Bari, un assessorato alla Cittadinanza attiva:  la partecipazione diventa reale

I momenti immediatamente successivi alla conferma della vittoria di Vito Leccese al ballottaggio con Fabio Romito per la carica di Sindaco

La proposta di un assessorato alla ‘Cittadinanza Attiva’ potrebbe portare alla creazione di un reale laboratorio politico dove cittadini, associazioni e amministrazione comunale insieme elaborino e mettano in pratica le strategie per lo sviluppo sostenibile della città, decidendo insieme

 

“Una città verde, in movimento, policentrica, dei diritti, della casa e universitaria”. Si è presentato con questo biglietto da visita Vito Leccese in questa campagna elettorale che lo ha portato a diventare sindaco di Bari. Una campagna elettorale tra le più laceranti di questi ultimi vent’anni, ma che ha dato ragione ad una proposta che rispecchia in pieno le scelte politiche, sociali e civiche del nuovo primo cittadino.

Nei mesi che hanno preceduto la tornata elettorale dell’8 e 9 giugno prima, seguita dal ballottaggio del 23 e 24 giugno, molti baresi hanno maturato la disaffezione verso la politica e i suoi rappresentanti, ritenuti incapaci di ascoltare e mettere in pratica le richieste provenienti dalla base. Molti baresi, invece, hanno ritrovato la fiducia in un progetto che ha fatto dell’inclusività la parola d’ordine, e quindi si sono sentiti coinvolti nella stesura del programma, contribuendo così alla vittoria elettorale di Vito Leccese.

E che il neosindaco senta forte la necessità di mantenere vivo il contatto con tutti i baresi lo dimostra il programma dei primi 100 giorni, un programma che vuole affrontare da subito problemi come la sicurezza, il verde pubblico, l’igiene urbana, il consumo di suolo, il rapporto con la cittadinanza. Ma c’è qualcosa che il nuovo inquilino di palazzo di città non deve trascurare o rimandare, ed è il rapporto stretto e attivo con la cittadinanza.

“È la cittadinanza attiva che diventa protagonista della vita istituzionale”

In una lunga intervista rilasciata due anni fa a chi scrive, quando Leccese era ancora capo di Gabinetto dell’ufficio del sindaco Decaro (dunque in tempi non sospetti), Leccese faceva un’analisi del rapporto tra Pubblica amministrazione e cittadinanza partendo dall’esperienza della battaglia per la Fibronit, che definì “un’esperienza irripetibile perché figlia di quei tempi e perché  figlia della voglia dei cittadini baresi di riappropriarsi di spazi che fino a quel momento erano completamente occupati dai partiti”.

Quella “voglia di esserci” e di contare contribuì nel 2004 all’elezione di Michele Emiliano a sindaco, elezione significativa proprio perché fu l’insieme di cittadini, associazioni, partiti, personalità di grande respiro scientifico, accademico, sociale e istituzionale, a “dettare” l’agenda politica e sociale della città e a dare vita alla cosiddetta Primavera Pugliese.

Manifestazione 10 maggio 2004 organizzata dalla Consulta delle Associazioni per le Emergenze Ambientali che poi sarebbe diventata la Consulta Comunale dell’Ambiente

Quella fu la stagione caratterizzata dalla voglia di una “città plurale”. È la cittadinanza attiva che diventa protagonista della vita istituzionale e condiziona fortemente le scelte dei partiti.… il metodo, utilizzato da Emiliano, almeno all’inizio, era quello del coinvolgimento, della partecipazione alle scelte”, sottolineò Leccese in quell’occasione. E ancora: “Con le elezioni amministrative del 2004 quello della cittadinanza attiva è diventata metodo di governo. Ora, a distanza di quasi 20 anni, ovviamente la situazione è cambiata. Non perché chi interpretava quel movimento di cittadinanza attiva o chi avrebbe dovuto interpretarlo e trasformarlo in strumenti di governo, probabilmente col tempo è cambiato, ma perché sono cambiati i tempi e sono cambiate anche le modalità di comunicazione. Ora con i social media tutto è più rapido, i luoghi virtuali si sostituiscono alle riunioni in presenza. Diciamo che col tempo il ruolo dei cittadini si è modificato. Resta però un dato di fatto che quello della cittadinanza attiva rimane un metodo anche costante, quotidiano, di rivendicazione da parte dei cittadini.

Nuove forme per essere cittadinanza attiva?

E, nel ricordare che non solo la partecipazione popolare è diventata legge regionale, ma che anche una legge statale regolamenta le modalità di partecipazione dei cittadini alle grandi opere infrastrutturali, Leccese, pur senza sottovalutare il fatto che col tempo “è subentrata l’abitudine, è scemato l’entusiasmo anche perché oggi con i social i cittadini raggiungono immediatamente il potere, anche sotto forma di haters”, rimaneva ottimista. “Dal mio osservatorio, cioè dal back stage di Palazzo di Città, vedo che comitati di quartiere e comitati spontanei che puntano a richiedere attenzione da parte delle istituzioni comunque ce ne sono”.

Due anni fa il neosindaco non ancora sindaco aveva le idee chiare: “Io penso che l’amministrazione non possa che trarre beneficio dal confronto costante con la cittadinanza e da ogni strumento di partecipazione”. Così come aveva le idee chiare sul ruolo che la Consulta per l’Ambiente, diretta conseguenza di quella aggregazione spontanea di associazioni e comitati  aggregati nella battaglia per la Fibronit, che venne istituzionalizzata dall’allora Assessore all’Ambiente Maria Maugeri, donna di grande spessore politico e umano, potrebbe ancora svolgere: “Penso che la sua istituzione sia stata una felice intuizione per contrastare le preoccupazioni legate alle alterazioni ambientali e urbanistiche. Il lavoro svolto dalla Consulta è stato prezioso per modificare in corso d’opera decisioni sbagliate. Anche se il pericolo è sempre dietro l’angolo. Cioè voglio dire che non è escluso che il rapporto cittadinanza-amministratori comunali possa cambiare. Il ceto politico che in passato sposava le tesi o le battaglie della cittadinanza attiva potrebbe essere tentato dall’ utilizzare la cittadinanza attiva per giustificare determinate scelte. In questo la vigilanza deve essere alta perché vedo che sul piano nazionale vi è un cambio di orizzonte, perché si parla molto di ambiente, di transizione ecologica ma le scelte economiche sono ancora improntate a impostazioni che non tengono conto del danno ambientale che si manifesta non nell’immediato ma a lunga scadenza”.

Nuove deleghe nel segno dell’inclusione

Questo diceva il Vito Leccese capo di Gabinetto del sindaco Decaro. E non abbiamo modo di pensare che abbia cambiato idea, anzi. Tutta la sua campagna elettorale ha puntato sul concetto di partecipazione e di attenzione a tutte le componenti della società civile.

In piena campagna elettorale Leccese aveva annunciato la sua intenzione di istituire una delega assessorile ai diritti LGBTQI+ se eletto (cosa che ha ribadito in occasione del Bari Pride). E in recente intervista il neosindaco ha preannunciato l’istituzione di un assessorato alla Bellezza “a tutela del nostro territorio e dei beni comuni”, come anche la delega alle Periferie, al “Sindaco della notte” e alla Felicità, espressione che rimanda al complesso di iniziative per migliorare e rendere i servizi alla persona più accessibili.

Un assessorato alla Cittadinanza attiva, perché no?

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L’istituzione dell’Assessorato alla Cittadinanza attiva potrebbe portare a un laboratorio politico per la progettazione condivisa delle scelte per Bari

Ma a questo punto facciamo noi una proposta al Primo cittadino: perché non istituire un nuovo assessorato, realmente inclusivo ed innovativo: l’Assessorato alla Cittadinanza attiva? Tutti coloro che hanno partecipato in via preliminare alla stesura di quel programma che ha portato alla vittoria di Vito Leccese e che hanno espresso suggerimenti e proposte, oppure hanno manifestato perplessità se non lamentele su situazioni che richiedono una correzione di tiro, come ad esempio le questioni dell’igiene urbana, del verde pubblico, dei parcheggi e soprattutto del consumo dei suolo; tutti coloro che hanno chiesto una attenzione più consistente verso le periferie, un più concreto decentramento e una maggiore autonomia dei municipi; tutti quelli che hanno chiesto  e continuano a chiedere  un reale coinvolgimento sulle scelte che riguardano il presente e ancora di più il futuro di Bari, toccherebbero con mano cosa  significa “Bari città inclusiva”.  Un assessorato alla Cittadinanza Attiva  che darebbe senso e concretezza ad un contesto che ambisce ad essere laboratorio politico. Il confronto continuo con la cittadinanza, soprattutto in un periodo di crisi di  incisività dei partiti, potrebbe anzi deve – cosa di cui lo stesso neosindaco si dichiara convinto – rilanciare l’associazionismo, contribuire a costituire una microrete di rapporti e propositività in cui l’amministrazione garantisce non una concessione, ma un “dono” di potere (l’espressione è del filosofo ed educatore Mario De Pasquale) ad associazioni ma anche a piccoli gruppi di cittadini che vengano messi in grado di gestire dei processi (come la gestione del verde) diventando ‘microistituzione” e ottenendo potere, sovranità e controllo. Insomma, un nuovo protagonismo che prende la forma di democrazia generativa dal basso e che, come disse il filosofo Foucault, porti a gestire con autorevolezza il cambiamento.

Un assessorato alla Cittadinanza attiva sarebbe un ottimo esempio di come i cittadini volenterosi e competenti, seriamente intenzionati alla collaborazione, possono prendersi cura dei beni comuni e partecipare concretamente al miglioramento di una città. Esperienza non nuova questa, già sperimentata in città come Bologna, attraverso patti tra Comune, reti civiche urbane e terzo settore. Ma che a Bari riceverebbe il crisma di struttura incardinata nell’amministrazione comunale e costituire, non a parole, un vero e proprio laboratorio politico, che progetti il futuro che vogliamo sulla scorta dell’incontro tra le reali esigenze della gente comune e la visione a lunga scadenza del destino di Bari.

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