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Amianto: l’America previene, l’Italia punisce

John Eaves

John Eaves

L’avvocato americano John Eaves è stato nominato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente nazionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto,  per il processo Good Year di Latina, spostato ora negli States, contro la casa madre. Il processo di Latina ha visto il rinvio a giudizio dei magnati della Good Year, per la morte da amianto di dipendenti e familiari, accogliendo le richieste del PM  e dei legali di parte civile, tra cui Bonanni, per i reati ex artt. 589, 590 e 583 c.p. (omicidio colposo, lesioni personali colpose, aggravate dalla malattia certamente o probabilmente insanabile) (1 – leggi i riferimenti normativi). Ma l’avvocato Bonanni ha avviato anche un secondo procedimento penale per i reati ex artt. 434, 2° e 437, 2°c., c.p. (pericolo di disastro doloso aggravato e omissioni dolose delle cautele aggravate) (2), ricalcando il processo Eternit di Torino.

Eaves, nel corso del simposio ha spiegato qual è la spina nel fianco degli USA, in tema di lotta all’asbesto: gli States, a differenza dell’Italia, che vanta ottime leggi per bandire definitivamente l’uso dell’amianto e punire i colpevoli delle vittime, non  hanno un simile apparato.

La legge italiana anti amianto più rilevante è la n. 257/92 (3), che ne vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione. E in proposito, Eaves sottolinea come oggi, negli Stati Uniti, sia diffusissima la circolazione di prodotti in amianto, soprattutto a causa del mercato cinese e osserva che «la soluzione per la Cina, che diffonde l’amianto, è di vietarne, su scala mondiale, la produzione e l’utilizzo. Ma, purtroppo, questo non è stato ancora possibile. Infatti, proprio gli States, non hanno norme che impongono questi divieti».

Ezio Bonanni

Ezio Bonanni

Tuttavia, in America il problema amianto è molto sentito e le campagne di prevenzione aumentano, favorendo le “buone prassi”. Scelta, questa, che riflette il profondo rispetto per quei principi fondamentali di diritto internazionale, racchiusi nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ONU del 1948 (4), che tutelano i diritti inalienabili (irrinunciabili e incedibili) dell’individuo e, tra tutti, quelli della vita, della libertà e della sicurezza della persona. Nonostante ciò, è difficile che una normativa ad hoc faccia presa, perché «le lobby delle industrie, anche dell’amianto, sono molto potenti negli States e in tutto il mondo. Sono pronte a impedire che le vittime ricevano giustizia e il giusto risarcimento. Questo modello “vincente”, che ha sempre condotto alla piena assoluzione di tantissime aziende, risale agli anni ’30, epoca dei processi contro il tabacco in cui grandi amministratori delegati giuravano, in aula, che la nicotina non fosse nociva, macchiandosi di spergiuro e con i pacchetti di sigarette nelle tasche!». Per di più, la Costituzione americana non prevede il legame tra responsabilità penale personale e risarcimento pecuniario per morte.

La nostra Costituzione garantisce il diritto alla vita, alla dignità umana, all’uguaglianza, al lavoro (salubre) alla salute e all’inviolabilità della libertà personale (5), ma circa quest’ultima, pone le debite e rigide eccezioni. L’art.13 Cost., infatti, tutela la libertà personale, salvo decisione motivata del giudice e nei soli casi previsti dalla legge. In altri termini, se si violano norme specifiche, come quelle in tema di tutela dei lavoratori esposti ad amianto, il colpevole non solo dovrà risarcire pecuniariamente le vittime o i loro congiunti, per la perdita o per la malattia, ma potrà essere contestualmente condannato per il reato e subire la restrizione della libertà personale, dietro provvedimento motivato del tribunale.

Roma auletta parlamentari

Auletta dei parlamentari, un momento del convegno

L’Italia, inoltre, deve attenersi, come membro UE, alla normativa comunitaria e, in primis, alla Carta Dei Diritti Fondamentali del 2000 (6), norma di rango superiore agli ordinamenti statali e base della normativa di settore, come la Dir. 2009/148/CE (7) in tema di tutela dei lavoratori esposti all’amianto sui luoghi di lavoro, il cui recepimento langue, forse per lassismo o perché poco “utile” agli interessi dei magnati dell’industria dell’amianto.

Sulla scorta di tanto, decidere quale metodo sia migliore tra l’italiano e lo statunitense, è arduo: certamente il sistema normativo italiano in tema di amianto è tra i migliori al mondo – ne è convinto John Eaves – ma è spesso violato e tradito, nell’inerzia incosciente della politica (perché il problema amianto continua a sussistere e dilagare); in America, pur essendoci la volontà di novità legislative e processuali, esistono solo la prevenzione e l’associazionismo. Risolutiva sarebbe, invece, la coesione dei metodi.

 

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