Scarto alimentare: in Francia è reato. In Italia?

guillaume garot ministro dell'agro alimentare francese
Guillaume Garot

Guillaume Garot, deputato socialista della repubblica francese ha vinto la sua battaglia contro lo spreco alimentare. «I supermercati la sera cospargono di candeggina i cibi invenduti, vicini alla scadenza ma ancora commestibili, buttati nell’immondizia: vogliono che nessuno possa utilizzarli», lamentava il promotore della legge prima che l’Assemblea Nazionale Francese, cioè la camera bassa del Parlamento, approvasse, all’unanimità, il “reato di spreco alimentare”, a maggio scorso.

Ma già un altro provvedimento, che in questi giorni attende l’approvazione del Senato, va a integrare la legge che impone ai supermercati più grandi di non gettare il cibo inutilizzato. Infatti, un provvedimento invita i ristoranti, che servano almeno 180 pasti al giorno, a mettere a disposizione dei clienti che ne faranno richiesta la “doggy bag”, da noi chiamata “schiscetta”, ossia la vaschetta di plastica per cibi, per portare via gli avanzi.

La normativa impone ai supermercati di almeno 400 metri quadrati, previo accordo obbligatorio con le organizzazioni, a donare i cibi vicino alla data di scadenza – leggi “da consumare preferibilmente entro” -, alle organizzazioni caritatevoli, oppure di trasformarlo in mangime per gli animali o compost. Pena prevista per i trasgressori una multa fino a 75mila euro oppure due anni di reclusione.

Con questa legge, che prevede tra l’altro anche una campagna di sensibilizzazione nelle scuole e nelle aziende, la Francia punta a dare sostentamento ai 3,5 milioni di cittadini che dipendono dalla distribuzione di pasti gratuiti e a dimezzare entro il 2025 i circa 8milioni di tonnellate di cibo che ogni anno vanno a finire nelle discariche. Secondo le statistiche in Francia ogni cittadino getta nella spazzatura 20-30 chili di prodotti alimentari l’anno, pari a circa 20miliardi di euro.

In Italia, invece, è pari a oltre 8miliardi di euro lo spreco alimentare domestico, cioè il cibo ancora buono, sostiene Andrea Segré, docente di Politica agraria internazionale all’Università di Bologna e fondatore di «Last Minute Market».

E, secondo la FAOFood and Agriculture Organization of the United Nations, ogni anno circa 1milione e mezzo di tonnellate di prodotti sono lasciate nei campi perché non conviene fare la raccolta.

Bisogna rendere efficiente la catena produttiva e distributiva, spiega l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura e trovare la maniera di redistribuire in modo adeguato il cibo vicino alla scadenza. Ma, soprattutto, bisogna educare la gente a consumare il cibo in frigo prima di gettarlo nella spazzatura senza nemmeno metterlo a tavola.

 

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