Eco-aziende made in Italy, modello per l’UE

Eco-aziende Made in Italy? Certo, perchè il Belpaese è in cima ai Paesi più virtuosi nell’attuazione della Direttiva sull’efficienza energetica per i check up nelle aziende

E già si parla di ‘modello Italia’, con alcune best practice che l’Unione Europea sembra intenzionata a indicare nella prossima revisione della Direttiva sull’efficienza. Il dato è reso noto da Enea, l’Agenzia nazionale dell’efficienza energetica, e riguarda gli audit energetici effettuati da quelle che possiamo definire eco-aziende. Così a dicembre 2015 erano state inviate 14.342 diagnosi da 7.516 imprese italiane, salite poi a 8.461 con 15.685 audit a fine giugno 2016. Intanto in tutto il resto d’Europa venivano inviate circa 13mila diagnosi.

eco-aziende
Ad oggi, sono stati risparmiati dalle nostre eco-aziende quasi 10 Megatep all’anno, con una diminuzione di 3 miliardi di euro di spese per l’importazione di fonti fossili

In Italia il decreto legislativo 102/2014 introduce l’obbligo per le grandi imprese e le imprese energivore di redigere la diagnosi energetica, con l’obiettivo di tagliare gli sprechi. In sostanza si va a valutare come l’impresa consumi energia e quali possano essere gli interventi più adatti per aumentarne l’efficienza. A finire sotto la lente i sistemi di riscaldamento e raffrescamento, la produzione di acqua calda sanitaria, i consumi di elettricità e quelli per i trasporti.

«L’approccio italiano e i risultati ottenuti hanno suscitato molto interesse e valutazioni positive da parte della Commissione europea», spiega Roberto Moneta, responsabile dell’Unità Tecnica Efficienza Energetica dell’Enea. Tra le strategie più gradite a Bruxelles è segnalata l’istituzione di Tavoli tecnici permanenti, come momento di confronto e analisi per individuare procedure operative condivise con i soggetti interessati e per l’attuazione degli aspetti più complessi della Direttiva. Misure efficaci anche la realizzazione di modelli di rendicontazione standardizzati per gli operatori e per elaborare i dati delle diagnosi, la predisposizione di Linee guida settoriali con indicazioni utili alle aziende per adempiere all’obbligo legislativo».

«Queste iniziative, condivise con Confindustria e con gli altri soggetti interessati, proseguiranno insieme alle attività che ENEA sta portando avanti a supporto del Ministero dello Sviluppo Economico per favorire sempre più il confronto con i soggetti interessati, attraverso iniziative di informazione, formazione, convegni e seminari, elaborazione di documentazione tecnica e studi settoriali con le associazioni di categoria», conclude il Responsabile dell’Enea.

Ma l’Italia si era già distinta nel settore dell’efficienza: ad oggi, sono stati risparmiati  dalle nostre eco-aziende quasi 10 Megatep (cioè 10 milioni di tep. Un tep rappresenta la quantità di energia liberata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo) all’anno, con una diminuzione di 26 milioni di tonnellate di anidride carbonica e di 3 miliardi di euro di spese per l’importazione di fonti fossili.

Inoltre, il nostro Paese è leader in UE per livello d’intensità energetica, del 18% inferiore alla media europea. Tra gli strumenti per promuovere l’efficienza si sono rivelati particolarmente efficaci i certificati bianchi, le detrazioni fiscali per le riqualificazioni energetiche, le misure previste dal Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica 2014 oltre a quelle previste dal già citato dlgs 102/2014.

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