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London Festival of Architecture 2010

The Welcoming City, la città accogliente: è questo il tema scelto per l’edizione 2010 del London Festival of Architecture (LFA), che dal 19 giugno al 4 luglio scorsi ha coinvolto l’intero territorio urbano londinese, i cittadini e i visitatori in una sorta di estesa mostra-workshop a cielo aperto interamente dedicata all’architettura dell’ospitalità.

<p>Un'installazione del LFA</p>

Un'installazione del LFA

In vista dei Giochi Olimpici del 2012, Londra si sta, infatti, preparando a “dare il benvenuto al mondo”, come recita lo slogan scelto come filo conduttore della manifestazione. Ed è proprio in quest’ottica di accoglienza ed ospitalità che architetti, urbanisti e designers di tutto il mondo sono stati chiamati a partecipare attivamente alla progettazione, sviluppo e realizzazione di una città tollerante e coinvolgente, studiando le possibili trasformazioni urbane della capitale inglese in chiave inclusiva e celebrativa.

Esposizioni, installazioni multimediali, mostre, conferenze e visite guidate si sono, dunque, susseguiti nelle ultime settimane declinando in modo ampio e propositivo il tema già di per sé estremamente stimolante della città accogliente, puntando in particolare sul riuso, le energie pulite e l’eco-compatibilità. Il tutto cercando di coinvolgere gli abitanti della città e i numerosissimi visitatori provenienti anche dall’estero in veri e propri percorsi di “cittadinanza attiva”, miranti a stimolare una partecipazione ampia e condivisa ai progetti e alle iniziative proposte.

Nato nel 2004 come London Architecture Biennale (LAB) e poi subito ribattezzato con la denominazione attuale, per sottolineare l’intenzione di coinvolgere un pubblico più ampio e non soltanto i professionisti della progettazione architettonica, il Festival londinese dell’architettura – organizzato dall’Architecture Foundation, il New London Architecture (NLA) e il Royal Institute of British Architects London (RIBA), in collaborazione con importanti partners culturali, quali il British Council, la Tate Modern ed il Victoria e Albert Museum – è ormai divenuto un appuntamento imperdibile a livello internazionale, capace di attirare nella capitale inglese progettisti, designers e semplici visitatori provenienti da tutto il mondo.

Tre le location principali – una per ogni fine settimana – scelte quest’anno per ospitare la manifestazione: il centro di Londra (19-20 giugno), l’East London (26-27 giugno) e il South London (3-4 luglio), analizzati in successione come “fulcri di rigenerazione” nell’ambito del processo di sviluppo urbanistico e di restyling architettonico che interessa la metropoli in vista delle Olimpiadi.

<p>Padiglione a fiore</p>

Padiglione a fiore

<p> Panchina con copertura</p>

Panchina con copertura

 

 

 

 

 

 

 

 

Un’ampia sezione internazionale, promossa dal British Council, ha poi coinvolto ambasciate ed istituti culturali esteri nell’affrontare le tematiche del Festival, in riferimento alla produzione architettonica dei Paesi di appartenenza. Inoltre, studenti delle facoltà di architettura e dalle scuole di design di Australia, Austria, Italia, Libano, Turchia e Regno Unito hanno presentato le proprie proposte per il programma High Street 2012, a sua volta inserito nell’ambito dell’International Architecture Student Festival (IASF), e per il piano di riqualificazione Bankside Urban Forest, che punta a trasformare l’evento dei Giochi in una fonte di benefici a lungo termine per i cittadini di Londra e per l’intero territorio urbano.

<p> Installazione SEGNIdSEGNI</p>

Installazione SEGNIdSEGNI

Unico gruppo italiano a partecipare allo IASF l’associazione di studenti SEGNIdSEGNI della Facoltà di Architettura di Parma, che con il suo Urban Relations Multiplier ha cercato di conferire un significato nuovo e coinvolgente ad un semplice marciapiede, realizzando uno spazio in cui le persone possono incontrarsi, cambiare direzione, ridurre la velocità e magari anche fermarsi un po’, così da arricchire di mistero e di attesa la vita quotidiana nella città contemporanea.

Tra le realizzazioni più originali, invece, merita almeno un cenno il teatro ideato dagli architetti tedeschi Köbberling e Kaltwasser, interamente costruito con materiali riciclati reperiti in loco.

Per tre fine settimana, la “heavy London” fatta di mattoni, acciaio e cemento è stata, quindi, letteralmente invasa da una “città leggera” di tele, tende, torri e padiglioni, ospitando un programma vario e colorato di iniziative che senza dubbio lasceranno il segno nel tessuto urbanistico e architettonico della metropoli londinese.

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