Giornata mondiale dell’Acqua 2021: cosa non facciamo e cosa possiamo fare

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Acqua sprecata, acqua risparmiata, acqua contaminata. Gli esempi virtuosi del Quirinale e i piani di intervento nel Mezzogiorno.  “Water of Africa”, l’acqua che nessuno berrebbe

Valorizzare l’acqua” è il tema scelto quest’anno per la Giornata mondiale dell’acqua (World Water Day), che si celebra il 22 marzo e la cui ricorrenza è stata istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite. Una giornata che ha messo in moto iniziative di tutti i generi ma anche richieste precise e analisi impietose sull’uso del bene-acqua. «L’Italia – ha detto giorni fa il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani all’incontro sull’acqua convocato dal presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – sta lavorando molto per migliorare la sua gestione delle risorse idriche, per sviluppare nuove tecnologie e, attraverso la legislazione europea, per sviluppare un approccio olistico e una nuova governance in grado di armonizzare i vari bisogni collegati all’acqua, vale a dire quelli derivanti dai settori agricolo, urbano e industriale con quelli dell’inquinamento, del clima e della protezione della biodiversità. Questo approccio è fondamentale se vogliamo perseguire una inclusiva transizione ecologica».

I geologi: necessario utilizzare le risorse del PNRR

«Sebbene l’Italia sia un territorio potenzialmente ricco d’acqua, la sua disponibilità non coincide con l’effettivo uso da parte della popolazione a causa della natura irregolare dei deflussi e delle carenze del sistema infrastrutturale esistente». Necessarie quindi risorse per nuovi interventi A dirlo è Arcangelo Francesco Violo, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, che rilancia: «Nel PNRR (Piano Nazionale Ripresa e resilienza, ndr)  sono previsti interventi nel settore della depurazione e delle reti fognarie per rendere più efficace la depurazione delle acque reflue migliorando, quindi, lo stato di salute delle acque marino costiere ed interne» e sottolinea che «è necessario implementare le risorse sui monitoraggi dei corpi idrici, essenziali per mettere in atto i bilanci idrologici che possano cogliere l’estrema variabilità delle precipitazioni causate dagli effetti dei cambiamenti climatici. Andrebbero, poi, aggiornate e implementate le banche dati esistenti con le conoscenze idrologiche ed idrogeologiche insieme ai piani di monitoraggio continui dei corpi idrici».

Sulla stessa lunghezza d’onda è il Segretario del Distretto dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli: «Dal 2014 è cresciuto del 10%  il numero di famiglie italiane che denunciano l’inefficienza del sistema di gestione dell’acqua, con prestazioni migliori al Nord Italia rispetto al Centro e al Mezzogiorno. Il Mezzogiorno d’Italia possiede un patrimonio infrastrutturale di grande valore e che consente di approvvigionare aree nelle quali la carenza idrica ha costituito negli anni un handicap in termini di crescita e sviluppo sociale ed economico. Ma le infrastrutture idriche, non diversamente da tutte le altre, necessitano di manutenzione e gestione». Il piano del DAM c’è: «L’Autorità distrettuale, d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha predisposto interventi già finanziati di un Piano straordinario e primo piano invasi del valore di 180 milioni. Ed ha presentato al MIT, d’intesa con le Regioni, un secondo programma Piano Invasi per un valore di oltre 130 milioni», che si vanno ad aggiungere agli oltre 850 milioni richiesti per interventi nell’ambito del Piano Recovery Fund e  alla programmazione di interventi per risolvere le perdite di rete, che in alcune aree raggiungono il 70%.

L’esempio del Quirinale

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La Casa dell’acqua installata da ACEA al Quirinale

Proprio in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, ACEA ha installato nel Palazzo del Quirinale la 96° Casa dell’acqua. L’iniziativa fa parte di un progetto nato con il duplice obiettivo di incentivare il risparmio idrico e la riduzione dell’uso della plastica.

Le Case dell’acqua rappresentano l’evoluzione hi-tech delle antiche fontane (infatti sono tutte dotate anche di prese di alimentazione elettrica USB per la ricarica di tablet e cellulari, nonché di uno schermo per la trasmissione di informative aziendali e comunali), erogano gratuitamente acqua naturale o frizzante e fanno ormai parte dell’arredo urbano della Capitale e dei comuni in cui sono state posizionate. Sono collocate in luoghi pubblici facilmente raggiungibili dai cittadini, vicino alle fermate della metropolitana, in posti di interesse turistico o di alto valore simbolico come il Colosseo o la Tenuta Presidenziale di Castel Porziano.

La casa dell’acqua al Quirinale si aggiunge alle 95 già installate – di cui 26 a Roma e 69 nei Comuni della provincia e dell’area metropolitana. L’acqua distribuita è la medesima degli acquedotti e la qualità è certificata da rigorosi controlli periodici, svolti da ACEA dalle Asl competenti.

Aziende virtuose

Il Gruppo Carlsberg ha fatto della lotta agli sprechi idrici sin dal 2017 uno dei quattro pilastri del Programma di Sostenibilità Together Towards ZERO. L’obiettivo è ridurre del 25%gli sprechi d’acqua entro il 2022 e arrivare a zero sprechi d’acqua entro il 2030. Tra gli investimenti realizzati da Carlsberg Italia nel Birrificio di Induno Olona (VA), un Pastorizzatore Flash che permette di limitare ulteriormente i consumi idrici nei processi di produzione, e il monitoraggio continuo dei flussi idrici per individuare eventuali perdite, hanno portato alla riduzione del 29,2% dei consumi di acqua dal 2015 al 2019. A livello internazionale Carlsberg ha in piedi in India un progetto in partnership con Desolenator, progetto che renderà accessibili 20mila litri di acqua potabile al giorno rifornendo un’intera città di 4mila persone nelle Sundarbans del Bengala Occidentale (la più grande foresta al Mondo di mangrovie situata a 120 km dallo Stabilimento di Carlsberg a Calcutta) e creerà occupazione per le micro-attività locali gestite soprattutto da donne.

Acqua contaminata in vendita: la candid camera di Azione contro la Fame

E non mancano le provocazioni. Nei giorni scorsi sono state messe in vendita in store e supermercati, delle bottiglie di Water of Africa. Il suo colore è giallo paglierino, talvolta marrone o rossastro. La bottiglia che la contiene dispone di un’etichetta che, anziché elencare le proprietà benefiche delle nostre acque “minerali”, annuncia quanto di più dannoso viene immesso nell’organismo con il suo consumo. Gli ignari clienti, certi di prelevare una normale bottiglia d’acqua da mezzo litro, si ritrovano davanti “l’acqua che mai avrebbero bevuto”, ma che 319 milioni di persone bevono quotidianamente. Il perché è presto detto: le famiglie, nell’area subsahariana, non hanno accesso all’acqua nelle proprie case e non dispongono di un pozzo vicino al luogo in cui vivono. Si dissetano, spesso, attraverso fonti d’acqua non trattata e, di conseguenza, finiscono per mettere a dura prova organismi già indeboliti dall’assenza di cibo e nutrienti essenziali alla salute. Le persone esposte all’acqua contaminata da virus, batteri, parassiti, possono ammalarsi rapidamente di malnutrizione legata all’insorgenza ripetuta di diarrea e infezioni intestinali.

 

A lanciare la provocatoria campagna è in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, è Azione contro la Fame, organizzazione umanitaria internazionale specializzata nella lotta contro le cause e gli effetti della fame e della malnutrizione infantile.

Qualche dato: decine di migliaia di persone muoiono ogni anno a causa di malattie legate all’acqua o altri problemi igienico-sanitari e di questi, fino al 90% sono bambini di età inferiore ai cinque anni. Circa 180mila bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno – circa 500 al giorno – nell’Africa subsahariana a causa di malattie diarroiche legate a inadeguatezze idriche e igieniche.

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