Atlante delle Foreste: in Italia 2025 da record, quasi 3,7 milioni di alberi piantati. Ma il futuro è incerto

Quasi 3,7 milioni gli alberi messi a dimora nel 2025e nel primo trimestre 2026, il 17% in più rispetto al 2024

Pubblicato lo studio di Legambiente e Azzero AzzeroCO2. Corrono le Città metropolitane grazie ai fondi PNRR. Buone notizie dalle imprese che tornano a investire nella forestazione. Ma cosa succederà dopo la fine del PNRR? Sima: gli alberi generano anche benessere economico

 

 Quasi 3,7 milioni di alberi messi a dimora nel 2025e nel primo trimestre 2026, il 17% in più rispetto al 2024, su una superficie che supera i 5.300 ettari. Un patrimonio verde capace di generare un valore economico in servizi ecosistemici di circa 28 milioni di euro all’anno, per ciascuno degli anni di vita dei nuovi impianti arborei e arbustivi.

È quanto emerge dalla sesta edizione dell’Atlante delle Foreste, il rapporto annuale che dal 2020 mappa gli interventi di forestazione realizzati in Italia, curato da Legambiente e AzzeroCO2, con il supporto tecnico della Compagnia delle Foreste, per Il Sole 24 Ore. Lo studio è basato sull’analisi di 260 nuovi progetti distribuiti in tutta Italia in aree urbane ed extraurbane.

QUI il documento

Sicilia sul podio, Trentino-Alto Adige stabile al primo posto. Ma nove Regioni sono ferme

La classifica regionale 2025 – che aggrega gli interventi di Regioni, Città metropolitane e quelli realizzati grazie agli investimenti privati – mostra un panorama molto disomogeneo. Il Trentino-Alto Adige si conferma primo per il terzo anno consecutivo, con oltre 840 mila alberi piantati grazie ai fondi provinciali per il ripristino delle superfici colpite dalla tempesta Vaia e dalle infestazioni di bostrico.  La novità è la Sicilia, che sale per la prima volta sul podio in seconda posizione con oltre 600 mila alberi, grazie ai fondi residui del Programma di Sviluppo Rurale (PSR 2014-2022) e agli interventi delle Città metropolitane di Catania e Palermo. Terzo e quarto posto, a brevissima distanza, per Lombardia e Piemonte, con rispettivamente oltre 479 mila e 469 mila piante.

Sono nove le Regioni che nel 2025 non hanno finanziato nuovi impianti attraverso lo strumento ordinario delle politiche forestali regionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise. La motivazione, in gran parte dei casi, è la mancata attivazione del Complemento Regionale per lo Sviluppo Rurale (CSR) del Piano strategico della PAC 2023-2027, ancora in fase di avvio dopo la chiusura della precedente programmazione. Nel 2025 solo Lombardia, Toscana e Umbria hanno realizzato interventi con i fondi stanziati dalla misura, mentre Abruzzo e Basilicata la prevedono tra la fine del 2026 e il 2027. Diverso il caso della Liguria, dove la mancata attivazione di fondi per nuovi impianti è una scelta legata all’elevata copertura boschiva già esistente. Resta invece indisponibile, per il quinto anno consecutivo, il dato della Sardegna. 

Il PNRR spinge le Città metropolitane: in testa Torino e Roma

La crescita è sostenuta anche dalle Città metropolitane che grazie ai fondi del PNRR hanno più che quadruplicato il proprio contributo rispetto all’anno precedente con 1,48 milioni di alberi e arbusti piantati. Torino e Roma da sole valgono il 59% del totale delle Città metropolitane con oltre 455 mila e 414 mila alberi messi a dimora. Seguono Reggio Calabria (261 mila alberi) e Catania (118 mila alberi), che completa in un’unica stagione progetti fermi da tre anni.

Restano fuori dalla classifica sei Città metropolitane, con zero alberi piantati, ma per ragioni differenti tra loro. Per Firenze si tratta di una questione tecnica: la Città metropolitana ha concluso la messa a dimora oltre i tempi di rilevazione di questa edizione dell’Atlante. Venezia invece ha già completato il primo avviso del bando PNRR senza partecipare al secondo. Bologna non ha attivato interventi PNRR, mentre Bari, Genova e Messina non hanno comunicato l’avvio del transplanting dei progetti finanziati con il secondo avviso.

Le imprese tornano a investire sulla forestazione

Il 2025 segna la ripresa degli investimenti privati: 69.510 alberi piantati, il 70% in più rispetto al 2024, con la superficie che passa da 42,7 a 174 ettari. Un’inversione di tendenza significativa, dopo il crollo registrato nella scorsa edizione dell’Atlante, quando i contributi volontari per gli interventi di forestazione legati alla Corporate Social Responsibility delle imprese erano diminuiti, facendo scendere gli alberi piantati del 72% rispetto al 2023.

Il recupero resta comunque parziale: i volumi sono lontani da quelli del triennio 2021-2023, segno che le imprese tornano a investire nella forestazione, ma non ancora ai ritmi del passato. Le Regioni che hanno beneficiato maggiormente dei contributi privati sono: Lombardia, Umbria e Veneto.

“L’Atlante racconta una crescita importante per la forestazione in Italia, ma i numeri da soli non bastano di fronte a un’emergenza climatica che corre più veloce delle nostre risposte – ha dichiarato Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 –. Lo dimostra l’estate appena trascorsa, la più calda mai registrata in Italia dal 1950. Di fronte a questa accelerazione, il Paese presenta ancora un quadro istituzionale di adattamento climatico incompleto ed emergenziale, e il conto del ritardo lo pagano i territori e chi li abita. I Comuni si trovano a dover gestire, per primi, condizioni climatiche estreme, spesso senza risorse adeguate, ricorrendo a misure last minute che, per quanto necessarie, ora non bastano più. Servono interventi strutturali sugli edifici, sulle infrastrutture urbane, sulla gestione idrica. Qui si colloca anche la gestione del verde pubblico, che, se pianificata bene, contribuisce a rendere i territori più resilienti. Per farlo, però, non può continuare a dipendere da finanziamenti straordinari: deve entrare nella programmazione ordinaria ed essere finanziata con la stessa continuità garantita a ogni altro servizio essenziale. Solo così gli alberi piantati oggi, e quelli che verranno messi a dimora domani, potranno diventare l’infrastruttura verde di cui il Paese ha bisogno”.

Dopo il PNRR: la vera sfida comincia ora

Giorgio Zampetti (Legambiernte): “Al Governo chiediamo di garantire risorse certe nel Piano Nazionale di Ripristino, trasformando la cura degli alberi e delle foreste da intervento emergenziale a politica strutturale” (Foto Facerbook)

Sei edizioni dell’Atlante hanno restituito una fotografia in continua evoluzione della forestazione in Italia. Dal 2022 — anno da cui le edizioni sono direttamente confrontabili — sono stati documentati oltre 12 milioni di alberi e arbusti messi a dimora su 16.889 ettari, una superficie che si avvicina per estensione all’intero territorio comunale di Milano. Il filo conduttore che emerge dai dati, però, è la discontinuità: la forestazione in Italia cresce a ondate, seguendo i cicli di finanziamento straordinario, senza mai stabilizzarsi su un livello costante sostenuto da risorse ordinarie. Il pericolo è duplice: da un lato, senza risorse per la cura del verde già piantato, gli alberi rischiano l’abbandono nella fase più delicata della crescita; dall’altro, con la fine della spinta del PNRR, si rischia un brusco arresto dei nuovi impianti: un effetto “scalino” proprio quando servirebbe una crescita continua e programmata, anche in risposta agli effetti del cambiamento climatico.

Da dove ripartire?

Il PNRR non è mai stato pensato per durare, e la sua conclusione è un processo già in corso. Ma gli strumenti ordinari destinati a raccoglierne l’eredità mostrano ancora troppi limiti: la Legge 10/2013, principale riferimento normativo nazionale sul verde urbano, ha introdotto misure per l’incremento del verde pubblico e per il monitoraggio del patrimonio arboreo, ma non fissa obiettivi quantitativi né sanzioni per l’inadempimento, fatta eccezione per la tutela degli alberi monumentali. Un cambio di passo potrebbe arrivare dal livello europeo: la Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991) prevede che entro il 2030 non ci sia una perdita netta di spazi verdi urbani e copertura arborea rispetto al 2024, per poi avviare dal 2031 una tendenza all’aumento. L’Italia dovrà tradurre questi obiettivi nel Piano Nazionale di Ripristino della Natura, la cui bozza è stata trasmessa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica alla Commissione europea il 25 settembre 2026, dopo la scadenza prevista. Resta ora aperta la questione di individuare le risorse necessarie a rendere questi obiettivi effettivamente raggiungibili.

“La forestazione in Italia è in crescita, come testimoniano i dati aggiornati del nostro Atlante delle Foreste – dichiara Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente –.Ma accanto ai dati positivi emerge un quadro di ombre: la forestazione non può vivere di soli fondi straordinari come il PNRR, ormai alle battute finali. La normativa italiana è ancora inefficace rispetto agli obiettivi chiari da raggiungere entro il 2030 secondo la Nature Restoration Law europea. Serve quindi una svolta immediata. Al Governo chiediamo di garantire risorse certe nel Piano Nazionale di Ripristino, trasformando la cura degli alberi e delle foreste da intervento emergenziale a politica strutturale”.

Sima: accelerare su “prescrizioni di natura” per migliorare benessere dei cittadini e abbattere costi sociali

La gestione del verde pubblico, se pianificata bene, contribuisce a rendere i territori più resilienti

 Commentano positivamente i dati dello studio di Legambiente e AzzeroCO2 la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), e l’Accademia Italiana di Biofilia (Aib). Gli alberi rappresentano a tutti gli effetti una vera infrastruttura verde capace di mitigare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare il benessere dei cittadini – spiegano Sima e Aib – In primo luogo, riducendo le temperature medie nelle aree urbane densamente edificate, evitano migliaia di decessi prematuri tra la popolazione. Migliorano poi la qualità dell’aria intercettando polveri sottili e altre particelle e assorbendo anidride carbonica, e riducono il rischio di allagamenti in caso di nubifragi e bombe d’acqua, trattenendo parte della pioggia a rendendo il terreno più permeabile.

Gli alberi hanno poi un positivo effetto sulla salute dei cittadini: numerosi studi internazionali hanno dimostrato come il verde pubblico sia in grado di ridurre lo stress, aumentare il benessere emotivo e limitare i sintomi di disagio psicologico. Enormi poi i vantaggi economici, legati ad un minor consumo di energia per il raffrescamento di edifici pubblici e privati, minori costi legati ad allagamenti e gestione delle acque piovane, valorizzazione degli immobili, abbattimento dei costi sanitari.

Miani (Sima): “Ogni euro investito in natura può produrre 5,10 euro in valore sociale”

“Recenti studi hanno dimostrato come gli interventi in favore della natura generino un valore sociale fino al 510% dell’investimento iniziale. In altri termini, per ogni euro investito in natura il valore sociale complessivamente prodotto può arrivare a circa 5,10 euro – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Per questo assieme ad Aib stiamo sviluppando una piattaforma di formazione dedicata a medici, psicologi e agli altri professionisti sanitari, con corsi e strumenti pensati per diffondere le conoscenze scientifiche sulle “prescrizioni di natura” e fornire le competenze necessarie per comprenderne criteri, modalità e possibili ambiti di applicazione”.

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