
A nulla sono valse le proteste della associazione ambientaliste, dei cittadini e noti personaggi. Tutto sembra inutile anche se il ddl contro natura
Il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge sulla caccia con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astensioni. Il Disegno di legge 1552 sulla riforma della caccia, approvato lo scorso 23 giugno in Senato é in procinto di giungere alla Camera dei deputati. Ciò che si teneva sta diventando amara realtà
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Mentre in Italia vive una vera emergenza climatica (anche se la di scopre solo ora) c’è un’altra urgenza, non meno rilevante che avrà conseguenze altrettanto durature: il disegno di legge sulla caccia attualmente in discussione in Parlamento. Proprio come la crisi climatica, è una di quelle materie i cui effetti si misurano su archi temporali lunghi, ben oltre il ciclo di una notizia.
L’articolo 1 modifica il titolo della legge introducendo la nozione di « gestione » della fauna selvatica omeoterma nel titolo della legge 11 febbraio 1992, n. 157.
Le associazioni promettono battaglia ma rimangono inascoltate. “Non è ancora finita” dicono
“Siamo dinanzi a una questione estremamente preoccupante, che trascende la tutela della natura e coinvolge la tenuta del sistema democratico”.
Lo denunciano le associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Wwf Italia “Se confermate, le manovre della maggioranza prefigurerebbero un quadro che va oltre le pur fondamentali questioni di tutela della natura per toccare i cardini stessi della democrazia. A rischio, insomma, non c’è solo la biodiversità italiana ma l’Italia. Lo denunciamo con forza ed estrema preoccupazione e invitiamo tutti i deputati e le deputate di maggioranza e opposizione che non condividono questo stravolgimento normativo incostituzionale, a impedire che abbia luogo. Già l’iter del testo al Senato ha presentato gravi storture – concludono le associazioni – con audizioni fake, taglio degli emendamenti, mancata valutazione dei seri problemi presentati dal testo fino alla clamorosa situazione della lettera di contestazione della Commissione europea tenuta nascosta. Ciò che sembra prospettarsi alla Camera va persino oltre: un iter super accelerato del testo, con il fine di portarlo in aula entro l’estate se non addirittura entro il mese di luglio e approvarlo definitivamente”.
Plastic Free invia una lettera al ministro
La tutela della biodiversità non può arretrare.
“Il passaggio alla Camera deve diventare l’occasione per correggere un testo che presenta criticità ambientali, scientifiche e di sicurezza meritevoli di un confronto più approfondito”.
È la richiesta contenuta nella lettera inviata da Plastic Free Onlus al ministro dell’Ambiente e della

Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e firmata da Luca De Gaetano, fondatore e presidente dell’organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica e oggi presente in 40 Paesi.
Per Plastic Free, la gestione della fauna selvatica deve continuare a fondarsi su valutazioni tecnico-scientifiche indipendenti, uniformi e verificabili su tutto il territorio nazionale. “Indebolire il ruolo dell’Ispra o rendere i suoi pareri più facilmente superabili significherebbe ridimensionare un presidio tecnico nazionale – prosegue De Gaetano –. L’Italia ha bisogno di politiche ambientali più ambiziose, non di segnali che possano essere interpretati come un arretramento. Il Parlamento ha ancora la possibilità di migliorare il provvedimento ascoltando la comunità scientifica, l’Ispra e le organizzazioni che operano quotidianamente sul territorio”.
Da attori a presentatori ed esperti: in tanti si schierano contro “l’ammazza-natura”
L’attore Alessandro Gassmann ha deciso di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con una lettera pubblica: «Egregio Presidente Mattarella, le scrivo da cittadino onesto, che paga tutte le tasse e che si sforza di seguire con attenzione la legge. Sono qui per chiederle di intervenire sul nuovo Ddl caccia appena passato in Senato».
La conduttrice televisiva Licia Colò in un lungo video pubblicato sui social ha raccontato il proprio stato d’animo dopo il voto del Senato. «Il Ddl Caccia è passato al Senato. Mi hanno chiesto un commento e ho evitato di farlo. Mi veniva da piangere. Ci credete? Perché io non riesco a capire come nel 2026 ancora non si possa promuovere il rispetto per la vita».
La conduttrice ha poi proseguito: «La caccia in Italia è legale, lo sappiamo. Ma perché allentare ulteriormente le maglie, anziché restringerle per comunque una crescita personale umana, una crescita nei confronti del rispetto della vita che ci circonda».
Colò ha quindi invitato i cittadini a continuare a mobilitarsi in vista dell’esame alla Camera: «L’unico modo adesso è tentare di bloccare questo Ddl alla Camera, facciamoci sentire, non pensiamo di aver già perso perché ci sono ancora delle possibilità. È una lotta difficile, ne sono consapevole, ma non mi deve venire voglia di piangere, non ce lo possiamo permettere».
Tra le voci critiche anche quella del divulgatore scientifico e geologo Mario Tozzi: “Già è duro sopportare che uomini sopprimono vite indifese di individui animali per soddisfare il loro perverso bisogno di uccidere per puro divertimento. Ma non conferire più alcun limite all’attività venatoria è addirittura rivoltante».
Tozzi ha poi spiegato le ragioni della sua opposizione: «Per i motivi scientifici (Ispra sulla caccia eccessiva e appello firmato da specialisti biologi ed etologi), etici (ogni animale è un individuo intelligente), ambientali (il piombo inquina) e di sicurezza (si potrà sparare dove mai prima), non possiamo tollerare che l’1% scarso della popolazione impone la propria violenza sul restante 99%. La caccia va abolita, e per ora non va favorita».

Già nell’aprile scorso il comico Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo aveva illustrato la propria posizione in un video dedicato alla tutela della fauna selvatica e ora torna ad intervenire: «Pensate, gli animali selvatici sono solo il 4% di tutti gli animali che ci sono sulla Terra. Il 96% degli animali che ci sono sulla Terra sono allevati da noi».
Secondo Storti, proprio la ridotta presenza di animali selvatici renderebbe necessario un maggiore impegno nella loro conservazione: «Bisogna cercare di conservarli, conoscerli, aiutarli. Bisogna volergli bene perché fanno parte del nostro mondo».
Fauna e territorio non contano davvero più nulla per noi?
Allora é giusto chiedersi: che genere di rapporto vogliamo costruire con il territorio e con la fauna che lo abita?
Il provvedimento, nelle sue diverse versioni discusse tra Camera e Senato, punta ad ampliare le possibilità di esercizio dell’attività venatoria: dall’estensione dei periodi di caccia, alla revisione delle aree protette dove l’attività potrebbe essere consentita in deroga, fino all’allargamento delle specie cacciabili e a un possibile alleggerimento dei controlli sanitari e di sicurezza legati al possesso delle armi da fuoco a uso venatorio. Non è un caso isolato, purtroppo.
I promotori del DDL parlano di una presunta “necessità di controllo della fauna selvatica”, dell’urgenza di contenere la diffusione di specie come i cinghiali. Dipingono l’attività venatoria come avesse un ruolo storico nella gestione del territorio rurale italiano.
Dall’altra parte le associazioni ambientaliste e animaliste che evidenziano i rischi: l’uso di migliaia di uccelli come richiami vivi, chiusi per sempre in gabbia; l’aumento delle specie cacciabili; la possibilità di cacciare in aree come spiagge e boschi; l’estensione del periodo di caccia anche nella stagione riproduttiva; la possibilità di cacciare anche dopo il tramonto, minando la sicurezza di chi vive e lavora nella natura. E per chi intendesse protestare, sanzioni fino a 900 euro.
Le conseguenze di un disegno di legge “Ammazza-Natura”, come lo ha definito il WWF (che ha lanciato una petizione), si misureranno non in giorni, ma in stagioni, in generazioni di fauna selvatica, nel rischio e sacrificio di animali già vulnerabili, una legge che mina i già fragili equilibri ecosistemici che, lo abbiamo imparato a nostre spese (vedi il clima che solamente in questi giorni sembriamo ascoltarlo e fingiamo anche di preoccuparci), una volta rotti sono difficilissimi da ricostruire.
Sembra davvero impossibile che tutto questo passi senza fare troppo rumore, forse complice il gran caldo, causato anche questo per la maggior parte da errori umani. pardon, dal cambiamento climatico. E allora forza con i condizionatori, tanto é tutta salute.


