
Tra i nuovi carburanti, oltre all’elettrico e all’idrogeno, i biodiesel possono rappresentare il futuro, grazie all’economia circolare
“Mi faccia un pieno di olio da cucina.”. Potrebbe essere una nuova frase che presto potremmo ascoltare nelle stazioni di servizio per fare rifornimento di carburante.
Olio fritto come diesel
In Portogallo c’è infatti un progetto sperimentale che permette di utilizzare come carburante l’olio esausto da cucina al posto del diesel. Il progetto, denominato “Powered by Biodiesel”, è realizzato da Carris, società di trasporto pubblico di Lisbona, e da Prio, una delle principali aziende portoghesi operanti nel settore dei carburanti. Dopo una fase di collaudo, l’intera flotta di pullman è stata convertita al biodiesel.
Olio esausto, bene prezioso

Se correttamente recuperato e riutilizzato, l’olio esausto da cucina può avere una nuova vita. In passato, l’olio della frittura veniva gettato nelle tubature degli scarichi domestici, andando ad inquinare pesantemente le acque, oppure veniva gettato nel terreno, che diventava impermeabile ed improduttivo. Da alcuni anni, in tutte le città si cerca di recuperare con la differenziata quest’olio per evitare ulteriori danni all’ambiente e per riqualificarlo.
Questo progetto apre una strada importantissima nell’ambito del riciclo e dei biocarburanti. In tutto il Portogallo ci sono circa 600 contenitori dove poter conferire l’olio. Il prodotto recuperato viene poi filtrato e trattato attraverso il processo di transesterificazione. Attraverso l’uso di alcol, l’olio vegetale viene trasformato in un altro prodotto viscoso, simile al gasolio, che da come scarto glicerina e sapone liquido.
-83% di gas serra
Secondo gli studi, l’olio di frittura riduce dell’83% le emissioni di gas serra rispetto ai carburanti tradizionali. Inoltre, proprio perché è simile al gasolio, non è necessario cambiare o modificare il motore.
Una soluzione estremamente valida, in quanto ogni anno vengono recuperati e trattati oltre 80 milioni di litri. Inoltre, molto economica dal punto di vista produttivo, efficace e subito operativa, rispetto alle alternative “blasonate” del gas naturale o dell’elettrico. Così, si riqualifica un rifiuto “ingombrante e pericoloso” per l’ambiente.
L’olio di colza
La scoperta dell’olio vegetale come carburante non è nuova. Alcuni anni fa, soprattutto nel Nord-Ovest d’Italia, per protesta verso le accise del Governo e per convenienza, in molti utilizzavano l’olio di colza al posto del diesel. I supermercati non riuscivano a coprire le richieste. Poi, fu dichiarato illegale l’uso improprio dell’olio vegetale, perché avrebbe danneggiato i motori, e perchè non era soggetto alle accise.
Nuovi carburanti. Il motore Flex ad alcol

La realizzazione del motore Flex, invece, ha reso il Brasile energeticamente indipendente. Questo motore è in grado di utilizzare benzina, etanolo o qualsiasi miscela dei due. Vista l’efficacia di questo carburante e la resa di questo motore, è nato il progetto BEST. Sostenuto dalla Commissione Europea, coinvolge Stoccolma (Svezia), Rotterdam (Paesi Bassi), Somerset (Regno Unito), Dublino (Irlanda), Madrid (Spagna) e La Spezia (Italia), oltre a Brasile e Cina. Saranno introdotte 10.500 auto flex e 160 autobus a bioetanolo; inoltre saranno costruite 148 stazioni di rifornimento, 135 delle quali per l’E85 (85% etanolo e 15% benzina) e 13 per l’E95 (95% etanolo e 5% additivi). Brasile e Argentina vanno già a E100, ovvero etanolo puro.
Il biodiesel è tutto green?
Secondo i calcoli degli esperti, la produzione di biodiesel non copre l’attuale parco auto circolante. La produzione dei suoi componenti potrebbe impattare negativamente sulla produzione agricola, riducendo drasticamente le risorse primarie alimentari. Per questo motivo, questi prodotti oggi sono spesso utilizzati come additivi nei carburanti tradizionali.
Il biodiesel resta una valida soluzione contro l’inquinamento atmosferico, è meno nocivo e impattante rispetto al petrolio, ma oggi non è completamente green.
Per questo motivo, la ricerca e la tecnologia sono fondamentali. Ad esempio, John Love, professore di Biologia Sintetica dell’Università di Exeter in Inghilterra, nel 2013 ha vinto il premio Exeter Impact Award per aver modificato geneticamente alcuni batteri che mangiano zucchero e scartano diesel.
Il processo di transizione dai carburanti tradizionali ai biocarburanti è iniziato. Ora è necessario che i mercati, l’economia, i governi e la politica rendano operativi questi progetti. Per il bene di tutti.


