
Il MASE sta investendo tanto sull’energia nucleare, ma allo stesso tempo sta puntando anche sulle rinnovabili. Un dispiegamento di energie e di risorse che lascia qualche perplessità
Il ritorno dell’Italia al nucleare sta facendo discutere non poco l’opinione pubblica che nelle piazze virtuali e fisiche si sta sbizzarrendo sui commenti e sulle posizioni. Anche la politica e le associazioni ambientaliste stanno osservando questo passaggio con grande attenzione e non senza polemiche.

(Fonte: Ministero dell’Ambiente)
Con l’approvazione alla Camera della legge delega sul nucleare sostenibile, secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, “abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio. Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza”.
Allo stesso tempo, però, il MASE spiega che “Il via libera della Commissione europea allo schema di decreto FER X a regime consente di proseguire il percorso di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili mature. Si tratta di uno strumento strategico per rafforzare l’autonomia energetica del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e garantire continuità al meccanismo transitorio entrato in vigore nel 2025. Il provvedimento – continua la nota stampa del Ministero – sostiene lo sviluppo di tecnologie consolidate come il fotovoltaico, l’eolico, l’idroelettrico e gli impianti di trattamento di gas residuati dai processi di depurazione. Il decreto prevede un contingente massimo di 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile, di cui 10 GW riservati agli impianti fino a 1 MW di potenza e i restanti 27,15 GW destinati agli impianti di maggiore dimensione. Il testo sarà ora trasmesso alla Corte dei Conti per la registrazione, passaggio che precederà la pubblicazione sul sito del Ministero.”.
È evidente che investire sul nucleare e sulle fonti energetiche rinnovabili sembra un controsenso. Se l’Italia si è già espressa sul nucleare con i referendum del 1987 e del 2011, rifiutandolo categoricamente, perché il Governo e il Ministero continua a spingere su questa forma energetica potenzialmente ed estremamente pericolosa?
Se le rinnovabili sono il futuro oggi, perché il Ministero non abbandona il nucleare? E perché se ha sposato la causa del nucleare sostenibile, ovvero la fusione, quel processo che avviene nelle stelle, sta contemporaneamente investendo nelle rinnovabili?
Dura la posizione di Legambiente sulla vicenda. Critica fortemente il DL Nucleare perché “il Governo la chiama ‘nucleare sostenibile’, ma la formula non cancella i nodi reali: tempi lunghi, costi elevati, impianti centralizzati, scorie irrisolte e una filiera che in Italia non esiste più.”.
La ricerca sulla fusione nucleare e sulla nuova generazione di centrali richieste investimenti notevoli e molto tempo per i test. Le stime parlano di almeno 10 anni di ricerche, nella migliore delle ipotesi. L’obiettivo è che entro il 2050 deve essere tutto pronto.
Quindi, tra 25 anni si potrebbero avere i primi impianti operativi. Un tempo lunghissimo se si considera che gli impianti per le energie rinnovabili sono già operativi da tempo e stanno già fornendo energia alla rete elettrica e alle Comunità Energetiche Rinnovabili, a costi decisamente sempre più contenuti e accessibili a tutti.
Le rinnovabili ora sono ben radicate sul territorio con importanti ricadute nelle comunità, da un punto di vista ambientale, economico e sociale. Oggi chiunque può installare un pannello fotovoltaico sul proprio tetto ed usufruire dei suoi benefici.

“Il nuovo racconto nucleare ruota intorno agli SMR, gli Small Modular Reactor – continua Legambiente – Sono piccoli reattori modulari, in genere fino a 300 MW elettrici per modulo, pensati per essere costruiti in serie, almeno in parte in fabbrica, trasportati e installati nei siti di produzione. Nel mondo gli SMR davvero in funzione sono pochissimi. Tra i casi più citati figurano la centrale galleggiante russa Akademik Lomonosov e il reattore cinese HTR-PM. Il resto è soprattutto un insieme di prototipi, annunci e progetti ancora lontani da una filiera commerciale matura. Il reattore cinese HTR-PM ha impiegato circa undici anni per arrivare all’esercizio commerciale. Il progetto Linglong One, sempre in Cina, punta a circa cinque anni dalla costruzione alla messa in servizio. Il BWRX-300 canadese di Darlington, tra i progetti occidentali più avanzati, ha ottenuto la licenza di costruzione nel 2025 e prevede l’entrata in esercizio nel 2030.”.
Visti i tempi lunghi, il nucleare quindi non è redditizio, in quanto un risparmio concreto energetico evidentemente non c’è, almeno nell’immediato.
“I soli costi di esercizio stimati per gli SMR – secondo Legambiente – sono nell’ordine di 27-41 dollari per MWh. Per un modulo da 300 MW significa circa 70-100 milioni di dollari l’anno di costi operativi, senza contare costruzione, capitale finanziario, garanzie pubbliche, scorie, sicurezza, assicurazioni e decommissioning. Il costo dell’energia del nuovo nucleare resta molto più alto di quello delle rinnovabili mature. Le stime internazionali indicano per il nuovo nucleare valori nell’ordine di 141-220 dollari per MWh. Fotovoltaico utility scale ed eolico onshore si collocano invece su intervalli molto più bassi: rispettivamente circa 38-78 e 37-86 dollari per MWh.”.
Dopo Chernobyl e Fukushima, la nube tossica, la radioattività e gli effetti nefasti su salute e ambiente, la fissione nucleare ha però un ulteriore problema di difficile risoluzione: le scorie. Nessuno le vuole, nessuno vuole gestirle e nessuno vuole stoccarle nel proprio territorio. L’Italia, per esempio, non ha ancora deciso.
I rifiuti radioattivi possono inquinare ed essere pericolosi per centinaia di anni, mentre il loro stoccaggio richiede precise azioni e competenze, oltre ai costi decisamente alti di gestione delle scorie.
Insomma, questa dualità del Ministero mette in difficoltà tutti perché non prende una posizione netta ma “fluida”: sembra che in base alle necessità, scelga una cosa invece che un’altra. Sicuramente il Dicastero sa dove vuole andare e quale obiettivo è da raggiungere, ma oggettivamente se anche le grandi aziende e le grandi industrie stanno riconvertendo volontariamente gli impianti alle fonti rinnovabili, perché economicamente vantaggiose, forse bisognerebbe pensare realmente ad una energia completamente diversa, sostenibile, rinnovabile, a basso costo, subito fruibile e disponibile oggi.


