Tante idee per rendere ‘green’ le nostre scuole

credit: FSC Italia

L’amore per la natura comincia a scuola e crescere educati all’ambiente può fare la differenza nei cittadini di domani

 

Ma anche scegliere i prodotti giusti da mettere in cartella, a cominciare da una merendina incartata non nella plastica ma in un tovagliolo, può contribuire al cambiamento e attivare un movimento culturale di scelte consapevoli e responsabili.

I genitori, alle prese con i corredi scolastici, possono fare scelte ecosostenibili adottando piccole attenzioni e nuove abitudini, che a loro volta possono fare bene al portafoglio.

E le scuole? Cosa fanno per educare alla cura e al rispetto del patrimonio naturale che ci circonda e cosa potrebbero fare per diventare più sostenibili?

Dal promuovere la raccolta differenziata dei rifiuti in classe all’eliminazione delle bottigliette in plastica per una merenda meno impattante, dalla dematerializzazione degli avvisi ai genitori alle attività di educazione civica dei bambini, sono tantissime le iniziative che la scuola può mettere in campo per promuovere la cultura dell’ambiente.

Leggi: L’ambiente entra a scuola: progetti e iniziative green coinvolgendo gli studenti

 

La scuola green puntando su mobilità, digitale e rinnovabile

Il Pnrr ha stanziato 17,59 miliardi di euro per l’istruzione, con 6 linee di investimento dedicate all’ammodernamento delle infrastrutture scolastiche. La necessità di ripensare gli attuali modelli scolastici è certamente una priorità e implica la sostenibilità ambientale e l’innovazione, la rigenerazione degli spazi esterni, la mobilità autonoma e sostenibile.
  1. L’energia della scuola ideale? Rinnovabile ed efficiente
Secondo il recente rapporto di Legambiente “Ecosistema scuola”, attualmente solo il 17,1% degli edifici scolastici in Italia ha subito interventi di efficientamento, con percentuali più alte al Nord (21,2%) e decisamente inferiori nelle Isole (5,8%). Sul versante energia emerge che negli ultimi 10 anni la presenza di impianti rinnovabili nelle scuole è aumentata dal 12,4% al 21,8%, ma, di questo passo, servirebbero almeno altri ottant’anni per raggiungere la copertura completa. A livello nazionale, il 78,4% degli edifici con impianti rinnovabili utilizza il fotovoltaico, il 35,9% il solare termico, il 2,9% ha installato impianti geotermici e lo 0,3% quelli a biomassa. “Da questo quadro è evidente – dice Senec, azienda leader nella produzione di sistemi di accumulo e nella fornitura di soluzioni per l’indipendenza energetica – come ci sia ancora molto da fare per rendere le scuole italiane veramente sostenibili e che questa transizione non può che passare attraverso l’energia solare”.
  1. Connesse al territorio in una comunità energetica
Scuole e università hanno da sempre importanti funzioni di socializzazione e di condivisione, nonché di innovazione e questo loro ruolo dovrebbe essere sviluppato. Oggi tutto ciò può essere fatto inserendo queste strutture in una Comunità Energetica ovvero associazioni tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni che insieme producono, scambiano e consumano energia da fonti rinnovabili.
Secondo l’ultimo rapporto sulle comunità rinnovabili di Legambiente, redatto nel 2022, in Italia sono circa un centinaio le realtà di questo tipo attive o in fase di progettazione: tuttavia, se confrontato con altri Paesi europei come la Germania, che ne conta ben 1750, dal punto di vista economico ma anche ambientale e sociale, la strada da fare è ancora tanta. “Se create in un contesto scolastico o universitario – continua Senec Italia che ha due sedi a Milano e Bari – le comunità energetiche massimizzano anche il loro potenziale educativo, predisponendo gli studenti a confrontarsi direttamente con i temi come l’autoconsumo energetico e le fonti rinnovabili”.
  1. La scuola ideale attenta alla mobilità
Foto di Ben Kerckx da Pixabay

Flotte di biciclette elettriche e non, installazione di stazioni di ricarica per veicoli elettrici nei parcheggi, mezzi pubblici elettrici. Secondo i dati elaborati da Openpolis, in Italia quasi 10 milioni di persone si spostano quotidianamente per questioni legate all’istruzione. I trasporti pubblici urbani sono la scelta più diffusa, i mezzi interurbani sono un’opzione frequente, mentre la percentuale di scuole collocate entro i 500 metri da una stazione ferroviaria si riduce sensibilmente. In generale, il trasporto pubblico locale risulta poco diversificato e ancora fragile in molte parti d’Italia, limitando le alternative all’auto. Basti pensare che in 81 capoluoghi su 109 l’autobus rappresenta il 99% dell’offerta esistente. Con la transizione ecologica in corso sarà fondamentale favorire non solo la modalità elettrica, ma anche il potenziamento dei trasporti pubblici per garantire un accesso all’istruzione sostenibile e proiettato al futuro.

  1. Sempre più digitalizzate e interconnesse 
Le scuole del futuro non possono che essere digitali, interattive e interconnesse. Qualcosa in Italia è già stato fatto: basti pensare alle L.I.M. (Lavagna Interattiva Multimediale), ai tablet o al registro elettronico, che già fanno parte della quotidianità degli studenti. Sarà fondamentale comprendere le infinite opportunità offerte dal digitale per catturare l’attenzione delle nuove generazioni, immerse in un contesto in rapida evoluzione che richiede metodi di insegnamento sempre più innovativi. Anche sperimentare AI e Metaverso potrebbe essere una risorsa.
  1. Attività educative focalizzate sulle esigenze e tematiche emergenti
Confindustria, Federmanager e 4.Manager stimano che tra il 2023 e il 2026 sarà necessaria l’assunzione di circa 4 milioni di lavoratori d’alto e medio profilo con competenze specifiche nel settore green, sia nelle imprese che nella pubblica amministrazione. Randstad e la Fondazione per la Sussidiarietà registrano invece che le aziende stanno sempre più cercando competenze digitali, raggiungendo una percentuale del 61% nell’ICT, del 19% nel marketing e del 15% nel campo legale. Anche gli insegnamenti dovrebbero potenziare le competenze digitali.

Scelte sostenibili per il back to school

Il rientro a scuola può trasformarsi in una grande eco-opportunità. Ecco cinque consigli dal Forest Stewardship Council, la Ong internazionale che da trent’anni promuove nel mondo la gestione forestale responsabile “per un inizio dell’anno scolastico concretamente sostenibile”.

  1. Riusa ciò che hai già

Prima di procedere con nuovi acquisti, conviene fare l’inventario di ciò che si possiede. La scelta più sostenibile è usare quello che si ha già in casa: matite, pennarelli, evidenziatori, raccoglitori, astucci, scatole per il pranzo, scarpe da ginnastica o zaini. Riutilizzare è il modo migliore per ridurre la nostra impronta ecologica, rendendo più sostenibile il nostro stile di vita.

Si può anche provare a fare acquisti nei negozi di seconda mano sia per abbigliamento che per il materiale scolastico: spesso si trovano materiali usati pochissimo. Allo stesso modo, se si hanno oggetti scolastici che non si usano più o doppi, si possono prendere in considerazione le piattaforme e i mercatini on line o locali. Anche lo scambio di materiale scolastico fra famiglie è un altro modo per ottenere rifornimenti per il nuovo anno scolastico riducendo il proprio impatto ambientale. E si può anche diventare promotori di cambiamento organizzando community di questo tipo all’interno della scuola.

  1. Acquista consapevolmente

Per il materiale da acquistare, meglio evitare prodotti usa e getta o con imballaggi eccessivi. Meglio preferire quelli realizzati con materiali riciclati e i prodotti in carta e legno che rispettano gli standard FSC, contrassegnati dal famoso alberello verde, simbolo di rispetto per le foreste. “Fra questi, le linee di quaderni, di album da disegno e per le lezioni di musica di Fabriano: l’azienda marchigiana – dice una nota di Forest Stewardship Council – usa solo cellulosa certificata FSC. Per le matite, sono amiche delle foreste quelle della linea Stabilo Greengraph: con ampiezza del tratto di 2,2 mm e gradazione HB, sono realizzate con legno di Jetulong certificato FSC”.

LyRA Graduate Art Tip (Ph Fila)

Negli ultimi anni, la ricerca di soluzioni innovative nel campo delle bio-plastiche ha subito una forte accelerazione. Le plastiche da fonti vegetali, quindi rinnovabili, si sono dimostrate interessanti per sostituire la plastica da fonte fossile in alcuni dei processi produttivi. F.I.L.A. (Fabbrica Italiana Lapis ed Affini), nata a Firenze nel 1920 le ha introdotte nella produzione industriale di articoli durevoli e semi-durevoli come contenitori “schoolpack”, per articoli gioco come gli ovetti di plastica destinati ai più piccoli e per tutti i flaconi per colle e colori a tempera.

L’ultimo nato è Lyra Graduate Art-Tip: in plastica bio-based, questo innovativo pennarello è composto per almeno il 64%* (corpo, tappo e cappuccio per la parte colorata) da plastica generata dalla canna dello zucchero, una risorsa rinnovabile che contribuisce alla riduzione di emissioni di gas serra. All’interno inchiostri inodore a base acqua. Si inserisce in un’intensa attività di innovazione promossa dal Gruppo nell’ambito del più ampio Piano di Sostenibilità 2021-2025.

3. Proteggi le foreste anche a ricreazione

Ci sono alcune aziende particolarmente attente che hanno scelto, per gli imballi esterni, la carta certificata FSC. “Le merendine Misura e Germinal Bio sono fra queste” certifica Fsc. Quanto alla mensa scolastica, anche nella ristorazione collettiva ci sono aziende che hanno scelto per i loro prodotti un packaging in carta certificata FSC al posto della plastica: “ad esempio le farine Molino Casillo, i legumi e cereali Pedon, le paste Sgambaro e La Molisana. E per le merende al ritorno da scuola nel pomeriggio – continua la nota – ecco i gelati Sammontana e Grom, protetti da carta amica delle foreste”.

4. Proponi aree ricreative nel bosco per le uscite scolastiche
Insegnanti e genitori possono proporre alla scuola di aiutare alunni e studenti a scoprire l’importanza delle foreste scegliendo un’area boschiva certificata FSC quale meta di attività e uscite didattiche.

Dall’Oasi Zegna in Piemonte, alla Val di Fiemme in Trentino, dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano alle foreste di pianura del Veneto Orientale, dal Complesso forestale regionale di Rincine in Toscana al Parco Oglio Sud in Lombardia, fino alla Sughereta Sperimentale Cusseddu-Miali-Parapinta di Tempio Pausania in Sardegna, sono tante le foreste che oggi in Italia possono aiutare le giovani generazioni ad esplorare e sperimentare la cura di boschi e i vantaggi che questo comporta per il Pianeta.

5. Scopri le foreste nei libri
Da sempre, alberi e boschi sono protagonisti di molti racconti, a volte divertenti, a volte magici…Oggi è possibile raccontare questo mondo ai più piccoli sensibilizzandoli sulla loro importanza per l’ambiente. Ne sono due esempi il libro di Luigi Torreggiani “Il mio bosco è di tutti (una storia di amicizia, amore, alberi, boschi, legno e rispetto per l’ambiente) e i Racconti del bosco” di Daniele Zovi (Otto racconti sulla natura per incantare i bambini attraverso le parole di uno dei maggiori esperti di animali selvatici e vita degli alberi).

Sono poi molti ormai i libri che riportano l’etichetta FSC, che garantisce che la carta è realizzata con materia prima proveniente da piantagioni gestite responsabilmente.

In tema di programmi educativi, le Città dell’Olio della Puglia, in linea con l’iniziativa a livello nazionale, annunciano che è tutto pronto per l’edizione 2023/2024 per l’avvio del progetto che promuove la cultura dell’olio e del paesaggio olivicolo nelle scuole elementari, secondarie di primo grado e superiori denominato “Olio in Cattedra”. Ha l’obiettivo di promuovere nei bambini e nei giovani la consapevolezza che l’olio extravergine è un “cibo” italiano a tutti gli effetti, una eccellenza della nostra gastronomia tipica per cui siamo conosciuti nel mondo, ma anche un forte elemento identitario e culturale. Non a caso il tema di quest’anno è “Olio Evo per tutti!”.

Ph Olio in Cattedra

Si partecipa al progetto (Sul sito www.olioincattedra.it è possibile trovare tutti le informazioni per partecipare) presentando elaborati e ricerche sul mondo dell’olio:

1) La prima progettualità è rappresentata da Bimboil, dedicata agli alunni della scuola elementare delle Città dell’Olio. I partecipanti dovranno elaborare un ricettario partendo dal desiderio di scoprire le diverse tradizioni gastronomiche che si incontrano in classe, a scuola o nella comunità che abita il territorio.

2)La seconda progettualità è rappresentata da Bimboil Junior, dedicata gli alunni e le alunne delle scuole medie delle Città dell’Olio. I partecipanti partiranno dalla visita a un museo del territorio, un museo o mostra che può o meno essere in relazione con l’olio EVO, poiché rappresenta il punto di partenza del lavoro.

3) La terza progettualità è rappresentata da Masteroil, riservata alle scolaresche appartenenti agli Istituti Alberghieri di tutta Italia. Gli studenti dovranno progettare un evento gastronomico (Es. Degustazione, cena, presentazione di prodotti del territorio, laboratorio di educazione alimentare, …) che abbia per protagonista o filo conduttore l’Olio Evo. Tale evento dovrà essere immaginato nell’ottica dell’accessibilità da parte di persone con disabilità.

4) La quarta progettualità è rappresentata da Agrioil, riservata alle scolaresche degli Istituti Tecnici Agrari di tutta Italia. Agli studenti verrà chiesto di progettare dei percorsi per migliorare la fruizione del paesaggio e del patrimonio olivicolo da parte di persone con disabilità di diverso tipo.

Leggi Scuola e ambiente, due foggiani tra i migliori 10 studenti italiani di Welcome to Bauxity

 

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