Quando Sebastião Salgado regalò una mostra a Reggio Emilia

Quando Sebastião Salgado regalò una mostra a Reggio Emilia
Una immagine della mostra "Africa" del 2019

Un grande fotografo e un uomo generoso che ha saputo ascoltare la voce dei popoli e delle persone dimenticate. Una favola che si realizza nel 2019 in un piccolo caffè letterario di Reggio Emilia

 

“Sono Salgado, so che mi state cercando. Cosa posso fare per voi?”

Quando Sebastião Salgado regalò una mostra a Reggio Emilia
Un autoscatto di Salgado, tra le fotografie della mostra “Africa”

Addio Sebastião, grande maestro di fotografia, e testimone instancabile dell’umanità.
Con il suo sguardo hai documentato la dignità, la sofferenza, la bellezza e la resistenza dei popoli indigeni e delle comunità dimenticate. Il tuo impegno civile e visivo, capace di coniugare arte, denuncia e poesia, ha ispirato il lavoro di molte persone, cambiando la loro visione delle cose.

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Questo è successo al collettivo di persone che gestiscono il “Caffè letterario Binario 49”, un luogo di innovazione e contemporaneità a pochi passi dal centro centro storico di Reggio Emilia (ma all’interno della non facile zona stazione), quando hanno ricevuto in dono da Salgado il grande regalo di poter esporre la grande mostra “Africa”, inedita al momento in Italia.

Una storia che ai più sarebbe apparsa impossibile, se non si fosse trattato del grande cuore di un artista, da sempre impegnato ad aiutare ed ascoltare

“Nel 2017 ho cominciato a cercarlo per chiedergli un sostegno o una collaborazione” racconta Claudio Melioli dell’Associazione Casa d’Altri che gestisce lo spazio di Binario 49 – “Non avevo un contatto diretto, ma ho inviato la mail ad un amico dell’amico di Salgado“. Insieme ai volontari si erano messi in testa di portare a Reggio Emilia, una bella mostra fotografica, convinti che l’arte, la cultura, la bellezza potessero essere strumenti importanti anche di riqualificazione.
E visto che sognare non costava nulla, tanto valeva sognare in grande: per amore della sua opera, la scelta ricadde sul fotografo brasiliano Sebastião Ribeiro Salgado.

Claudio il Brasile lo conosce bene, ci ha vissuto dieci anni e ha conservato diversi contatti che saranno preziosi nel rilevare la sfida. Così ci provano. 

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La telefonata che svolta la vita

Quando Sebastião Salgado regalò una mostra a Reggio Emilia
La mostra allestita negli spazi del caffè letterario “Binario 49”

Era una domenica mattina, il 28 gennaio 2018. Il telefono squilla, vedo un numero estero, rispondo incuriosito. Dall’altra parte mi sento dire: buongiorno sono Sebastiao Salgado, scusami se ti disturbo. So che mi state cercando per fare qualcosa a cui tenete molto. Sono qui, ditemi” racconta ancora incredulo e commosso Melioli. Una conversazione di una quindicina di minuti durante la quale si crea subito empatia e sintonia, seguita da decine di mail, videochiamate, messaggi, sinceri, affettuosi e responsabili per decidere che la mostra si farà, per scegliere il tema e definire i dettagli organizzativi.

Il 9 febbraio 2019, a Binario 49, si inaugurava “Africa” una mostra inedita per l’Italia.

Salgado l’aveva regalata perché si è innamorato del progetto dell’Associazione Casa D’Altri, in particolare dei reggiani, Claudio Melioli, Alessandro Patroncini e Khadija Lamami, che avevano scommesso sull’apertura di un caffè letterario in via Turri, nel cuore del quartiere più multietnico e problematico della città. “Fu lui stesso a dirci: serve una cosa mai vista in Italia, un’anteprima nazionale per lanciare il messaggio con maggiore potenza. Per lui non c’era dubbio, a Reggio Emilia ci voleva ‘Africa’, per far capire che di quello che succede oggi c’erano già i segnali da decenni”.

100 fotografie, 30 anni di reportage realizzati tra il 1973 e il 2006

Quando Sebastião Salgado regalò una mostra a Reggio Emilia
Particolare della mostra

Scatti in bianco e nero di grandi dimensioni – le più piccole sono un metro per un metro – che raccontano di disastri umani e ambientali sul continente. “E’ un lavoro che rende omaggio alla mobilità come valore nella ricerca della libertà, che difende il diritto di spostarsi per cercarla altrove questa libertà”. La mostra ebbe un grandissimo successo di pubblico.

Salgado e Claudio sono rimasti in contatto fino a dieci giorni fa quando Sebastião lo aveva invitato all’inaugurazione dell’esposizione del figlio a Reims che si sarebbe tenuta ieri. 

Sapevo che non stava benissimo (soffriva di postumi della malaria contratta alcuni anni prima, ndr), non credevo proprio che sarebbe accaduto in modo così repentino”. 

In un’intervista nel 2019 Salgado aveva detto, parlando della mostra regalata a Binario 49: “E’ il mio regalo a questi amici mai visti. Quello che sta succedendo ai nostri due Paesi è molto simile. Qui la vittoria di Bolsonaro è una minaccia per gli indios, i neri, la povera gente. Da voi crescono la paura e l’ostilità verso i migranti. Chi lavora controcorrente deve essere aiutato”

Cosa è rimasto della mostra a Reggio Emilia?

Quando Sebastião Salgado regalò una mostra a Reggio Emilia
Lunghissime file di persone per visitare la mostra

iene da chiedersi, a distanza di 6 anni, che cosa è rimasto della mostra e del luogo?

È rimasto Binario 49 che è cresciuto moltissimo grazie alle iniezione di fiducia che lui ha dato a noi. Dopo la grande mostra abbiamo saputo cucire il quotidiano perché non si può vivere solo di grandi eventi. A sei anni di distanza c’è la sensazione di aver fatto qualcosa di importante così come rimane il suo sguardo e il suo approccio al mondo.  Ci sono rimasti dentro  i suoi occhi e il suo sguardo e, con quegli occhi guardiamo dal nostro osservatorio tutto quello che possiamo fare ogni giorno. L’incontro con Salgado ha segnato tutti quanti noi. Ce lo portiamo dentro”.

 

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