Il Ponte di Sant’Eufemia risale al 1928 ed è l’unico della zona in ferro, per la elevata altezza rispetto al livello del fondo valle
“Lo storico Ponte Sant’Eufemia d’Aspromonte, rarissimo esemplare di archeologia industriale degli anni ’20, simbolo di quello che resta della dismessa tratta Gioia Tauro-Sinopoli, sarà svenduto e demolito per ricavarne letteralmente quattro soldi“.Con questa preoccupata frase si apre l’appello di Italia Nostra per evitare quello che da più parti viene definito un danno irreparabile, se il progetto verrà portato a termine.
“Intervento incomprensibile” – Tutto prende il via lo scorso 30 giugno, quando Ferrovie della Calabria pubblica sul suo sito, nella sezione “Bandi e gare”, la notizia che intende appaltare i lavori per la demolizione del ponte, indicandolo sul bando anonimamente come “sito alla progressiva Km23+443 della linea Gioia Tauro-Sinopoli”. Subito si sono allertate la sezione di Crotone di Italia Nostra e l’Associazione Ferrovie in Calabria con il Gruppo Ferrovie Storiche, che hanno chiesto un intervento urgente del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, del ministro del Beni e attività Culturali, Dario Franceschini, della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Provincia di Reggio Calabria e Vibo Valentia e del presidente della Regione, Mario Oliverio. La richiesta è quella di bloccare la svendita e la demolizione del ponte, tra l’altro tutelato dal D.L. 42/2004 sui beni immobili pubblici di oltre 50 anni di età (in seguito innalzata a 70 anni dal DL 70/2011),e di procedere ad una verifica obbligatoria di interesse culturale e storico da parte del Ministero per i Beni e le attività culturali, prima di ogni intervento di modifica e/o demolizione e/o vendita.
“L’appalto per i lavori di demolizione, come indicato nel bando di gara, – prosegue la dichiarazione di Iralia Nostra – costerà alle Ferrovie della Calabria (l’azienda di trasporto pubblico di proprietà della Regione Calabria, n.d.r.) – 145mila euro (o poco meno, trattandosi dell’importo di base per l’asta al ribasso). La vendita del materiale ferroso di risulta si aggira sui 148mila euro. Al termine di questa distruzione Ferrovie della Calabria guadagnerà tre, quattro o cinque mila euro, a seconda delle offerte che riceverà. Che senso ha demolire questo ponte chiedono la sezione di Crotone di Italia Nostra e l’Associazione Ferrovie in Calabria? Possibile che si decida di cancellare un pezzo di memoria storica e di archeologia industriale per pochissime migliaia di euro?”
Una storia gloriosa – Il Ponte Sant’Eufemia d’Aspromonte caratterizza, da quasi un secolo il paesaggio della località. Infatti, collocato all’uscita di una galleria e perfettamente integrato con l’ambiente circostante, il viadotto rappresenta un unicum per lunghezza e altezza nel panorama storico ferroviario Calabro-Lucano e per le sue caratteristiche tecniche: infatti è in ferro, quando la maggior parte dei ponti, soprattutto sulle linee delle ex Ferrovie Calabro-Lucane era costruita ad arcate in muratura, soluzione che si rivelò poco adatta in questo caso proprio in seguito alla elevata altezza rispetto al livello del fondo valle); quando venne aperto nel 1928, era l’unico collegamento tra Palmi e Sinopoli. La tratta venne poi nel 1997 e dal 2012 sdemanializzata , cessando di essere ufficialmente riconosciuta come ferrovia, per diventare una semplice entità patrimoniale di proprietà delle Ferrovie della Calabria. Per Italia Nostra e le altre associazioni, non c’è dubbio che la Regione Calabria – precedente proprietario dell’infrastruttura – vuole eliminare la tratta per pure questioni di bilancio e Ferrovie della Calabria, per “eliminare ogni onere a proprio carico per il mantenimento della linea ha pertanto adesso piena libertà di azione sia su questo tratto di ferrovia che su quello esistente tra Silvana Mansio e S. Giovanni in Fiore, in pieno Parco Nazionale della Sila, in quanto “abbandonate” dalla Regione Calabria perché riconosciute come non più utili ai fini del trasporto pubblico locale“. Se Ferrovie della Calabria dovesse continuare a perseguire questa politica, spiega con giusta preoccupazione l’appello ” potrebbe decidere di “svendere” queste linee (terreno e materiale ferroso della sede ferroviaria), tra le più belle in Europa, soltanto per fare cassa con cifre irrisorie, soprattutto se paragonate all’altissimo valore storico, culturale, tecnico e naturalistico di queste ferrovie.”
Stop anche alla pista ciclabile? – Ma c’è dell’altro, che giustamente indigna Italia Nostra e l’Associazione Ferrovie in Calabria Gruppo Ferrovie Storiche: se lo storico ponte venisse demolito sarebbe a rischio un progetto annunciato dall’Associazione Ferrovie in Calabria solo poche settimane fa, ovvero la trasformazione del tratto di ferrovia tra Palmi e Sinopoli in pista ciclabile tramite il posizionamento di pannelli appositamente studiati per adattarsi al binario, con il doppio vantaggio di preservare il tracciato, immerso negli splendidi paesaggi ai piedi dell’Aspromonte, rendendolo al contempo fruibile per il turismo ciclistico e naturalistico.
Italia Nostra conclude sconsolata: “In una Regione come la Calabria, afflitta da gravi carenze a livello infrastrutturale, dove la cultura della mobilità ciclistica è indietro di anni rispetto al resto d’Italia e dove il turismo naturalistico dovrebbe essere alla base dell’economia regionale, questo progetto si integrerebbe perfettamente con una politica del “fare bene”, nel pieno rispetto della storia e dell’ambiente. Un’occasione per attrarre fondi europei, abbondanti quando si tratta di incentivare la mobilità alternativa, riportando questa ferrovia così sotto competenza demaniale, questa volta però sotto forma di pista ciclabile, alleggerendo di conseguenza da questo onere le casse delle Ferrovie della Calabria“.


