
Sono giorni ormai che Niscemi sta scivolando pezzo su pezzo verso la piana di Gela. Una situazione grave ma non imprevedibile
Non si arresta. Inesorabilmente il terreno continua la sua discesa, mettendo in ginocchio la città di Niscemi che, ad oggi, conta più di 1500 persone sfollate, costrette a lasciare le loro case crollate, sul punto di crollare o addirittura quelle che per il momento rimangono ancora intatte.
Una situazione disastrosa perché, come ha affermato il capo della protezione civile nazionale Fabio Ciciliano, “L’intera collina sta crollando sulla piana di Gela. E’ una situazione particolarmente complessa dopo un primo sopralluogo che abbiamo fatto e bisogna essere onesti che anche le case integre prospicienti sull’orlo della frana non potranno più essere popolate”.
Un territorio, quello della Sicilia centro meridionale, caratterizzato da situazioni franose e instabili
Niscemi si trova su un altopiano argilloso che tende naturalmente a deformarsi e a scivolare verso valle, reagendo in modo molto sensibile alle variazioni climatiche.
La frana di Niscemi non è improvvisa e non era imprevedibile, perché i terreni argillosi hanno una fragilità naturale: argille, piogge prolungate e interventi umani spiegano un movimento lento ma continuo del versante. L’area di Niscemi è dominata da argille plioceniche, deposte tra circa 5,3 e 2,6 milioni di anni fa, associate a marne, argille sabbiose e, a maggiore profondità, livelli gessosi ed evaporitici. Le marne sono rocce miste, composte da argilla e carbonato di calcio, mentre le argille sono materiali estremamente fini. Spesso si pensa che le argille siano impermeabili al cento per cento. In realtà non lo sono in senso assoluto. L’acqua attraversa e le argille assorbono acqua, ma lentamente, e soprattutto la trattengono, permettendole di penetrare tra gli strati stessi.
Il risultato è l’imbibizione del terreno. Quando le piogge sono prolungate, l’acqua entra lentamente nelle argille ma non riesce a defluire con la stessa velocità. Questo provoca un aumento della pressione nei pori del terreno che rendono instabile il pendio argilloso, perdendo resistenza meccanica. Il video dei Vigili del fuoco documenta eloquentemente tutto questo.
A chi dare la colpa questa volta della grossa frana che si sta portando via Niscemi?
La frana di Niscemi è stata con ogni probabilità innescata da piogge intense e soprattutto prolungate nel tempo. Una lunga fase di saturazione del suolo che sfocia con uno scivolamento roto-traslazionale lento dove il terreno ruota attorno a una superficie di scivolamento curva: la parte alta del pendio sprofonda, mentre quella bassa tende a sollevarsi, come se il versante “si sedesse”.
Nella fase successiva, il movimento assume caratteristiche traslazionali, con uno scivolamento in avanti lungo una superficie via via più piana.
I segnali tipici sono evidenti: crepe arcuate nella parte alta, abbassamenti del terreno, spostamenti laterali e deformazioni di strade e infrastrutture.
Sono movimenti lenti ma progressivi, che possono durare mesi o anni.
Accanto ai fattori naturali, va considerato anche il contributo umano. Edifici, strade, reti idriche e fognarie possono alterare l’equilibrio idrico del pendio. Perdite nelle condotte, drenaggi insufficienti, impermeabilizzazione del suolo e carichi aggiuntivi in sommità non sono la causa diretta della frana, ma possono accelerarne l’evoluzione e amplificarne gli effetti. Nelle frane argillose l’acqua è quasi sempre il fattore dominante: finché resta nel pendio, il movimento non si arresta.
Intervengono esperti, geologi e ingegneri per spiegare una situazione che non sembra avere soluzioni positive
Giovanna Pappalardo – Ordinario di Geologia Applicata presso l’Università di Catania – referente Associazione Italiana Geologia Applicata e Ambientale spiega come : ” Il territorio di Niscemi non è nuovo a questo tipo di fenomeni, strettamente legati alla conformazione geologica dell’area. L’abitato sorge infatti su una successione di sabbie sovrastanti livelli di argille e marne grigiastre, una stratigrafia che determina un marcato contrasto nelle proprietà geotecniche e, soprattutto, nella permeabilità. Un episodio analogo si verificò il 12 ottobre 1997, quando una frana interessò la parte meridionale del centro abitato, causando gravi danni e l’evacuazione di circa 400 persone”.
“Stiamo seguendo con molta attenzione la frana, di notevole estensione, che sta interessando il territorio di Niscemi. Il dissesto, riattivato circa 10 giorni fa, secondo quanto si sta rilevando, riguarda la sostanziale evoluzione di quello che nell’anno 1997 causò ingenti danni – ha dichiarato il geologo siciliano Michele Orifici, Vice Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale – la fragilità del territorio presenta ancora una volta il proprio conto e lo fa in maniera molto salata visto il grande numero di persone che hanno dovuto, precauzionalmente, lasciare le proprie abitazioni. Le strutture di protezione civile stanno eseguendo le verifiche necessarie ad assicurare, prima di ogni cosa, la salvaguardia della popolazione. Il recente ciclone Harry e la frequenza con cui eventi meteo sempre più potenti si abbattono nell’area del Mediterraneo, ci impongono di guardare al futuro in maniera molto più attenta; occorrono azioni strategiche di adattamento al cambiamento climatico molto rapide con priorità a quei territori che, per le proprie caratteristiche geologiche, sono storicamente esposti al dissesto e al rischio idrogeologico. La “resilienza” al clima che cambia, oggi passa dal ruolo che ognuno, popolazione, tecnici, istituzioni, può e deve avere”.
L’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica interviene sulla frana di Niscemi con Gianluigi Pierrera – Ingegnere Naturalista – Vice Presidente Nazionale Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica: “. Evacuare i quartieri Sante Croci e Trappeto non basta se non si prende insegnamento da queste sventure per adottare strategie di cambiamento nell’occupazione delle aree a rischio e pericolosità già ampiamente mappate dal Piano di Assetto Idrogeologico. Non è solo Protezione Civile ma dobbiamo trasformare l’azione con metodologie di “Prevenzione” Civile!”.
Per il WWF occorre attuare subito il piano nazionale di adattamento
Il WWF Italia esprime forte preoccupazione per la vasta frana che da dieci giorni interessa il territorio di Niscemi, “è evidente che la crisi climatica e gli impatti del consumo di suolo siano ormai la “nuova normalità . Il Governo fa gli interessi delle lobby fossili e continua a parlare di “ideologia green”: adotta costosi provvedimenti emergenziali senza avviare politiche serie di prevenzione e rinviando ogni azione di cambiamento reale, a cominciare dalla decarbonizzazione.
Così facendo mette a rischio la salute e sicurezza della popolazione, spreca risorse e fa perdere all’Italia occasioni di sviluppo. Occorre attuare subito il Piano nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), che da anni giace nei cassetti, e investire risorse pubbliche nella messa in sicurezza di centri urbani, strade e territori, invece di continuare a privilegiare opere inutili, costose e dannose come il Ponte sullo Stretto di Messina”.
Per il WWF è urgente accelerare le azioni di adattamento climatico, soprattutto nelle aree più esposte al rischio idrogeologico, avviare la transizione energetica verso la decarbonizzazione e fermare una volta per tutte l’ulteriore artificializzazione del territorio con una legge nazionale sul consumo di suolo di cui si è persa traccia.
“Non agire ora significa compromettere sicurezza, economia e futuro del Paese”.
Nel disastro ci si accorge anche che Niscemi non rientra nella cartografia geologica.
Un altro gravissimo problema, fino ad oggi noto ma “insabbiato” riguarda il fatto che “Niscemi non rientra nella Cartografia Geologica alla scala 1:50.000 e, al momento, non è neanche prevista la sua realizzazione – ha dichiarato Rodolfo Carosi, Presidente della Società Geologica Italiana – Questo significa che Niscemi non è in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna alla scala 1:50.00 e relative banche dati, come purtroppo succede anche per altre aree e per alcune zone critiche del territorio che non sono coperte da una conoscenza geologica moderna“.
E’ un fatto grave, inutile dirlo, perché la conoscenza corretta, geologica del territorio è fondamentale per la prevenzione. Anche e soprattutto in questo momento di fortissima emergenza.


