Mediterraneo, culla dell’agri-cultura

Agricoltura biologica mediterranea; agricoltura sostenibile e sviluppo rurale; protezione integrata di colture frutticole del Mediterraneo. Perché la cooperazione internazionale passa,anche attraverso l’agricoltura. Sono queste alcune delle aree tematiche per le quali opera lo Iamb (Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari) del Ciheam, organismo intergovernativo presente in 13 Paesi del Mediterraneo. Con Cosimo Lacirignola, direttore dello IAM di Bari dal 1987, facciamo il punto sul ruolo dell’agricoltura nella progettazione di interventi sul territorio.

«L’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari lavora in questa direzione ormai da quarant’anni. La nostra ultima creatura, se così possiamo chiamarla, porta la data 16 novembre 2010, a Nairobi. E’ la Dieta Mediterranea, che ha ottenuto il riconoscimento e l’iscrizione nella lista dell’Unesco del Patrimonio Mondiale Immateriale.

 

 

Alcuni degli ingredienti base della dieta mediterranea

Esportare il modello alimentare mediterraneo, vuol dire restituire la dignità dovuta alla nostra agricoltura. Nel nostro Paese più della metà della produzione agricola è costituita da cereali, ortofrutta, olio d’oliva, prodotti della pesca e vino: prodotti apprezzati in tutto il mondo, naturali senza additivi o conservanti chimici e che per di più rappresentano il 40 per cento del totale delle esportazioni agroalimentari italiane. Indubbio, inoltre, il riscontro medico della validità di un’alimentazione basata sui principi della dieta mediterranea, come mostrano numerosi studi: cito solo l’analisi condotta dal team di Francesco Sofi, nutrizionista dell’Università di Firenze, su diversi studi pubblicati sul British Medical Journal, da cui è emerso che la Dieta Mediterranea è in grado di ridurre del 13% l’incidenza di malattie quali Parkinson e Alzheimer, del 9% le malattie legate a problemi cardiovascolari, del 6% l’incidenza dei tumori. Il dossier di candidatura era stato presentato da quattro Paesi mediterranei, Italia, Spagna, Grecia e Marocco. L’Istituto Agronomico Mediterraneo ha contribuito alla redazione del dossier italiano insieme all’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) e per conto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

 

 

Cosimo Lacirignola

 

Ma se la Dieta Mediterranea rappresenta una risorsa culturale per lo sviluppo sostenibile del Mediterraneo, non meno lungimirante, ai fini di uno sviluppo sostenibile agricolo, appare il lavoro dello IAM-Ciheam in tema di cooperazione internazionale. L’Istituto da circa 10 anni è presente ed opera in Siria, realizzando interventi nel settore agricolo, finanziati dalla Cooperazione Italiana. Una collaborazione talmente significativa che ha consentito il primo intervento di cooperazione internazionale in ambito agricolo realizzato a nord della Mesopotamia, nel distretto di Ras El Ain. Il progetto triennale, conclusosi due anni fa, ha contribuito alla razionalizzazione nell’uso delle risorse idriche ed alla diffusione di moderne tecniche di irrigazione, per assicurare sicurezza alimentare ed economica agli agricoltori siriani; premesse necessarie ed indispensabili per il miglioramento dell’attività agricola dell’area, caratterizzata da problemi legati alla scarsità dell’acqua, ancora più accentuata dall’utilizzo di metodi irrigui a bassa efficienza. Si è inteso, cioè, mettere a disposizione competenze tecniche di eccellenza per gestire in maniera efficiente le risorse irrigue dell’area di progetto; testare in campo metodologie innovative che consentissero di incrementare le produzioni, riducendo i volumi d’acqua impiegati, e diffondere pratiche irrigue sostenibili; ottimizzare la gestione delle filiere (frumento, cotone); contribuire all’ammodernamento del comparto agricolo nazionale, coinvolgendo gli agricoltori nella gestione sostenibile dei sistemi irrigui. Il miglioramento delle tecniche irrigue ha consentito un notevole aumento delle rese delle colture. Inoltre, grazie agli esperti dell’Iamb, è stato possibile modificare una macchina seminatrice, per adattarla al sistema d’impianto su cui è stato sperimentato un sistema di irrigazione innovativo. Ecco, la cooperazione tra Italia e Siria rappresenta un esempio di crescita comune che passa attraverso l’ammodernamento del settore agricolo secondo criteri di sostenibilità ambientale, sociale e produttiva.

 

Articoli correlati