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Theresa May: svolta ambientalista o solo greenwashing?

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Un Piano Verde della durata di 25 anni, lotta ai rifiuti di plastica e una Brexit verde. Ecco i contenuti dell’attesissimo discorso sull’ambiente di Theresa May.

«Lasciatemi essere estremamente chiara: la Brexit non comporterà un abbassamento degli standard ambientali». È questo il messaggio principale lanciato da Theresa May lo scorso 11 gennaio, nel suo tanto atteso discorso sull’ambiente.

L’esordio stesso della premier inglese è drastico da questo punto di vista. «L’Unione Europea ha per decenni controllato alcune delle più importanti leve della politica ambientale», dichiara Theresa May. Dunque, è proprio questo il momento giusto porsi la domanda fondamentale su come proteggere e valorizzare le risorse ambientali del Regno Unito. Intanto, tutte le esistenti normative europee verranno incorporate nella legislatura nazionale.

Plastica e clima in primo piano

Gli obiettivi del Piano Verde UK, da svilupparsi in un arco di 25 anni, riguardano in primo luogo i rifiuti di plastica. Theresa May ha infatti promesso di eliminare quelli non essenziali entro il 2042, mentre una tassa di 5 pence sarà introdotta sui sacchetti della spesa monouso. Queste dichiarazioni seguono la messa al bando, pochi giorni fa, delle microsfere di plastica nei prodotti per l’igiene e nei cosmetici. Inoltre, è riaffermato l’impegno nella lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento dell’aria, oltre a quello per l’uso delle risorse naturali in maniera più efficiente e sostenibile. Da questo punto di vista, il discorso si allinea agli obiettivi della Strategia per l’Industria presentata a fine novembre, in cui tra le grandi sfide compare quella per una crescita pulita.

Un impegno credibile o solo greenwashing?

La domanda nasce spontanea, se si pensa ai risultati deludenti delle elezioni di giugno: quanta sincerità c’è nelle parole della premier? Che sia solo un tentativo di guadagnare voti per i conservatori? Difficile non pensare che sia questa la verità, ascoltando il discorso di Theresa May. Molti infatti i richiami agli obiettivi raggiunti dai Tories, e su quanto l’occuparsi di creare un futuro migliore alle giovani generazioni sia uno dei principi fondanti del partito conservatore. «Conservatorismo e Conservazione sono alleati naturali», dichiara la May.

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2006: David Cameron si schiera contro il cambiamento climatico

Le ultime elezioni hanno rappresentato una sconfitta per Theresa May e per i tories, che hanno perso voti soprattutto tra i giovani. Di contro, la fascia di elettori al di sotto dei 40 anni è sempre più interessata ai temi dell’ambiente e della crescita sostenibile. E dunque, dietro la svolta green del governo britannico sembra esserci più un tentativo di rinnovare la propria immagine. Di questo avviso è il periodico britannico Politico, che sottolinea come il partito abbia compiuto notevoli passi indietro dal 2006, anno del celebre abbraccio di David Cameron ad un husky.

Leggi anche: In Inghilterra gli animali non sono esseri senzienti

Le srane leggi targate Theresa May

Il governo May, al contrario, si è reso celebre per il mancato bando del commercio d’avorio, per aver cancellato la normativa europea che riconosce gli animali come esseri senzienti, e per il favore della stessa premier verso la reintroduzione della caccia alla volpe – al momento bandita nel Regno Unito. Che nel suo discorso, dunque, Theresa May parli del benessere animale, sottolineando che «gli animali meritano un’appropriata protezione da parte della legge, e questo è esattamente quello che riceveranno sotto un governo conservatore», appare dissonante se non contraddittorio.

La reazione di Greenpeace

Theresa MayJoseph Dutton, policy adviser presso il think tank E3G, ha espresso preoccupazione: «C’è il timore che quello che verrà presentato con l’etichetta di una Brexit verde sarà solo la deregulation in molti settori». Estremamente dura anche la reazione di Greenpeace UK: «Il Regno Unito ha bisogno di un piano d’azione di emergenza, non di una visione. Se il governo vuole convincere i giovani elettori, devono offrire un cambiamento che abbia luogo prima che questi raggiungano la mezza età».

Per prima cosa, prosegue il direttore esecutivo dell’associazione, John Sauven, andrebbero irrobustite le misure per ridurre il consumo di plastica. Inoltre, il governo dovrebbe agire contro il cambiamento climatico, incrementando le misure contro l’inquinamento dell’aria e quelle in sostegno delle energie rinnovabili. Insomma, se Theresa May vuole convincere della bontà delle sue parole – conclude Greenpeace – questa volta occorre molto più che abbracciare un husky.

 

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