La Puglia del futuro decisa dai cittadini

Per l’assessore alla qualità del territorio Angela Barbanente, con il disegno di legge «diamo sostanza e operatività alla partecipazione»

Si parla spesso di partecipazione ma spesso questa è ridotta ad un aspetto formale: ora, siccome deve esserci, la si organizza, ma soprattutto la si controlla e la si snatura, onde evitare che le idee dei cittadini possano diventare pericolose espressioni di saggezza in grado di ostacolare e mettere in crisi il potere. Serve allora darle forza, farla emergere dalla parvenza di esistere, assicurarle certezza: è qui la sfida che il nuovo disegno di legge “Indirizzi e linee guida per la partecipazione nei processi di trasformazione del territorio” della Regione Puglia lancia e che potrebbe essere una proposta di legge pilota per l’Italia.

Significativa appare allora l’affermazione della vice Presidente pugliese Angela Barbanente: «Nella VAS (la Valutazione Ambientale Strategica) – ha spiegato – già è previsto l’intervento da parte dei cittadini nel processo di approvazione e decisione, ed è proprio uno degli aspetti più innovativi dello strumento di pianificazione. Con questa legge lo normiamo. La nuova legge non modifica alcuna procedura, ma diamo sostanza e operatività alla partecipazione. Quindi non riduciamo la partecipazione ad adempimento formale ma diamo effettività a quel che fino ad oggi spesso è stato bizantinismo pro-forma».

Una bella iniziativa, quindi, quella presentata dagli Assessori Barbanente, Nicastro e Minervini: si guarda al futuro della democrazia, costruendo quelle basi solide della partecipazione, proponendo una co-progettazione dei cittadini al futuro della nostra regione, dando forza concreta anche alla condivisione delle scelte nei processi di trasformazione del territorio.

Un momento dell’affollatissimo confronto pubblico sulla TAP organizzato dalla Regione Puglia alle Officine Cantelmo di Lecce

Se la legge viene approvata diventeranno più partecipati momenti di scelta poco discussi nel passato, quali la TAP, oppure un Piano Strategico, un Piano urbanistico, un porto turistico, una strada regionale o provinciale, per citare solo alcuni esempi di interventi con momenti partecipativi. «E’ nostra intenzione approvarla entro la legislatura” – ha precisato Minervini, per il quale “il testo è stato a lungo incubato ed è il frutto di una sperimentazione e collaudo». Per l’assessore Nicastro «la legge regionale arriva proprio quando leggiamo il testo del decreto legge “Sblocca Italia” che nei fatti esautora le regioni e i territori da ogni decisione su numerose questioni. Con il DDL battiamo un colpo quando si sta completamente riscrivendo il titolo V della Costituzione».

Mi ha molto colpito la lettura del disegno di legge, specie laddove richiama punti fondamentali della nostra costituzione e dello statuto pugliese: ciò rafforza il valore della proposta avanzata, le dà vigore, la inserisce in un solido quadro di riferimento normativo. Assumono quindi valore, e vengono tradotti in pratica, i principi fondamentali secondo i quali “La Regione Puglia favorisce l’autogoverno dei suoi abitanti”, o ancora, “Il territorio della Regione Puglia è un bene da proteggere e da valorizzare in ciascuna delle sue componenti ambientale, paesaggistica, architettonica, storico culturale e rurale”, ovvero “La Regione riconosce nella partecipazione attiva e consapevole dei cittadini l’elemento essenziale della vita pubblica democratica (…) il diritto dei cittadini all’informazione sull’attività istituzionale, (…) adeguate forme di ascolto”.

Mi ha sorpreso la corretta e lungimirante articolazione della legge, specie quando introduce la co-progettazione, cioè quella forma di collaborazione tra ente pubblico e soggetti privati che ha per oggetto la definizione progettuale condivisa di  interventi di trasformazione del territorio. Nel DDL vengono quindi definiti i livelli essenziali dei processi partecipativi, che si esplicitano nel coinvolgimento, nell’informazione qualificata, nella progettazione condivisa, nell’attuazione, gestione e monitoraggio dell’intervento, ma anche nella tracciabilità e trasparenza , nonché nella decisione, che,  in caso di mancato accordo, va motiva dettagliatamente rispetto a ciascuno dei punti controversi. Taglio dunque alla discrezionalità.

Importante appare la previsione di fondi, anche attraverso la possibilità di inserirli nei quadri economici dei progetti da realizzarsi, come importante appare la tempistica del processo partecipativo, che deve concludersi entro sei mesi.

Il passato si è caratterizzato per lungaggini burocratiche, ma anche per scelte non condivise e contrasti che hanno ostacolato la realizzazione degli interventi.Il disegno di legge tende anche a dare slancio alla co-pianificazione

È un’eredita normativa per il futuro, importante per dare forza legislativa a momenti che non possono essere solo formali. Sembra ampio il tempo assegnato per il processo partecipativo (6 mesi), perché a volte il passato si è caratterizzato per lungaggini burocratiche, ma anche per scelte non condivise e contrasti che hanno ostacolato la realizzazione degli interventi.

Sono convinto che se il processo partecipativo parte subito, con le prime previsioni dei piani e con le prime scelte progettuali, e viene condotto secondo le previsioni della proposta di legge, tutto potrebbe essere diverso. Dal concepimento alla partenza un’opera impiega 3-4 anni: quindi sei mesi, se ben calibrati e resi validi, sono nulla per il processo partecipativo. Ma soprattutto tale durata deve entrare a far parte dei tempi delle procedure di attuazione di un’opera: se ben usata, e qui sta la lungimiranza e le vere capacità dei nostri politici e tecnici, può rappresentare un tempo in cui addirittura può confluire tutto il resto delle lunghe fasi ora presenti. Il futuro è qui: co-pianificazione, co-progettazione, coinvolgimento della gente. Se la partenza è differente ci sarà un accorciamento dei tempi, con gli Enti ai tavoli delle decisioni, pronti a fornire consigli e non dinieghi. I cittadini in campo possono rappresentare quella marcia in più: ovviamente non servono discussioni sterili ma propositive, altrimenti si annullerà un processo democratico che parte vincente.

 

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