Investire nei dissalatori per contrastare l’emergenza acqua

L’intervento del presidente della Copagri Tommaso Battista al convegno “Dissalazione e irrigazione: possibili sinergie?” ad Ecomondo

 

Investire sui dissalatori per far fronte all’emergenza acqua. È quanto emerge dall’incontro organizzato da Utilitalia ad Ecomondo dal titolo “Dissalazione e irrigazione: possibili sinergie?”. Investire nelle tecnologie che rendono l’acqua di mare potabile, eliminando o riducendo la salinità, è la soluzione migliore per far fronte alla crisi idrica nel settore agricolo. Questo processo, associato alla riconversione delle acque reflue e dei fanghi e alla microfertirrigazione, potrebbe risolvere, anche definitivamente, il problema di approvvigionamento idrico per il comparto.

“L’agricoltura è il settore produttivo che probabilmente più di qualunque altro è indissolubilmente legato alla disponibilità della risorsa idrica, ma è allo stesso tempo un comparto che, nonostante il grande impegno portato avanti dai produttori agricoli, ha ampi margini di miglioramento in materia di utilizzo dell’acqua, sia in termini agronomici, che genetici e di scelte colturali”. Lo ha sottolineato il presidente della Copagri Tommaso Battista intervenendo al convegno.

“Basti pensare – ha evidenziato Battista – alle molteplici applicazioni legate all’irrigazione di precisione, ma anche e soprattutto alle innumerevoli possibilità offerte dall’innovazione e dalla ricerca applicata all’agricoltura, a partire dalle Tecniche di Evoluzione Assistita-TEA, grazie alle quali si potrebbero coltivare specie vegetali meno idroesigenti che permettano al contempo di mantenere adeguare livelli produttivi”.

“In ogni caso, viste le sempre più frequenti crisi idriche che vive il Paese, e che l’agricoltura in particolare sconta da tempo, è bene interrogarsi su tutte le possibili soluzioni da mettere in campo, approfittando anche delle molteplici possibilità offerte dal PNRR, e avviando un serio ragionamento sull’utilizzo dei dissalatori”, ha proseguito il presidente, ad avviso del quale “la dissalazione dell’acqua marina potrebbe essere un ottimo sistema per recuperare, a costi relativamente contenuti, ingenti quantitativi di risorsa idrica da destinare all’uso potabile, liberando di conseguenza acqua a uso irriguo; si tratta di una strada già perseguita da moltissimi altri Paesi, quali Israele e Spagna, con positivi risvolti anche sull’occupazione”.

“Iniziative simili – ha rimarcato Battista – soprattutto se abbinate a una preventiva e attenta mappatura del territorio, nonché a investimenti volti ad ammodernare la rete irrigua e ad azzerare o ridurre al massimo gli sprechi, permetterebbero di passare da una gestione emergenziale della risorsa acqua a una più sistemica, in grado di dare risposte strutturali ai problemi del Paese, che guardino anche al medio-lungo periodo”.

“L’Italia, infatti, che ogni anno preleva dalle falde oltre 9 miliardi di metri cubi di acqua potabile, pari a oltre 400 litri al giorno a persona, sconta una gravissima dispersione della risorsa idrica, causata da una rete colabrodo con perdite medie del 40-50% e con una scarsissima manutenzione; in questo contesto si inseriscono gli effetti del climate change, che potrebbe causare una significativa riduzione della disponibilità di risorse idriche, fino al 40% a livello nazionale e fino al 90% per il Sud Italia nel lungo termine”, ha aggiunto il presidente, ricordando che “l’export agroalimentare dipende per l’83% dalla disponibilità idrica”.

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