La Norvegia dice basta: stop agli allevamenti di animali da pelliccia

La Norvegia vieta gli allevamenti di animali da pelliccia. La decisione del governo guidato da Erna Solberg per salvaguardare visoni e volpi. Esultano gli animalisti

Allevamenti di animali da pelliccia, no grazie. La Norvegia dice basta: il governo della conservatrice Erna Solberg ne ha infatti decretato il divieto.

Allevamenti di animali da pelliccia: tra accordi e precedenti

E c’è lo zampino della politica nel provvedimento: il divieto è una delle condizioni chieste dal Partito Liberale, contrario alle pellicce, per entrare a far parte del governo di minoranza guidato dalla Solberg. In Europa, l’allevamento di animali da pellicce è già stato vietato, tra le altre, nel Regno Unito (2000), Austria (2004), Paesi Bassi (la legge è stata approvata nel 2013 ma sarà effettiva nel 2024), Germania e Repubblica Ceca.

Il divieto verrà concretizzato definitivamente entro il 2025. Saranno pertanto progressivamente chiusi i suoi oltre 200 allevamenti di circa 61mila visoni e 150mila volpi.

La storia degli allevamenti nel Paese ha subito un lento declino, rispetto al 1939 quando la Norvegia ai attestò come il primo produttore di pellicce al mondo, con 20 mila allevamenti. La produzione è poi calata, fino ad arrivare al 2013, coprendo solo il 3% dei 7,3 milioni di pellicce di volpe.

Allevamenti di animali da pelliccia: l’economia

Il divieto per gli allevamenti da pelliccia in Norvegia
Il divieto per gli allevamenti da pelliccia in Norvegia

Numeri che spingono a valutare la scelta, stando anche ai commenti degli analisti, più importante a livello politico che economico. Gli allevamenti, infatti, impiegano circa 400 persone per un fatturato tra i 36 e i 52 milioni di euro l’anno: la società di consulenza Menon Business Economics ha sentenziato che “non è un business molto redditizio in Norvegia e non colpirà molto l’economia norvegese”.

Ovviamente soddisfatte le associazioni animaliste e le realtà che, da sempre, si battono contro il commercio di pellicce. Una di queste, la Humane Society International, ha commentato favorevolmente la scelta della Norvegia, che contribuirà così a “risparmiare sofferenze ad animali che avrebbero passato le loro intere vite in gabbie ristrette”.

Produzione, esportazione e pressioni

«Si tratta di una grande vittoria per gli animali e per coloro che si battono per difenderli», ha invece esultato Siri Martinsen, veterinaria e direttrice della Noah, la principale ong animalista della Norvegia. Si batte da decenni sul tema e i cittadini sembrano essere con lei: in un recente sondaggio, infatti, il 68% dei norvegesi si è dichiarato contrario alle pellicce. Del resto, lo dicono anche i dati: il 99% della produzione,  in sostanza la quasi totalità, è da tempo destinata all’esportazione, principalmente verso la Russia e la Cina.

E gli effetti della mobilitazione delle associazioni hanno il loro peso. L’anno scorso, ad esempio, il marchio italiano Gucci ha annunciato la ricerca di alternative all’uso delle pellicce, in risposta alle  pressioni esercitate dagli attivisti per i diritti degli animali e anche dinanzi alla mutata sensibilità dei consumatori.

Articoli correlati