Italia condannata per inquinamento industriale

La Corte Europea di Giustizia di Lussemburgo ha condannato l’Italia per la violazione della direttiva direttiva comunitaria Ippc (Integrated pollution prevention and control)  sulla prevenzione e riduzione delle emissioni inquinanti dagli impianti industriali. La norma stabilisce i valori limite di emissione delle sostanze inquinanti, le misure per la tutela del suolo, delle acque e dell’aria, le misure per la gestione dei rifiuti nonché  il monitoraggio delle emissioni e degli scarichi.

Gli Stati membri dovevano adottare le misure necessarie affinché, entro il 30 ottobre 2007, gli impianti industriali esistenti funzionassero secondo i requisiti della direttiva Ippc. É la stessa Corte europea a contestare che, da una nota dell’Italia risalente al 14 aprile del 2009, già emergeva che le autorità competenti non fossero neppure in possesso di tutte le informazioni relative al numero di impianti presenti sul territorio nazionale e alle loro attività. Al 30 ottobre 2009 risultava poi che su 5.669 impianti esistenti e in esercizio, solo 4.465 erano dotati di autorizzazione integrata ambientale mentre per i rimanenti 1.204 erano ancora in corso procedure di rilascio dell’autorizzazione.

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