Meno strade e più alberi: Stefano Mancuso indica la strada per salvarsi dall’emergenza climatica

In un’emergenza climatica sempre più vicina e con i dati del 2022 relativi al numero di persone morte per il caldo, il Presidente Sergio Mattarella e il botanico Stefano Mancuso hanno parlato, nella stessa giornata, sul palchi diversi, di come dobbiamo urgentemente riappacificarci con l’ambiente

 

“La natura, il suo equilibrio da ricostituire, la riconciliazione con l’ambiente, gravemente violato e sfruttato, sono anch’essi obiettivi urgenti di civiltà e di pace”.

Il Presidente Sergio Mattarella nel discorso di fine anno

Il Presidente Sergio Mattarella, inaugurando pochi giorni fa Pesaro capitale italiana della cultura 2024, non tralascia di ricordare la crisi ambientale che stiamo vivendo e i bisogni urgenti di ritrovare un equilibrio e un rispetto forse perduti. Non è la prima volta che il Presidente. durante i suoi discorsi, mette la cura dell’ambiente e l’emergenza climatica tra gli obiettivi urgenti da raggiungere.

“La risposta ai cambiamenti climatici è un tema particolare urgenza” aveva ricordato solo a dicembre scorso a San Marino, mentre nel discorso di fine anno il passaggio sull’ambiente non era stato positivo, “mondo debole nel contrastare una crisi ambientale sempre più minacciosa” aveva detto, mettendo in chiaro che l’Italia è chiamata nel 2024 ad affrontare uno sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale, oltreché sociale ed economico.

Il botanico e saggista italiano Stefano Mancuso, intervenendo a Reggo Emilia sabato scorso, durante un evento pubblico organizzato dall’Amministrazione Comunale dal titolo “Immagina domani” ha parlato della crisi ambientale e climatica partendo da alcuni dati del 2022:

“Abbiamo i dati del 2002 (quelli del 2023 non sono ancora stati elaborati anche se il 2023 è stato di gran lunga più caldo dell’anno precedente). A luglio sono morte 450 mila persone di caldo, 65 mila sono morte in Italia. Sono dati sicuri, pubblicati sulla rivista Nature Medicine (i dati riportano la situazione in Italia (295 decessi per milione, IC 95%?=?226–364), Grecia (280, IC 95%?=?201–355), Spagna (237, IC 95%?=?166–312) e Portogallo (211, IC 95%?= 162–255), Paesi che hanno avuto i più alti tassi di mortalità correlata al caldo).

Chi rischia maggiormente di morire con il caldo?

Stefano Mancuso (al centro) al teatro Valli di Reggio Emilia

La ricerca pubblicata sulla rivista Nature Medicine stima che il 56% di persone morta a causa delle conseguenza del caldo sono donne, con tassi più elevati negli uomini di età compresa tra 0 e 64 anni (+41%) e 65-79 anni (+14%) e nelle donne di età superiore a 80 anni (+27%).

“Chi sono queste persone che muoiono?” Ha chiesto Stefano Mancuso alla platea di persone che lo seguivano. “Sono le persone più fragili, più deboli, più povere, per questo la questione ambientale è una questione sociale. Le città per come sono fatte oggi, per come le viviamo, non sono compatibili con il nostro futuro. Le ondate di calore saranno sempre più elevate, gli eventi catastrofici, le piogge avranno sempre intensità superiore. Il caldo ormai è direttamente collegato con la morte. Il 2023 sarà molto peggio del 2022. Quindi cosa possiamo fare se non assumere decisioni rapide e coraggiose?”

Cosa dovrebbe fare un’Amministrazione nei prossimi anni? Piccoli ma grandi consigli del biologo Mancuso

“Le Amministrazioni Comunali dovrebbe raffreddare le città. Come si raffreddano le città che sono ormai già più calde di  3,5 gradi rispetto al 1960? Coprendole di alberi, perché solo le piante sono in grado di ridurre di almeno cinque gradi le temperature”, risponde il biologo.

In Italia dal 1960 a oggi, secondo la ricerca dell’European Data Journalism Network che ha confrontato le serie storiche delle temperature dei Comuni italiani, a  Roma la temperatura è aumentata di +3,65°C , seguita da Milano (+3,34°C) e Bari (+3,05°C). E il rapporto di Legambiente evidenzia che è «proprio nelle aree urbane che gli effetti sulla salute della temperatura che aumenta pesano di più”.

“Vero è che oggigiorno chiunque dice di piantare alberi” continua Stefano Mancuso, “ma gli alberi sono l’unica seria soluzione per assorbire anidride carbonica. Per ogni euro investito in alberi, si assorbe mille volte più anidride carbonica di qualunque tecnologia umana.

Le zone in rosso sono quelle più esposte al caldo e ai decessi per il caldo

L’altro aspetto importante è che questi alberi devono essere messi in grandi quantità, enormi quantità se vogliamo davvero raffreddare le nostre città. E dove si mettono? Le nostre città non hanno più posto, non si possono più mettere lungo i viali o nelle aiuole, in luoghi abbandonati, perché questi sono già stati coperti. Certo volendo ne possiamo trovare per metterne qualche altro migliaio, ma noi ne dobbiamo mettere tanti di più .

La mia personale soluzione (e sono certo che non è poi così tanto utopica) è quella di eliminare le strade, togliere l’asfalto e piantare degli alberi. Milioni di alberi. La superficie di una città è fatta dal 20 al 40 per cento di strade, per noi oggi le strade sono il luogo delle macchine, il luogo del traffico. 100 anni fa avevano significato diverso, si poteva camminare sulle strade, oggi no.

Milioni di alberi avranno una funzione sanitaria e non sarà soltanto sociale o estetica, abbassando la temperatura della città impedirà un numero di morti elevatissimo”.

L’ultimo prezioso consiglio di Mancuso: “C’è un programma chiamato “City-to-city pairings” all’interno dell‘International Urban Cooperation (IUC) dove è possibile scrivere il nome della propria città e vedere a quale altra città (italiana o straniera) diventerà simile nel 2050 sia dal punto di vista climatico, ma anche come qualità dell’aria, sostenibilità, immigrazione e così via. Andateci solo per provare a capire meglio di cosa si tratta. Milano sarà come San Paolo in Brasile, Ancona come Ikoma in Giappone, Torino come Baltimora e così via… Forse inizialmente sarà interessante e giocoso capire come la propria città potrà diventare e a quale altra città andrà ad assomigliarsi, ma sarà anche interessante porsi delle domande, andare a vedere come si vive nella città che diventeremo e capire se sarà un miglioramento oppure no. Forse comincerete davvero a considerare gli alberi come esseri al vostro pari, con il valore aggiunto che saranno gli unici in grado di salvarci”.

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