Albania, non solo vacanze: come è cambiata la sua coscienza ambientalista nel percorso verso l’Europa

Il fiume Vjosa - Osservatorio Balcani

Il racconto nelle pagine di “Ciao Shqipëria!” del ricercatore Vito Saracino il 25 agosto a Libri nel Borgo Antico, la kermesse letteraria di Bisceglie

 

Vito Saracino

Albania, terra di confine e porta tra due mondi. La regione balcanica questa estate è entrata prepotentemente nell’agenda mediatica, dapprima con la semplificazione dell’equazione Albania=Low Cost e la descrizione di un esodo di massa di turisti italiani nella Repubblica delle Aquile, poi con la manifesta vicinanza fra i due leader di governo, Rama da un lato e Meloni dall’altro, con tanto di vacanza della premier italiana oltre Adriatico. “Può essere visto come un ennesimo segnale di apertura fra i due paesi in nome di una futura entrata nell’Unione Europea dell’Albania, ma spero si vada oltre gli spot e ci si concentri in un invito a conoscersi meglio. Perché entrare nei meandri della storia albanese è un viaggio utile a comprendere come la realtà europea sia un mosaico composto da tessere con vicende assai diverse fra loro che si mescolano in un percorso storico, politico e sociale condiviso”. A dirlo è Vito Saracino, dottore di ricerca  in Cultura, Educazione e Comunicazione e Ricercatore storico Fondazione Gramsci di Puglia. È lui l’autore di “Ciao Shqipëria! Il secolo dei media nei rapporti culturali italo-albanesi“, un testo che vuole studiare la complessità dei rapporti tra le due sponde dell’Adriatico attraverso l’analisi dei media e delle influenze culturali italiane in terra d’Albania, e che il 25 agosto farà parte del cartellone di Libri nel Borgo Antico, kermesse letteraria di Bisceglie, alle ore 19.00 nella piazza Duomo del comune della Bat.

Albania amica dell’ambientalismo

“Credo che l’Albania sia un luogo da scoprire, apprezzare e visitare al di là del prezzo, anche per osservare i pro e i contro di una realtà così vicina ma così lontana”, dichiara Saracino, che nel suo testo approfondisce un altro aspetto della Repubblica delle Aquile: la sua coscienza ambientalista.

Nel suo libro, Saracino scrive che l’entrata nell’Unione Europea rappresenta un grande sogno e un obiettivo da raggiungere per gli albanesi, ma le lunghe tempistiche dell’iter per entrarvi e il distacco mostrato da diversi governi albanesi hanno fatto sì che sia nato, nel tempo, una sorta di disincanto verso l’Europa. Nonostante ciò, nonostante i vari rallentamenti dei negoziati, la coscienza europea culturale e ambientalista è già presente negli albanesi. Ciò è dimostrato sia dall’esperienza di resistenza del Teatro Nazionale, sia dalla storia dell’AKIP (l’Alleanza contro l’importazione dei rifiuti).

Tre esempi di coscienza ambientalista albanese: il Teatro Nazionale, l’Akip e il Fiume Vjosa

Uno scorcio verde di Tirana

Il Teatro Nazionale d’Albania (Teatri Kombëtar in albanese) è stato il teatro principale di Tirana, costruito in stile razionalista nel 1939, durante il protettorato italiano del Regno d’Albania dall’architetto Giulio Bertè, con impronta futuristica e metafisica dell’epoca. La struttura servì dapprima come cinema per lo svago dei soldati italiani in licenza, poi fu ribattezzato “Cinema Teatro Kosovo”. Nel 2018 il governo di Edi Rama ha scelto di demolirlo per ricostruirne uno più grande e moderno, nonostante le proteste popolari per la sua salvaguardia storica e rappresentativa, in quanto “monumento artistico-culturale” di grande rilevanza.

Quella del Teatro Nazionale è stata una prova di resistenza pacifica, non violenta ed europea per metodo, nonostante l’esito non positivo della protesta. Infatti il Teatro è stato demolito la notte del 17 maggio 2020 nonostante le rivolte guidate dal gruppo Aleanca për Mbrojtjen e Teatrit, che per 27 mesi ha resistito nel tentativo di salvare il “Monument kulture mbrohet nga populli” – “Monumento culturale protetto dalla gente”.  “Il Teatro Nazionale di Tirana è caduto sotto i colpi delle ruspe: il prezioso esempio di architettura italiana degli anni Trenta ha lasciato spazio a una mega struttura avveniristica, dietro la quale si celano forti dubbi di speculazione edilizia”, scrive l’autore (il governo e il primo ministro dell’Albania infatti sono stati pubblicamente accusati di operare a Tirana per il riciclaggio di denaro). Un esempio, questo, non ambientalista in senso stretto ma che dimostra la cura degli spazi e della storia contro gli interessi della politica.

Ma è soprattutto dalla lotta del movimento AKIP e dalla campagna transnazionale “Save the Blue Heart of Europe” per salvare il fiume Vjosa, che si comprende come in Albania si stia consolidando una coscienza ambientalista forte e che esce dal provincialismo balcanico. È, ormai, usando le parole di Stefano Grossi nel documentario Rotta contraria, “una tematica fondamentale, viva e tenuta viva nelle università, nelle associazioni giovanili”, che cerca “di far nascere dal basso una coscienza ambientalista anche elementare”, resa necessaria dai diversi progetti che, in questo terzo millennio, hanno reso concreto il rischio di “trasformare l’Albania nella pattumiera d’Europa”, “di esportare il modello della Terra dei Fuochi nei Balcani”. Grossi si riferisce appunto al movimento Akip, nato nel 2011, che dieci anni fa si è battuto per una legge per la gestione dei rifiuti e ha mostrato il proprio dissenso contro la loro importazione dall’estero. E infatti, come afferma nel docufilm, si è trattata “di una questione sentita più dall’opinione pubblica piuttosto che dalla politica ufficiale, spesso troppo vicina a questi tipi di business. Il traffico dei rifiuti converrebbe tantissimo e ci sarebbero dei grandissimi vantaggi per le aziende coinvolte fra indotto, posti di lavoro e tangenti. L’AKIP – continua – combatte una battaglia impari come Davide contro Golia, ma rappresenta un’isola di reale vicinanza al cosiddetto ‘occidente avanzato’, avendo i propri anticorpi al suo interno contro le lobby”.

Ciao Shiperia!

Della campagna per la salvaguardia del fiume Vjosa, che ha visto tra i testimonial anche Leonardo Di Caprio, ne ha scritto anche il National Geographic: il fiume, che attraversa le montagne meridionali dell’Albania, è stato minacciato per decenni da dighe e operazioni di estrazione, ma oggi è protetto grazie al suo status di Parco Nazionale, dopo l’impegno sottoscritto dal governo il 13 giugno 2022. Anzi, “Parco fluviale selvaggio”: considerato uno degli ultimi habitat fluviali incontaminati del vecchio continente, garantisce la sopravvivenza di oltre 1.100 specie di animali. Il suo esempio vuole creare opportunità economiche anche per le comunità locali, attraverso un turismo responsabile e contribuendo ad affrontare il problema dello spopolamento dell’area. Mai più invasi per la produzione di energia idroelettrica che lo avrebbero snaturato per sempre, dunque, com’era nelle intenzioni dello stesso governo guidato da Rama.

“Il rischio che l’Albania corre è quello di percepirsi come una costante periferia: dell’Unione europea, del modello culturale capitalistico occidentale, del neottomanesimo”, scrive Saracino nel suo Ciao Shqipëria. L’Albania, dopo un “secolo breve” ricco di cambiamenti, si trova alla fine in una folle corsa e nel futuro prossimo dovrà scegliere la strada giusta da intraprendere, senza però dimenticare le proprie radici per perdersi nei meandri di una nuova società globalizzata e liquida.

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