Agricoltura tra Covid, innovazione e lavoro

Il bilancio della Coldiretti tra crisi, mascherine, contributi statali, concorrenza sleale, giovani e donne

È ovvio che lo stato di salute dell’agricoltura condiziona non soltanto il nostro sistema economico ma anche la nostra vita, perché il settore agricolo è fondamentale per la nostra sussistenza.

La Puglia è una delle regioni italiane che basa una parte importante della propria economia proprio sui prodotti della terra, che sono quelli che permettono alla nostra regione di essere amata e apprezzata in tutto il mondo.

Ma l’agricoltura vive di grandi difficoltà e paradossi: innanzitutto il problema ambientale. La terra viene “rubata” all’ambiente per le coltivazioni, ma a sua volta quella stessa terra viene presa con forza per costruire aree residenziali e produttive per l’espansione delle città. Nei campi, poi, soprattutto in passato, c’è stato un abuso di pesticidi che hanno inquinato i prodotti, l’ambiente e le falde acquifere. Fortunatamente, oggi, con gli investimenti anche europei nel biologico, queste problematiche stanno, seppur lentamente, scomparendo. Resta però il problema del consumo del suolo e dell’inquinamento.

Oggi, però, la pandemia causata dal Covid e le misure di contenimento del contagio hanno fortemente danneggiato l’agricoltura e la filiera.

Secondo l’analisi della Coldiretti, “le imprese agricole pugliesi hanno sostenuto costi pari a 10 milioni di euro di mascherine e gel igienizzanti per mettere in sicurezza gli oltre 100mila operai agricoli impegnati nelle campagne, da quando a marzo è scoppiata l’emergenza Coronavirus. È un ingente aggravio dei costi a carico delle imprese agricole per il welfare aziendale, dove solo il 9% della spesa per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale è stato compensato dal credito d’imposta.”. «Sono oltre 100mila le aziende agricole e le stalle e più di 5mila le imprese di lavorazione alimentare che non hanno mai smesso di lavorare durante il lockdown per garantire le forniture alimentari alla popolazione – spiega il presidente della Coldiretti Puglia Savino Muraglia – La Puglia può contare su una risorsa da primato mondiale ma deve investire per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali. È necessario investire sul futuro competitivo delle imprese agricole, spesso penalizzate dai costi di burocrazia e lavoro, con una tassazione sul lavoro stagionale più alta che in Paesi come Francia e Spagna.”.

Per queste ragioni, l’associazione di settore sta spingendo su progetti di sviluppo insieme ai principali gruppi industriali e bancari d’Italia, per realizzare nuovi strumenti per la gestione, sia burocratica, sia economica e sia produttiva, delle filiere, nell’ottica di una evoluzione verso la sostenibilità, nel rispetto dell’ambiente, dei produttori e dei consumatori.

Intanto, c’è qualche nota positiva. Su 3 aziende pugliesi, 1 è giovane. Il 35% delle imprese agricole pugliesi è ha meno di 35 anni, possiedono una superficie superiore di oltre il 54% alla media, hanno il 50% di occupati per azienda in più e un fatturato più elevato del 75% della media, nonostante la battuta d’arresto registrata nel 2019 e il Covid. Invece, la svolta green è sempre più evidente e sempre più presente. Ben 7 aziende under 35 su 10 sono votate alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali. Il 32% dei giovani imprenditori sono donne.

La terra oggi è sempre più una risorsa che va gestita in maniera oculata: per questa ragione la tecnologia è fondamentale per ottimizzare i processi gestionali e le produzioni, riducendo gli sprechi. Oggi per gestire un terreno agricolo è necessaria una preparazione culturale, tecnica e tecnologica elevata. Grazie a queste competenze acquisite sui libri e sul campo, il mestiere dell’agricoltore ha la stessa valenza, preparazione e perizia di qualunque altra professione.

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