Olio d’oliva: per conoscerlo serve lente di ingrandimento

In quattro bottiglie di olio extravergine d’oliva su cinque in vendita in Italia è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009 (CE 182/2009). A sottolinearlo è la Coldiretti a seguito di un’indagine sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere. Nella maggioranza dei casi le indicazioni miscele di oli di oliva comunitari, miscele di oli di oliva non comunitari o miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari, che devono essere riportate per legge sulle confezioni, presentano caratteri molto piccoli posti oppure sono collocate in una posizione sull’etichetta che le rende poco visibili.

Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità. «L’inganno dell’extravergine straniero che si vuole fare intendere come italiano è – ha precisato la Coldiretti – particolarmente rilevante in un Paese come l’Italia dove nel 2010 le importazioni di olio di oliva sono state pari a 564 milioni di kg, superiori alla produzione nazionale di 500 milioni di kg. In altre parole è a rischio inganno più di una bottiglia di olio su due».

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