Il Decreto Salva ILVA acuisce le contrapposizioni fra salute, ambiente e lavoro. Secondo WWF Puglia, i provvedimenti contenuti nel decreto vanno a soccorso solo dell’iniziativa economica privata.
La legge concede deroghe amministrative per gli stabilimenti di interesse strategico nazionale. Ciò ha dunque consentito lo svincolo delle somme sequestrate in via cautelare. Inoltre, i parametri previsti nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) firmata dal Ministro Clini nell’ottobre 2012, si discostano dai parametri previsti in materia di AIA nel Codice dell’Ambiente. Infine, gli impianti sono utilizzati in barba a tutte le norme in campo penale. Questo, nonostante il provvedimento di sequestro senza facoltà d’uso emesso dalla Magistratura di Taranto.
Contro la situazione ILVA, l’Europa minaccia procedure di infrazione: le Direttive comunitarie prevedono che la produzione industriale debba essere attuata secondo il criterio delle migliori tecnologie disponibili.
Le Regioni hanno competenza legislativa e regolamentare in materie come la tutela della salute e il governo del territorio: è loro potere contestare, dinanzi la Corte Costituzionale, le leggi ritenute lesive della propria sfera di competenza. WWF Taranto sollecita l’intervento della Regione Puglia, affinché promuova il giudizio di legittimità costituzionale contro il decreto Salva ILVA.


