Estate 2020 tra ordinanze, dubbi e proposte: intervista a Tommaso Farenga

“È un segnale positivo ma secondo me lascia dei vuoti”. Tommaso Farenga,direttore scientifico di Ambient&Ambienti,  giudica così l’ordinanza del Presidente della Regione Puglia che permette la riapertura immediata per la manutenzione, sistemazione e allestimenti delle spiagge

Appena pubblicata l’Ordinanza con cui la Regione Puglia, autorizzando lavori di manutenzione  sblocca la situazione di stallo dei lidi, e implicitamente apre spiragli alla stagione balneare, sono partiti anche i commenti e le polemiche.

Con riferimento ai parchi acquatici, agli stabilimenti balneari e alle concessioni demaniali marittime, previa comunicazione al Prefetto, – si legge nel provvedimento – è ammesso l’accesso da parte dei titolari, di personale dipendente o terzi delegati esclusivamente per lo svolgimento di interventi di manutenzione, sistemazione, pulizia, installazioni e allestimenti delle spiagge, senza esecuzione di modifiche o nuove opere, purché gli stessi siano svolti all’interno dell’area in concessione. E’ fatto obbligo di adottare ogni misura di contrasto e contenimento della diffusione del contagio negli ambienti di lavoro” (Leggi anche: Il turismo ai tempi del Coronavirus).

Il direttore scientifico di Ambient&Ambienti Tommaso Farenga esprime le sue perplessità.

Tommaso Farenga, quindi è una promozione con riserva per questo provvedimento?

«Senza dubbio dobbiamo dire grazie al Presidente Emiliano per aver dato un segnale, cioè quello della ripresa e che possono cominciare così le operazioni di manutenzione. Ma ci sono delle situazioni ancora da chiarire…».

Quali?

«Il primo dubbio è: in quanti si attiveranno? Perché, ad esempio, nell’ordinanza c’è scritto che è necessaria la comunicazione preventiva al prefetto, ma se viene posta in discussione come si agisce? E poi, partire con i lavori significa avviare un cantiere che al momento, però, stando ai decreti del Governo, non può essere avviato. Ma, anche presa per buona la concessione del permesso e superati questi ostacoli, c’è un altro problema: è davvero conveniente? E con che garanzie un balneare investe?»

“Il 31 dicembre scadono le concessioni demaniali”

A vedere tutti questi punti interrogativi, sembra che di certezze ce ne siano poche. E quindi, come agire?

«Bisogna inserire il provvedimento in un quadro più ampio che dia, appunto, certezza dell’investimento. Perché non va dimenticato che il 31 dicembre scadono le concessioni demaniali e allora il titolare di uno stabilimento balneare potrebbe avere molti dubbi sulla reale convenienza dell’investimento associato alla ripresa se poi la stessa avrà altri condizionamenti. Ecco, pertanto, che andrebbe presa in considerazione l’idea di un rinnovo. Oppure per assicurare la sostenibilità della ripresa occorre quanto meno non far pagare gli oneri concessori annuali allo Stato».

Con queste premesse, cosa succederà questa estate?

Dubbio estivo: si andrà al mare?

«Nella migliore delle ipotesi, si potrà andare al mare ma solo prevedendo una seria organizzazione funzionale delle strutture, dalla distanza di sicurezza alla sanificazione, dai bar e le docce ai vari percorsi. Al di là della boutade rappresentata da quell’obbrobrio di progetto delle “scatole” in plexiglass, terribili e inapplicabili, l’altra perplessità è: come sperare che i ricavi superino i costi per un titolare, se può ospitare più o meno il 40% delle persone nel proprio stabilimento?»

“Il sindaco di Lecce propone un patto istituzioni-balneari”

Ma c’è qualche soluzione che può essere efficace?

«Ci sono alcune proposte che reputo valide, come la possibilità di chiedere ai titolari degli stabilimenti di poter garantire la pulizia anche per le spiagge libere limitrofe. A questo proposito mi è sembrata molto intelligente la proposta del sindaco di Lecce, Carlo Salvemini. La sua idea – come ha detto lo stesso Sindaco – è quella di “un patto collaborativo tra istituzioni e balneari, dando la possibilità a questi ultimi, per questa stagione, di estendere le concessioni su una congrua quantità di spiaggia che possa garantire loro sostenibilità finanziaria. In cambio, si prenderebbero in carico dei tratti di spiagge libere adiacenti i loro lotti, dei quali garantire la pulizia, la vigilanza e i servizi di salvamento. Altro punto interessante di questa proposta è che in cambio della gestione delle spiagge libere, cui va garantita naturalmente la fruizione senza oneri per i bagnanti, si preveda la cancellazione del canone concessorio per l’annualità in corso”».

In sostanza, i balneari non perdono “terreno” e diventano un ausilio per l’ordine pubblico.

«I balneari possono assicurare o come ha proposto Salvemini garantire questo servizio che “con Polizia Locale e Protezione Civile potrebbero contingentare razionalmente gli accessi”. Del resto, i balneari hanno a disposizione un esercito come personale e sono la vera industria del mare. Per questo, l’idea di Salvemini la reputo ottima e lungimirante».

Andremo a mare?

E allora cosa aspettarsi per quest’estate?

«Ripartirà la macchina. Ripartirà perché non se ne può fare a meno. Un mondo che si ferma è un mondo che salta. Ecco perché secondo me, pur con le adeguate misure restrittive, è necessaria una riapertura immediata in quasi tutti i settori. È necessario aprire subito e la burocrazia dovrebbe eliminare quei lacci e lacciuoli che non sono mai stati garanzia di qualità. Perché è difficile avere fiducia in uno Stato che non è deciso. Se io imprenditore avessi la certezza e la sicurezza di un impegno che sarà mantenuto da parte delle istituzioni, potrei anche fidarmi e investire. Ma purtroppo c’è tanta burocrazia che sta bloccando tutto e che genera sfiducia. Da questo punto di vista sono molto critico: mi sembra che la burocrazia funzioni proprio per mantenere l’apparato burocratico, cioé solo se stessa».

Ma quindi, per chiudere: andremo al mare?

«Non possiamo togliere il mare alla gente. Chi ha una seconda casa, chi ha il giardino, potrebbe stare all’aperto e godersi comunque le belle giornate, potrebbe paradossalmente anche affrontare un’estate in quarantena. Ma c’è tanta gente che ha meno possibilità e ha bisogno, necessità, di andare al mare e non possiamo e non dobbiamo vietarlo. Anche perché il nostro è un mare meraviglioso che merita di essere goduto».

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