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Messa in sicurezza dell’ambiente, la più grande opera pubblica italiana da finanziare

Lo stretto succedersi di catastrofi naturali (si ricordino le alluvioni di Giampilieri e Scaletta Zanclea del 2009, e quella in Maremma del 2012), di fatto relega l’Italia in uno stato permanente di ordinaria emergenza, cioè in un contesto che devasta l’ambiente, la convivenza civile, le economie locali e distrugge affetti e memoria delle persone e delle famiglie.

Le sei principali associazioni ambientaliste italiane (Club Alpino Italiano, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF) hanno sottoscritto, in vista dell’odierna Giornata mondiale del Suolo, una Carta di intenti per la messa in sicurezza ambientale dell’Italia. Tramite essa, si chiede a gran voce l’istituzione di un tavolo di confronto permanente, presso la Presidenza del Consiglio, tra le amministrazioni competenti, le organizzazioni della società civile e le associazioni scientifiche e professionali, perché siano garantiti fondi adeguati per le attività di prevenzione e di intervento sull’emergenza, il coinvolgimento delle popolazioni e il coordinamento degli interventi.

In particolare, si appoggia l’iniziativa del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha recentemente chiesto all’UE di portare fuori del Patto di Stabilità i 40 miliardi di euro che dovrebbero servire per attuare la Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici e la Sicurezza del Territorio, la cui approvazione in CIPE è prevista entro questo mese. Gli ambientalisti chiedono un incontro col ministro, per meglio definire una congrua destinazione dei fondi così ricavati, sia verso il Fondo di Protezione Civile, sia  in interventi di prevenzione, informazione e coordinamento. La messa in sicurezza dell’Italia – è dichiarato nella Carta di Intenti – deve essere considerata la più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese.

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