E-democracy, la democrazia elettronica per informarsi, confrontarsi, partecipare

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(foto Johnhain da Pixabay)

La Governance territoriale può contare su modelli partecipativi previsti dalla “democrazia  elettronica”.  Le piattaforme #Pugliapartecipa e Bari Partecipa: quanto contano i cittadini nelle decisioni che riguardano il territorio?

Il cittadino ha la possibilità di contribuire attivamente alla promozione dello sviluppo sostenibile laddove informato sulle tematiche ambientali, valutando la qualità ambientale, partecipando ai processi decisionali pubblici affinché la condizione di sostenibilità dello sviluppo sia sempre in primo piano”. Così si legge in una comunicazione della CEE del 1998. Ebbene da allora molte cose sono cambiate: il cittadino è maggiormente coinvolto – perché garantito – nel processo di “gestione dell’ambiente”, perché può accedere più facilmente all’informazione e può partecipare più direttamente ai processi decisionali in materia di tutela ambientale e del territorio.

Verso una maggiore partecipazione dei cittadini

La Convenzione delle Nazioni Unite firmata ad Aarhus nel 1998 ed entrata in vigore dal 30 ottobre 2001, parte dall’idea che un maggiore coinvolgimento e una più forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi di tipo ambientale conduca ad un miglioramento della protezione dell’ambiente e del territorio. Essa intende contribuire a salvaguardare il diritto di ogni individuo, delle generazioni attuali e di quelle future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere. E la Presidenza del Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo hanno raggiunto in questi ultimi mesi (luglio 2021) un accordo politico provvisorio su una proposta di revisione del Regolamento di Aarhus, al fine di renderlo pienamente conforme alla Convenzione. Un regolamento che stabilirà le modalità di attuazione, da parte dell’UE e dei suoi Stati membri, della Convenzione internazionale di Aarhus.

L’obiettivo della proposta è garantire che l’UE rispetti pienamente la Convenzione per quanto riguarda il diritto del pubblico inteso come cittadino, a controllare gli atti amministrativi.

Quale partecipazione?

partecipazione discussione
la partecipazione spesso non si indirizza ai cittadini in generale, ma alla cittadinanza attiva, ossia i cittadini consapevoli e organizzati che mostrano volontà di impegno per il bene comune

Ma la partecipazione del cittadino deve essere resa possibile dalle autorità già nella fase iniziale del procedimento, vale a dire quando tutte le alternative sono ancora praticabili; così da poter avere la stessa un’influenza effettiva sulla realtà. Alle autorità pubbliche spetta il compito di fornire assistenza e orientamento ai cittadini, agevolandone l’accesso alle informazioni, la partecipazione ai processi decisionali, promuovendone l’educazione ecologica ed aumentando consapevolezza degli stessi verso i problemi ambientali; il tutto riconoscendo e sostenendo le associazioni, i gruppi o le organizzazioni che hanno come obiettivo la protezione dell’ambiente.

In linea di principio, è stato già affermato in giurisprudenza (Tar Puglia, Lecce, sent. n. 2286/2009) che “la disciplina della c.d. informazione ambientale e cioè l’accesso all’informazione e la partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia ambientale, prevista dagli art. 6-8 della convenzione di Aarhus obbliga a informare il “pubblico (individui e associazioni che li rappresentano)”, qualora l’Amministrazione inizi un processo decisionale comportante un impatto sull’ambiente, in modo tale da garantire ai soggetti interessati la possibilità di poter partecipare all’elaborazione di piani, programmi e politiche relative all’ambiente nella fase preliminare e quindi in uno stadio in cui tutte le operazioni siano ancora pendenti, cioè all’inizio del processo decisionale”.

Attualmente gli strumenti partecipativi devono esser dotati di una incisività in materia ambientale non solo a carattere difensivo e con contributi da inviarsi a piani ormai strutturati nella propria impostazione di fondo, e quindi suscettibili unicamente di determinare modesti correttivi agli stessi (cfr. Corte Giustizia U.E., Grande Sezione, 15 gennaio 2013, C-416/10 –); gli obblighi di informazione devono essere assolti in concreto, “a livelli e con strumenti diversi in relazione al tipo di interessi coinvolti ed alla natura ed all’intensità delle esigenze unitarie che devono essere soddisfatte”, ovvero in rapporto alla specificità del caso concreto e delle misure adottate e non già in astratto (T.A.R., Lazio Roma, sez. II bis, n. 3612/2020). E ciò da parte di una “autorità pubblica” comprensiva di “ogni persona fisica o giuridica svolgente funzioni di pubblica amministrazione ai sensi della legislazione nazionale, compresi incarichi, attività o servizi specifici connessi all’ambiente” (Corte giustizia Unione Europea Sez. I, 15/04/2021, n. 470/19). che significa?

Quali criticità?

Quanto sin qui affermato si presta però a due fronti di criticità:

  1. C’è bisogno di spingere in favore di una maggiore inclusione nel metodo partecipativo, considerando che la partecipazione spesso non si indirizza ai cittadini in generale, ma piuttosto la cosiddetta cittadinanza attiva, ossia i cittadini consapevoli e organizzati che mostrano volontà di impegno per il bene comune.

2: L’importanza di una reale partecipazione dei cittadini alla gestione ed amministrazione del territorio non si deve esaurire solo nell’aprire le porte del procedimento consentendo la visibilità di quanto nello stesso avviene, ma anche nel dovere spettante all’amministrazione di promuovere e riconoscere nuovi modelli di partecipazione collaborativa effettiva dei cittadini.

Quali soluzioni nella e-democracy?

Le due criticità sono risolvibili in chiave comune.

A proposito della prima criticità, accade che spesso i resoconti delle esperienze di partecipazione se da un lato vedono indistintamente coinvolti tutti i cittadini che si trovano a condividere una data situazione o che hanno un qualche interesse sul tema in discussione, dall’altro di poi, registrano una partecipazione effettiva al processo solo di una parte di questi; quindi l’obiettivo ambizioso è quello di coinvolgere ed includere tutti, cittadini attivi e/o competenti e/o riflessivi. E ciò, attraverso la ristrutturazione dei processi partecipativi, beneficiando delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione che facilitino un maggior coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali nel rispetto dell’adattamento del modo di operare delle istituzioni democratiche nel nuovo contesto sociale emergente.

Esemplificative sul punto le iniziative proposte nell’ottica della e-democracy ovvero della democrazia elettronica. Da qui il punto di partenza per il superamento della seconda criticità inizialmente prospettata nell’ottica di rafforzamento del processo partecipativo nella materia della tutela ambientale e del territorio.

La piattaforma #Pugliapartecipa

Recentemente la Regione Puglia ha firmato con Anci Puglia un protocollo di intesa per favorire l’uso della piattaforma #Pugliapartecipa da parte delle Amministrazioni comunali pugliesi. L’obiettivo di questa azione è promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo della Regione e degli Enti locali in tutti i settori e a tutti i livelli amministrativi, potenziandone l’efficacia e rafforzandone la trasparenza, attraverso gli strumenti previsti dalla Legge n. 28 del 13 luglio 2017, la cosiddetta legge sulla Partecipazione.

Non sostituire, ma integrare

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#Pugliapartecipa intende promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo della Regione e degli Enti locali

La piattaforma #Pugliapartecipa, infatti, nasce per ospitare tutti i processi partecipativi della Regione, ma anche per costruire una diffusa comunità? partecipativa, necessaria a rafforzare il collante sociale democratico costituito da esperienze, conoscenze e compiti condivisi. La piattaforma non ha l’intento di sostituire le pratiche di partecipazione tradizionali, ma di offrire la possibilità di integrare le stesse con strumenti digitali utili ad ampliare il coinvolgimento di cittadini e stakeholders nelle decisioni pubbliche, potenziandone l’efficacia.

La piattaforma Bari Partecipa: confrontarsi, informarsi e partecipare sul web

E se ciò accade a livello regionale, altrettanto si rinviene a livello comunale con l’avvio della piattaforma Bari Partecipa come strumento, in previsione di coinvolgimento, in questo caso, direttamente dei cittadini e non solo delle amministrazioni. La piattaforma Bari Partecipa (nome della piattaforma web relativa al progetto Casa del Cittadino) è uno dei progetti di innovazione tecnologica finanziati nell’ambito del PON Città Metropolitane 2014/20 (Asse 1, Azione 1.1.1. – Progetto BA 1.1.1 c “CASA DEL CITTADINO” – CUP J91J17000120007), che ha come obiettivo quello di fornire ai cittadini baresi uno spazio web dove confrontarsi, informarsi e partecipare alla gestione della propria città.

E-democracy, la democrazia elettronica aiuterà l’iniziativa locale

Si tratta di una nuova forma di dialogo con i cittadini, e-Democracy ovvero democrazia elettronica, ovvero l’insieme dei processi erogativi di servizi online a cittadini e imprese e della partecipazione degli stessi alle scelte di governo. L’uso dell’ICT –information and communications technology– a sostegno della partecipazione dei cittadini alla vita istituzionale potrà essere un elemento qualificante delle politiche nazionali per l’e-Government ed in linea con gli sviluppi europei, in quanto costituisce un’occasione preziosa per accrescere la centralità del tema nell’agenda digitale pubblica, focalizzare e dare slancio all’iniziativa locale.

Tali strumenti segnano l’adattamento del modo di operare delle istituzioni democratiche nel nuovo contesto sociale.

Alcune riflessioni

Concludendo, se da un lato vi è la necessità che i “partecipanti” siano lungimiranti, pronti a fare ipotesi sul futuro basandosi sulla costruzione di scenari volti ad indirizzare il cambiamento, dall’altro, è opportuno che le amministrazioni tengano conto delle priorità deliberate dalle assemblee dei cittadini, per giungere ad una co-gestione delle problematiche di tutela dell’ambiente e del territorio. Perché se è pur vero che la democrazia partecipativa ha una valenza consultiva, dato che la decisione finale spetta sempre alle istituzioni della democrazia rappresentativa, è fondamentale riconoscere al cittadino privato un qualche potere di incisione/orientamento sulle/delle decisioni pubbliche nel rispetto delle garanzie costituzionali e di legalità in ottica di collaborazione.

In sintesi, il metodo partecipativo sarà efficace se consentirà ai soggetti sociali coinvolti di esprimersi, di informarsi e di contare, indipendentemente dai risultati concreti conseguiti.

 

 

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