Giornata mondiale degli Ulivi, tra Xylella, cambiamenti climatici e Covid

ulivo secolare Masseria Brancati

Con un patrimonio di oltre 250milioni di piante, la Puglia è la regione più colpita. Le chiusure anti Covid hanno di fatto fermato il comparto che invece è sostenuto dai consumatori

Il 26 novembre in tutto il mondo si celebra la giornata degli Ulivi. Proclamata dall’UNESCO nel 2019 a seguito di una proposta del Libano e della Tunisia al comitato esecutivo, in Puglia l’ulivo, la pianta della Pace, vuol dire tutelare un patrimonio di 250 milioni di piante anche monumentali.

Negli ultimi anni, questo monumento naturale è stato decimato in Puglia dall’avanzare della Xylella e oggi dalla crisi provocata dalla chiusura di ristoranti e agriturismi, a seguito delle misure restrittive anti Covid, dove le vendite di olio si sono praticamente dimezzate, con una perdita di fatturato stimata in 700 milioni di euro.

«La coltura dell’olivo in Puglia – spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia – è diffusa in maniera omogenea su tutto il territorio regionale. La Puglia, per estensione della superficie agricola, numero di aziende interessate, molte delle quali specializzate e volume della produzione, rappresenta la più importante regione olivicola italiana e del mondo. A livello mondiale, il 12% della produzione di olio d’oliva è rappresentata da olio di oliva pugliese. L’oliveto pugliese, a ragione considerato il più suggestivo al mondo contribuisce a valorizzare molte aree regionali a scarsa fertilità naturale, a mantenere le caratteristiche paesaggistiche ed ambientali del territorio».

“In termini di superficie la coltura occupa – aggiunge Coldiretti Puglia – oltre 369 mila ettari che rappresentano il 40% di quella del Mezzogiorno, quasi il 32% della superficie olivetata nazionale e l’8% di quella comunitaria. La coltivazione dell’olivo è la più estesa del territorio regionale (64% della S.A.U. regionale) ed interessa ben 148.127 aziende (43% del totale).”.

Questo patrimonio è ovviamente minacciato dai cambiamenti climatici, dalle oscillazioni produttive e dall’emergenza Xylella, mentre la Puglia quest’anno perde il 48% della nuova produzione che dovrebbe attestarsi attorno a 101 milioni di chili.

“Una situazione produttiva preoccupante a fronte dell’aumento del 9,5% degli acquisti delle famiglie che con l’emergenza Covid sono tornate a fare scorte in cucina con i prodotti base della dieta mediterranea, secondo i dati relativi al primo semestre dell’anno. In Italia 9 famiglie su 10 consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni – sottolinea Coldiretti Puglia – con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative nelle sale di degustazione di frantoi, agriturismi e aziende agricole.”.

«Il settore oleario è forse quello che ha resistito meglio all’emergenza sanitaria, con un calo solo del 2% delle esportazioni di olio extravergine pugliese all’estero nei primi 6 mesi del 2020, quando la domanda estera di olio imbottigliato è arrivata soprattutto dagli Usa (+28) e dalla Francia (+42%)», aggiunge il presidente Muraglia.

A pesare quest’anno è anche la chiusura dei ristoranti che, in Italia e nel mondo, rappresentano un importante mercato per le produzioni Made in Italy, anche se con la svolta salutista degli italiani a tavola spinta dall’emergenza Covid i consumi sono cresciuti in Italia del 9,5%, anche per effetto del maggior tempo trascorso in casa a cucinare, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Ismea del primo semestre.

Il consiglio della Coldiretti è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove  è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

“L’Italia – precisa la Coldiretti – è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale – continua la Coldiretti – sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva, provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione.”.

“L’olio si vende ora anche online. Secondo il rapporto dell’Istituto per la tutela della qualità e repressione frodi (Icrqf), da febbraio a maggio 2020 nel periodo della prima ondata dell’emergenza Covid, ci sono stati ben 558 interventi per la rimozione di inserzioni irregolari di prodotti alimentari sui siti Alibaba, Amazon e Ebay, con quasi la metà (45%) dei casi di irregolarità che hanno riguardato proprio l’olio di oliva. Online è meglio verificare anche l’identità del venditore privilegiando chi ha un legame diretto con la terra o appartiene ad una rete strutturata di agricoltori come Campagna Amica, ma è importante – conclude la Coldiretti – anche assicurarsi che il prodotto in vendita sia realmente tipico della zona da cui proviene, magari stando attenti che il nome del prodotto non sia “storpiato” come spesso accade quando ci si trova davanti delle imitazioni delle più note specialità Made in Italy.”.

Articoli correlati