Caccia, la legge “spara tutto” arriva in Senato

Nonostante sia una legge che va contro ogni possibile logica ambientalista e della conservazione della biodiversità, la “spara tutto” arriva tristemente in Senato

 

Una “questione di grande rilevanza sociale e morale“. Così Papa Leone XIV prende posizioni sulla riforma della caccia che, bocciata da UE e Consiglio d’Europa, ieri é approdata al Senato, una legge fortemente osteggiata dalle opposizioni, da molte associazioni e fondazioni ambientaliste.

La chiamano “legge sparatutto” e leggendo si comprende bene il perché.

Tra le principali criticità che balzano agli occhi figurano l’estensione dei periodi di caccia oltre i limiti consentiti dalla normativa europea, l’indebolimento del ruolo dell’ISPRA nella definizione dei calendari venatori, la deregolamentazione dei richiami vivi, l’aumento delle specie cacciabili, la possibilità di ridurre le aree protette ritenute “eccessive”, l’estensione dell’attività venatoria nelle aree demaniali e una serie di ulteriori ulteriori disposizioni che riducono il livello complessivo di protezione della fauna selvatica.

Saranno quasi una cinquantina le specie cacciabili

Il provvedimento punta a sostituire la legge n. 157 del 1992, finora incentrata sulla tutela della fauna selvatica (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio), con l’intento di sventolare la bandierina in favore di una fetta consistente di elettorato: cacciatori, mondo agricolo (che da tempo ha messo le mani sull’attività venatoria) e armieri.

Dieci associazioni ambientaliste si stanno mobilitando e  scrivono al presidente Mattarella

Il mondo scientifico italiano lancia un forte segnale di preoccupazione e dieci organizzazioni scientifiche hanno sottoscritto una lettera alle più alte cariche dello Stato denunciando i rischi che la riforma comporta per la biodiversità, il rispetto del diritto europeo e il ruolo della scienza nei processi decisionali. Secondo i firmatari (Carlo Blasi, Presidente Fondazione per la Flora Italiana; Marco Alberto Bologna, Presidente della Società Entomologica Italiana e Presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia; Rita Cervo, Presidente Società Italiana di Ecologia; Elisa Anna Fano, Presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente; Barbara Rosa Ines Manachini, Presidente Società Italiana di Nematologia; Antonella Penna, Presidente Società Italiana Biologia Marina; Lorenzo Peruzzi, Presidente Società Italiana di Biogeografia; Maurizio Sarà, Presidente Centro Italiano Studi Ornitologici; Luca Sineo, Presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia; Marco Zuffi, Presidente Societas Herpetologica Italica) il provvedimento rappresenta un grave arretramento del sistema di tutela della fauna costruito negli ultimi trent’anni e rischia di compromettere principi fondamentali sanciti dalla Costituzione, dalle normative europee e dalle evidenze scientifiche oggi disponibili.

Nella lettera si evidenzia come il testo presenti due criticità di sistema particolarmente rilevanti.
Da un lato, numerose disposizioni appaiono incompatibili con le direttive europee “Uccelli” e “Habitat”, esponendo l’Italia al concreto rischio di una nuova procedura d’infrazione. Dall’altro, emerge una progressiva marginalizzazione del contributo scientifico nei processi decisionali che riguardano la gestione e la conservazione della fauna selvatica.

«La tutela della fauna selvatica non è una questione di parte e non riguarda esclusivamente il mondo ambientalista», dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Italia. «Parliamo di un patrimonio indisponibile dello Stato e di un valore costituzionale che deve essere preservato nell’interesse di tutti i cittadini. Per questo è particolarmente importante che oggi sia una parte significativa della comunità scientifica italiana a lanciare un allarme sulle conseguenze di questa riforma.» Nel documento si ricorda inoltre che nel corso dell’attuale legislatura la legge 157/1992 è stata modificata ben dodici volte attraverso decreti-legge, leggi di bilancio e altri provvedimenti.

Il disegno di legge oggi all’esame del Senato rappresenta tuttavia un ulteriore salto di qualità in termini negativi, poiché non interviene su singoli aspetti della normativa, ma punta a ridefinire complessivamente l’equilibrio del sistema, determinando un arretramento della tutela della fauna di oltre trent’anni. Particolarmente grave, secondo i firmatari, è il progressivo ridimensionamento del ruolo degli organismi tecnico-scientifici.
La lettera richiama inoltre la riforma costituzionale del 2022 che ha inserito la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della Repubblica. Un principio che, secondo WWF Italia e la comunità scientifica, dovrebbe guidare qualsiasi intervento legislativo in materia di fauna selvatica.

In aggiunta a questa mopbilitazione, Lipu (Lega italiana protezione uccelli ha lanciato una petizione. Per firmarla, clicca QUI 

Una scelta che va contro la biodiversità, contro specie già minacciate dai cambiamenti climatici e inquinamento

É una scelta che appare incomprensibile alla luce dello stato della biodiversità nel nostro Paese.
In Italia il 28% delle specie di vertebrati valutate risulta infatti a rischio di estinzione, mentre tra gli uccelli nidificanti la quota di specie minacciate raggiunge il 26%. A ciò si aggiunge un prelievo venatorio che, secondo i dati ufficiali dell’ISPRA relativi alle stagioni 2017/2018 – 2022/2023, può essere stimato in oltre 32 milioni di uccelli appartenenti alle specie cacciabili.

Il piccione sta rischiando di venire cacciato

Negli ultimi decenni sono crollate anche le popolazioni di uccelli selvatici. Circa la metà di tutte le specie a livello globale è in diminuzione. L’Italia ha perso un terzo delle specie di avifauna presente nei territori agricoli, con punte del 50% in pianura Padana. Gli uccelli sono indispensabili anche per il contenimento degli insetti nocivi, perché se ne nutrono, e per questo andrebbero tutelati, sia dalla caccia, sia dall’uso sconsiderato della chimica nei campi. In molte regioni italiane, specialmente nelle aree interne e più marginali, l’agricoltura è condizionata talvolta da una mancata gestione della fauna selvatica (cervidi e cinghiali) che danneggia i raccolti, ma non è questo DDL che può sostituire una pianificazione attenta del contenimento di questa tipologia di fauna selvatica.

«In un contesto caratterizzato dalla crisi della biodiversità e dagli impatti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, servono più conoscenza scientifica, più monitoraggio e decisioni fondate sulle evidenze. Indebolire il ruolo della scienza significa indebolire la qualità delle decisioni pubbliche e aumentare il rischio di errori che potrebbero produrre conseguenze irreversibili sugli ecosistemi», prosegue Di Tizio.

Per queste ragioni i firmatari chiedono un autorevole intervento affinché il confronto parlamentare possa essere ricondotto entro un quadro di legalità, coerenza con il diritto europeo e rispetto del principio scientifico, evitando l’approvazione di una riforma che rischia di compromettere in modo grave e duraturo il patrimonio naturale del nostro Paese.

Poco più di un mese fa, grazie alle associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, è saltato fuori che la Commissione europea, attraverso la Direzione generale Ambiente, ha scritto al Mase per sottolineare come il ddl Malan rischi di entrare in conflitto con le normative Ue, in particolare con la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli.

Anche qui, la conseguenza è che l’Italia finisca sotto procedura d’infrazione.
“Le modifiche proposte sollevano diverse preoccupazioni” hanno scritto da Bruxelles. A peggiorare il quadro, già di per sé piuttosto grave, è stato il comportamento del governo, che ha tenuto la lettera ben nascosta da dicembre scorso e che è diventata pubblica solo grazie alle associazioni animaliste e ambientaliste.

Scende in campo anche Slow Food Italia, associandosi alle proteste e chiedendo al Governo di fermare la legge

“É molto preoccupante la possibilità che viene data ai cacciatori di cacciare fauna migratoria durante il periodo di migrazione pre-riproduttiva, ma anche su manti nevosi, durante la notte, e perfino in città” dicono.

Il DDL infatti contempla la diminuzione delle aree protette, la possibilità di utilizzare visori notturni e silenziatori (anticamera per il bracconaggio), dà il via libera alla caccia illimitata nelle aziende faunistiche private e rende possibile la riapertura dei roccoli, strutture venatorie tradizionali progettate per intercettare gli stormi di varie tipologie di uccelli lungo corridoi migratori, una pratica vietata dalle leggi europee.

«Da anni – afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – sono sotto attacco le tutele degli animali, vittime di squilibri che abbiamo creato noi con lo spopolamento delle campagne, con la riduzione delle aree naturali, con una visione antropocentrica che ci vorrebbe al di sopra dell’ambiente, quando invece ne siamo parte. Occorre costruire una coesistenza tra attività antropiche e fauna selvatica, riconoscendo il diritto di esistenza ma soprattutto il ruolo riequilibratore degli animali selvatici, stabilendo regole chiare a tutela del bene comune e degli ecosistemi. Serve la volontà gentile di ricucire quello strappo tra esseri umani e natura che è causa di tanta sofferenza, più o meno consapevole. Non trasformiamo la natura in un grande luna park per poche persone, evidentemente molto potenti nei palazzi della politica. Questo disegno di legge si scontra con ciò che abbiamo il dovere di fare, cioè tutelare gli ecosistemi e la biodiversità che li abita: da questo dipende anche la nostra sopravvivenza».

Piccioni con la valigia

Poveri piccioni di città, oche selvatiche e stambecco. Fra poco dovranno fare le valigie e andare a nascondersi. Le specie che potranno essere catturate per fungere da richiami vivi passerebbero da 7 a 47 e il Governo, senza alcun parere degli organi scientifici, potrà rendere cacciabili specie ora protette.

Diverse specie sarebbero particolarmente vulnerabili a un prolungamento dell’attività venatoria, come: la tortora selvatica, l’allodola, la quaglia, il moriglione, il fischione, la pavoncella, il coniglio selvatico e tante altre

L’aumento delle specie cacciabili senza alcuna verifica scientifica, la possibilità di cacciare in molte più aree come spiagge e boschi, l’estensione del periodo di caccia anche in piena stagione riproduttiva, la possibilità di cacciare anche dopo il tramonto, minando la sicurezza di chi vive e lavora nella natura, addirittura sanzioni fino a 900 euro per chi protesta contro le uccisioni di animali durante le attività di controllo.
Tutto questo potrebbe diventare legge.

Attendiamo il possibile soccorso del presidente Mattarella.

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