Un satellite per controllare le emissioni di metano 

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Il 25% del riscaldamento globale è causato dalle emissioni di metano prodotte dall’uomo e l’industria del petrolio e del gas è responsabile del 21% di tutte le emissioni antropiche di metano.

Questo gas serra ha un potenziale di riscaldamento 80 volte superiore a quello della CO? nei primi 20 anni di permanenza nell’atmosfera. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change, la concentrazione di metano odierna non è mai stata così alta ed è cresciuta a un tasso più di tre volte superiore a quello dei livelli di CO?. Solo rispetto al secolo scorso, la quantità di metano presente in atmosfera è più che raddoppiata. Si calcola che a livello mondiale nel 1800 c’erano 730 ppb mentre nel 2020 sono salite a 1890 ppb.

Sorprende forse sapere che la ricerca ha dimostrato che un rapido sforzo su larga scala per contrastare le emissioni di metano, utilizzando la tecnologia e i dati esistenti, potrebbe rallentare l’attuale tasso di riscaldamento del 30%. L’implementazione completa di queste soluzioni potrebbe evitare un riscaldamento di 0,5 gradi Celsius entro la fine del secolo, evitando, ad esempio, che 10 milioni di persone siano a rischio a causa dell’innalzamento del livello del mare.

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EDFE – Environmental Defense Fund Europe, braccio europeo della no profit che dal 1967 a livello internazionale si occupa di individuare soluzioni trasformative ai problemi ambientali più critici, proprio affidandosi alla ricerca scientifica e tecnologica ha messo a punto su sistema d’avanguardia basato su un satellite che si auspica abbia un impatto rivoluzionario nei prossimi anni.

Flavia Sollazzo, senior director Eu Transition Energy Edfe

Ce ne parla Flavia Sollazzo, senior director Eu Transition Energy EDFE che è a capo della campagna sul metano e che lavora per garantire la piena transizione energetica e la riduzione delle emissioni sia a livello di Ue che di Stati membri.

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Un satellite nello spazio entro la prima metà dell’anno

  • Per avere un controllo sulle emissioni di metano, dobbiamo innanzitutto avere gli strumenti per misurarle. 

Il punto è che questo, fino a poco tempo fa, non era cosa facile considerato che il metano è un gas invisibile e inodore: non avevamo gli strumenti in grado di rilevarlo. Oggi grazie alla tecnologia i progressi sono enormi. Come EDFE abbiamo raccolto fondi e oggi abbiamo un satellite per monitorare le fonti di emissioni in tutto il mondo. MethaneSAT sarà lanciato entro la prima metà del 2024.  

  • A cosa servirà?

Il nostro lavoro parte dai dati scientifici e culmina nell’idea di avere la nostra “telecamera di sicurezza” per il pianeta: il satellite ci permetterà di misurare le emissioni di metano provenienti dalle principali industrie di gas e petrolio in maniera costante le principali aree di produzione di gas e petrolio nel mondo. Orbiterà 15 volte al giorno intorno alla Terra e la cosa interessante è che avendo una risoluzione altissima e riuscendo a vedere fino a un km quadrato, sarà in grado di tracciare anche perdite molto piccole. Questo significa che in modo puntuale potrà allertare chi deve intervenire e innescherà un meccanismo virtuoso di controllo.

I dati saranno analizzati dal nostro team di scienziati e condivisi dall’Osservatorio Internazionale delle Emissioni di Metano delle Nazioni Unite. Ma la cosa forse più interessante è che saranno interamente accessibili. Il satellite, sviluppato dall’Università di Harvard e dallo Smithsonian Astrophysical Observatory insieme all’Agenzia spaziale della Nuova Zelanda, fornirà dati indipendenti sulle emissioni. Oggi ci basiamo sulle misurazioni fornite dalle compagnie petrolifere. Questo significa che potremo verificare se i dati sono reali ma anche che le compagnie potranno usare i nostri dati per la ricerca di eventuali perdite.

  • È una novità importante.

Sì ed è buono che le rilevazioni del satellite inizino adesso in contemporanea con il regolamento europeo che ha introdotto delle restrizioni per il gas che l’Europa importa (che copre il 90%) da Paesi molto lontani, dove non abbiamo sistemi di controllo a cui fare riferimento. Tutta questa nuova tecnologia consentirà visibilità e trasparenza.

  • Perchè è così importante ridurre drasticamente le emissioni di metano?

A differenza dell’anidride carbonica, il metano rimane nell’atmosfera solo per 12 anni. Questo significa che ridurlo è il modo più rapido per rallentare l’accelerazione del riscaldamento globale. Non possiamo limitare il riscaldamento globale senza ridurre drasticamente le emissioni antropiche di metano. Peraltro questo ci consentirà di guadagnare tempo prezioso per smaltire altri inquinanti più difficili da abbattere.

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    L’altro aspetto di cui lei si occupa è la transizione energetica. In occasione della Cop si è parlato di triplicare la capacità di produrre energia rinnovabile e di raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030. Cosa fate voi?

Come EDFE – Environmental Defense Fund Europe-  abbiamo diversi ambiti di lavoro: transizione, infrastrutture, trasporti, efficienza energetica, gas, petrolio, idrogeno… Ma uno dei temi più interessanti, partendo da basi scientifiche molto valide, è cercare un modo per gestire la fase di passaggio. Normalmente, chi punta sulle fonti energetiche rinnovabili pensa solo a quelle cioè rigetta le fonti fossili tradizionali e dall’altro lato c’è chi continua a fare “business as usual” cioè non ritiene valida l’opzione rinnovabili. Noi ci poniamo a metà strada cioè, visto che comunque continuiamo a usare fonti fossili cerchiamo modi migliori per usarle gestendo la transizione.

Se cioè l’obiettivo è transitare verso un sistema di completa decarbonizzazione, per arrivarci dobbiamo trovare soluzioni praticabili, pragmatiche, veloci da applicare al sistema attuale. Ci capita spesso, durante le missioni di monitoraggio, che confrontandoci con gli operatori questi finiscano per interessarsi alle nostre proposte e ad adottare i sistemi tecnologici di miglioramento che suggeriamo, perché risultano convenienti anche per loro.

  • Fondamentale quindi il ruolo della ricerca e l’invito all’industria a spingere sull’innovazione.

Esatto. E spesso Lavoriamo insieme. I partner e le istituzioni europee ci apprezzano proprio perché riusciamo a fare da ponte tra questi due mondi. L’Italia non ha un piano o una strategia per ridurre le emissioni di metano nel settore energetico ma il tavolo a cui abbiamo lavorato per due anni ha portato l’industria a elaborare 140 pagine a cui deve attenersi: mi sembra un grande passo avanti. Solo portare gli attori a dialogare è un risultato anche se il traguardo non è ottimale è già un grosso contributo.

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