, Gatteo e Savignano le zone più colpite. Danni su danni che si vanno ad aggiungere alla lunga lista aperta a maggio scorso e mai chiusa o saldata.
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A Cesenatico si sono verificati allagamenti sul lungomare, dove molti negozi e locali sono finiti sott’acqua, perché le fogne bianche non sono riuscite a smaltire i 15 centimetri di pioggia caduti in poche ore come risulta da un pluviometro collocato nelle prime campagne, e soprattutto i quasi 19 centimetri precipitati nella zona mare (per la precisione 187 millimetri).
Perché in Emilia-Romagna? Per quanto tempo si vivrà nell’emergenza?
Le cause possono essere diverse e, probabilmente, tutte responsabili in egual misura, sta di fatto però che l‘Emilia-Romagna è di gran lunga la regione italiana con la maggiore percentuale di territorio soggetta a rischio alluvioni.
Il 100% del territorio dell’Emilia-Romagna è soggetto a rischio elevato, medio o basso di alluvioni (in Italia è complessivamente il 30% circa). In questa Regione tutti e tre gli scenari di rischio sono abbondantemente superiori alla media nazionale. Qui la pianura è alluvionale, come del resto tutta la Pianura Padana, ossia è una piana creata proprio dalle continue alluvioni del fiume Po e dei suoi affluenti. Questo rende di fatto inevitabili le alluvioni in queste zone.
Da un punto di vista meteorologico, poi, questa particolare conformazione aumenta anche la possibilità di formazione di perturbazioni in grado di scaricare grandi quantità di precipitazioni. Questa zona infatti è raggiunta dalla bora che arriva da nord-nordest e dallo scirocco proveniente da sud-est. Il primo è un vento freddo e il secondo un vento caldo: quando confluiscono in queste zone possono raccogliere l’umidità proveniente dall’Adriatico, che è un mare tendenzialmente caldo, e risalire i rilievi appenninici dove l’umidità condensa per formare celle convettive e nubi temporalesche.

Po
Infine, un altro motivo per cui le alluvioni in Emilia-Romagna provocano così tanti danni è legato all’elevata popolosità di quest’area (nella Regione abitano 4,5 milioni di persone) unita all’alta percentuale di suolo consumato.
In particolare, secondo un report del SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) pubblicato alla fine del 2023, il suolo del “triangolo” a rischio in Emilia-Romagna è utilizzato in percentuali altissime, tra il 10% e il 30%: si tratta di gran lunga dell’area più estesa in Italia che è contemporaneamente a rischio di inondazioni e pesantemente cementificata.
Forse un territorio così complesso meritava una maggiore attenzione? Resta il fatto che ora, in questo preciso momento, migliaia di persone stanno lottando contro l’acqua e il fango che ha invaso le loro case e le strade, molte strade sono ancora chiuse e Vigili del Fuoco e Protezione Civile stanno lavorando senza sosta per aiutare i cittadini e soccorrerli.
Nessuno ha la bacchetta magica in questi casi, ma anche l’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna, così come da tempo suggerisce Stefano Mancuso, indica una possibile salvezza negli alberi.
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