Transizione energetica, obiettivo numero uno: tagliare le emissioni di metano

Il metano è uno dei gas con cui possiamo ridure più velocemente le emissioni di Co2 (foto Pixabay)

Se si vuole agire molto rapidamente sul clima e vedere subito risultati, bisogna abbattere l’impatto del metano

 

“Quando parliamo di azione per il clima, guardiamo a due orizzonti. C’è ovviamente quello della neutralità climatica entro la metà del secolo. Ma ce n’è un secondo, più vicino e molto più urgente  che è l’orizzonte del 2030. Abbiamo bisogno di grandi cambiamenti strutturali per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ma non possiamo aspettare il 2050. Dobbiamo ridurre rapidamente le emissioni. E il metano è uno dei gas con cui possiamo ridurle più velocemente. Ciò rallenterà immediatamente il cambiamento climatico”. Così la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen già nel 2021, lanciando la Global Methane Pledge. 

Dopo l’anidride carbonica, è il metano il secondo principale gas serra ma in atmosfera dura appena 12 anni contro le centinaia di anni della Co2. Significa che ridurre la quantità di metano dispersa in atmosfera ha effetti immediati sul cambiamento climatico.

Flavia Sollazzo, senior director Eu Transition Energy Edfe

E’ questo uno degli obiettivi di Edfe – Environmental Defense Fund Europe, no profit che dal 1967 a livello internazionale si occupa di individuare soluzioni trasformative ai problemi ambientali più critici. Da due anni Flavia Sollazzo, senior director Eu Transition Energy Edfe, è a capo della campagna sul metano e lavora per garantire la piena transizione energetica e la riduzione delle emissioni sia a livello di Ue che di Stati membri.

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Flavia Sollazzo: “Non esistono piani regolatori sulle emissioni di metano”

  • Come nasce e cosa fa questa campagna?

In occasione della Cop26 di Glasgow, gli Stati Uniti e l’Ue hanno lanciato il Global Methane Pledge che mira a ridurre entro il 2030 le emissioni di metano del 30% (rispetto ai livelli del 2020) e che è stato firmato da oltre 150 Paesi. C’è tanta attenzione per la Co2, prima causa del riscaldamento globale, ma ce n’è meno per il metano che è il secondo gas più inquinante pur avendo un potere climalterante 80 volte più alto della Co2 nel breve periodo. La nostra campagna globale è quella di ridurre le emissioni di metano prodotte soprattutto dal sistema energetico, che è dove si possono avere riduzioni più economiche e più veloci e che danno risultati più rapidamente, cosa molto importante se è vero che così guadagniamo più tempo per contrastare gli altri gas che rimangono più a lungo in atmosfera.

  • Dove operate e a chi vi rivolgete?

Lavoriamo in diversi Paesi sia produttori che importatori di gas metano come l’Europa. Qui a febbraio aspettiamo il primo regolamento per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico, su cui un mese fa è stato raggiunto un accordo politico. Sarà un punto di svolta.

  • Perché non c’è stata finora sufficiente attenzione per il metano se può impattare più rapidamente di altro?

Due cose. Il metano è un gas invisibile e inodore per cui se non sappiamo che c’è non possiamo agire. Fino a poco tempo fa è stato persino difficile misurarlo perché non avevamo gli strumenti. L’altra è che non esistono piani regolatori. Ad oggi infatti solo il 13% delle emissioni hanno una regolamentazione. Ma questo significa anche che ognuno riporta i dati che vuole. Fare un monitoraggio più costante e approfondito consente viceversa di intercettare perdite che possiamo riparare. Avere regolamentazioni più stringenti ci aiuta a fare monitoraggi e verifiche.

  • Dove si concentrano le dispersioni? Dove bisognerà intervenire subito a suo parere?

Le perdite maggiori si hanno nella fase di produzione. Quando metteremo in atto questo regolamento potremo vedere se è vero che i protocolli fin qui messi in campo funzionano e controllare che vengano applicati.

Foto di Markus Winkler da Pixabay

L’anno scorso abbiamo commissionato uno studio che ha valutato 6 regioni di esportazione del metano in Ue e si è visto che solo nei luoghi di produzione vengono dispersi 112 miliardi di metri cubi di gas ogni anno a cui si aggiungono quelli persi nella catena produttiva con il “venting and flaring” cioè sfiato e combustione in torcia, ma anche per semplici perdite lungo la catena di trasferimento. Va detto che oltre il 70% di questi 112 mld di mc potrebbero essere catturati e in gran parte, anche fino all’80%, potrebbero essere recuperati praticamente a costo zero con semplici misure di mitigazione.

“Gli strumenti ci sono”

  • Praticamente oggi c’è un grosso spreco che, se recuperato, potrebbe anche fruttare in termini economici ai produttori che quindi potrebbero essere incentivati a mettere in campo queste misure di mitigazione, se a loro non bastassero le ragioni ambientali.

Non è un caso che l’anno scorso, dopo il Global Methane Pledge, ma anche dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il RePowerEu, il piano presentato dalla Commissione europea per porre fine alla dipendenza dell’Unione europea dai combustibili fossili della Russia e al contempo affrontare la crisi climatica, una delle misure suggerite fu “You collect We buy”. Si trattava in pratica di aiutare i Paesi produttori ed esportati a raccogliere il gas normalmente sfiatato e reimmetterlo nella catena produttiva perché fosse acquistato.

  • In pratica l’aspetto economico può essere un traino più efficace per l’obiettivo ambientale.

Basterebbe pensare che 80 mld di mc potrebbero essere messi sul mercato nel giro di 1- 2 anni. Non solo. Se confrontiamo questo volume recuperato a quello che importavamo dalla Russia prima della guerra, scopriamo che equivale a quasi il 60%. Cioè la quantità che l’Ue intera importava dalla Russia! Significa che siamo ben oltre la quantità che l’Italia stessa consuma! 

  • Che tempi ci sono?

La cosa interessante è che queste opzioni di mitigazione sono già pronte all’uso e basta metterle in pratica, gli strumenti necessari per monitorare e verificare dove sono le dispersioni da riparare sono già sono pronte e stiamo assistendo a una rivoluzione della “tecnologia buona” perché, a differenza di nucleare e Carbon Capture Storage, questa prativa non divide ma aiuta tutti a vivere meglio.

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