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Un piano per la Puglia

Punta dritto a definire con chiarezza gli obiettivi il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia,  (PPTR), il cui schema è stato adottato lo scorso 7 ottobre. E si tratta di obiettivi che non concedono spazio all’uso disinvolto del paesaggio, specialmente quando si parla di impianti energetici da fonti rinnovabili. La filosofia alla base delle linee guida su questo argomento, nell’indicare i criteri per la progettazione e la localizzazione di questi impianti, definisce con chiarezza dove si può realizzare: impianti eolici, fotovoltaici e centrali a biomassa  potranno avere sede nelle aree produttive; più in particolare gli impianti eolici potranno essere realizzati lungo i viali di accesso alle aree produttive, in prossimità delle industrie, nelle aree agricole di mitigazione, nei bacini estrattivi e, per quanto riguarda il minieolico, sulle coperture delle aziende. Si stabilisce inoltre che l’eolico off-shore deve essere sistemato ad almeno 4 km dalla costa e non deve intaccare aree protette, praterie di poseidonia e soprattutto la visuale dei paesaggi costieri tutelati. Quanto al fotovoltaico, pannelli e collettori avranno posto sulle facciate degli edifici e nelle cave.
Il piano non lascia spazio alle “libere interpretazioni”, quando stabilisce che non si può realizzare un impianto fotovoltaico in aree agricole: il percorso  inaugurato è quello – dicono le linee guida del PPTR – che va «dai campi alle officine». Il tutto per non snaturare il paesaggio pugliese, bene inestimabile e certo non rinnovabile.
L’approvazione del PPTR può rappresentare la chiave di volta per avviare finalmente una politica di tutela del paesaggio basata su azioni concrete. Da tempo la Direzione regionale del Ministero ai Beni Culturali esprime la viva preoccupazione per i danni al territorio che una politica poco attenta, quando non dissennata,  di localizzazione di impianti eolici e fotovoltaici può – e sta – provocando. Sono sotto gli occhi di tutti gli espianti di vigneti, l’abbandono dei campi coltivati, la deformazione del volto di centri storici che la sistemazione casuale di impianti a macchia di leopardo può (e in alcuni casi lo ha già fatto) generare. Un danno irreparabile al paesaggio pugliese che può essere scongiurato individuando le aree industriali e quelle non vincolate come adatte ad ospitare i nuovi impianti di energie rinnovabili.

Pannello fotovoltaico ad inseguimento solare nella Z.I. di Bari

Pannello fotovoltaico ad inseguimento solare nella Z.I. di Bari

Dunque, far dialogare le due voci più significative dell’economia pugliese, paesaggio (che significa arte, turismo, agricoltura) ed energie rinnovabili (la Puglia produce molta più energia rinnovabile di quanto ne consumi) si può. Ciò non significa fare una graduatoria delle zone più o meno “belle” nella regione, né significa inaridire, paesaggisticamente parlando, le aree industriali. Significa, più saggiamente, «ripensare –sono parole delle linee guida del PPTR – alle aree produttive come a delle vere e proprie centrali di produzione energetica, dove sia possibile progettare l’integrazione delle diverse tecnologie in cicli di simbiosi produttiva a vantaggio delle stesse aziende che usufruiscono della energia e del calore prodotti» . Nel concreto questo significa ridurre il numero di impianti sul territorio, l’impatto  sul paesaggio, il sovraccarico della rete e degli allacci. Significa anche avviare forme reali di autoconsumo. Senza contare che sullo sfondo, sempre in tema di risparmio energetico e riduzione dell’impatto sul paesaggio, c’è l’autoconsumo intelligente e l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile da parte  dei privati e di Comuni singoli o consorziati.

L’intero PPTR è consultabile all’indirizzo: http://paesaggio.regione.puglia.it/

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