Chiusa grande, quando la “vinosofia” diventa biologica

Franco D’Eusanio, alle sue spalle i vigneti di Chiusa Grande

Franco D’Eusanio, agronomo e viticoltore  ha dato vita nel 1991 a Chiusa Grande i cui vigneti si trovano  a ridosso dei massicci della Majella e del Gran Sasso in provincia di Pescara.

Chiusa Grande, una delle aziende più certificate d’Europa, ha ottenuto: Qualità di Processo Iso 9001, Tutela e Difesa dell’Ambiente Iso 14001, Vino Biologico Icea, Garanzia di Produzione (Aiab) e Carbon Footprint (controllo emissioni CO2) Iso 14064.

Mi racconta in breve  la storia della sua azienda?

Fin da bambino ho avuto un fortissimo legame con la terra. Mio padre è stato tra i pionieri del vivaismo viticolo, selezionando un vecchio biotipo di Trebbiano d’Abruzzo e negli anni ’60 impiantò i primi vigneti in altre zone. Ho iniziato a occuparmi di vino come consulente per alcune aziende del centro-sud, ma poi mi sono reso conto che la chimica ha dei limiti nella produzione di vini di qualità. Serviva percorrere nuove strade e ho scelto di intraprendere quella dell’agricoltura biologica. Così Chiusa Grande nel 1999 ha cominciato a vinificare vini biologici certificati.

In quale modo interpretate  la produzione biologica di uva e di vino?

Chiusa Grande nel 1999 ha cominciato a vinificare vini biologici certificati

Mi definisco un “vinosofo” e un “bioinnovatore”, questo sintetizza il mio amore per la natura e il piacere della riscoperta della tradizione  conciliata con l’equilibrio dell’ecosistema. Il lavoro comincia nei vigneti, con il controllo della concimazione, della potatura, l’uso di antiparassitari naturali, il risultato sono uve sane e ricche di elementi nutritivi. Quando si passa in cantina per vinificare ho scelto una strada controcorrente, ricorro alla iperossigenazione e non alla tradizionale riduzione. La riduzione protegge il mosto e il vino dall’ossigeno, ma paradossalmente il prodotto finito temerà l’ossigeno e dopo l’apertura della bottiglia profumi e sapori si appiattiranno in breve tempo. Con l’ossigenazione invece si ossidano tutti i componenti possibili prima della fermentazione e il risultato sarà un vino più stabile, con acidità non  elevata e le caratteristiche organolettiche, dopo la stappatura  si esalteranno con il trascorrere dei minuti. Per quanto riguarda l’anidride solforosa abbiamo abbassato molto le quantità: si arriva al massimo a 80 ml/l, contro i 200 ml/l dei vini convenzionali. Abbiamo anche una linea “Natura” di vini privi di solfiti, ma ugualmente in grado di invecchiare.

Quali sono le ultime novità della vostra cantina?

“D’Eus” è il primo spumante bio, vinificato nelle versioni bianco e rosé; a destra “Natura” della linea di vini privi di solfiti

L’ultima creatura di Chiusa Grande e il vino “D’Eus”, il primo spumante bio  metodo Classico in Abruzzo. Lo vinifichiamo in due versioni, bianco e rosé, un tributo al grande pensatore Gabriele d’Annunzio per il 150° della sua nascita. D’Eus è la perfetta sintesi della vinosofia aziendale: sostenibilità del processo produttivo, piacevolezza del gusto, accessibilità di prezzo. La seconda novità è la degustazione multisensoriale, dove tutti i sensi vengono stimolati non solo dal vino (odore, colore, gusto), ma anche da stimoli uditivi grazie al cd musicale “Diwine Jazz Vinosophy colletion” in cui nove nostri vini sono stati abbinati ad altrettanti brani coordinati dal jazzista Tony Pancella. Anche le nostre etichette,  che su retro recano poesie o citazioni letterarie, contribuisco al piacere della degustazione.

Oltre al sistema di coltura e produzione biologico, che tipi di interventi avete effettuato a salvaguardia dell’ambiente e del risparmio energetico?

Abbiamo un impianto della potenza di circa 50 Kw/h che copre il 50% del nostro fabbisogno energetico, ma abbiamo in progetto di arrivare al 100% con un piccolo impianto di co-generazione delle biomasse aziendali.

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