Il Grande Blu del Canale d’Otranto

Il "Grande blu" del canale d'Otranto dal faro di Punta Palascìa, il punto più orientale d'Italia

L’auto, dopo una curva a destra rallentò. Non sono stato io a frenarla ma il mio istinto davanti all’improvvisa visione del Grande Blu del Canale d’Otranto visibile ad occhio nudo nel tratto di costa a sud di Otranto verso Santa Cesarea Terme. A ciò si è aggiunta la calura estiva e la musica dolce del vento caldo che corre tra le rocce grigie e pungenti a strapiombo sul mare. Il sole e il freddo le ha corrose nei punti più morbidi. Il vento ne ha scavato le buche.

Il paesaggio è composto di due grandi macchie, il Grande Blu del mare Adriatico che salendo si fonde gradualmente al cielo senza discontinuità, colorandosi gradualmente d’arancio in prossimità del sole e il grigio chiazzato di biancosale in una minuscola proporzione ai miei piedi.

Sono in Puglia, sono in Terra d’Otranto e questa consapevolezza mi toglie il respiro. Il Grande Blu mi fa immaginare un passato conosciuto nei racconti letti sui libri di Saraceni, Turchi, Arabi, Greci, Romani, cattolici, musulmani, guerrieri, mercanti. Sono convinto che tutti questi uomini, dai più crudeli ai più sensibili, davanti a questo grande quadro della natura si sono fermati a riflettere sull’alta qualità dell’ambiente in Terra di Puglia.

Il "Grande blu" delle acque di Porto Badisco, mitico approdo di Enea

E’ un’esperienza di viaggio che non dimenticherò mai. E’ un valore aggiunto alle migliaia di immagini che i miei occhi hanno visto. Ma la sintesi visiva, fisica, mentale, metafisica, filosofica mi ha portato dal passato al futuro passando per il presente e, guardando al futuro, ho immaginato una qualità dell’ambiente e una vita possibile, concretizzabile sul territorio di Puglia che, solo in alcuni punti è stato offeso e maltrattato da uomini cinici, miei contemporanei.

Loro, questi ultimi, non credo abbiano mai percepito l’emozione del Grande Blu. I loro occhi, per anni, sono stati bendati dalla cupidigia. Non hanno mai guardato il territorio su cui operavano. Uomini liberi, purtroppo, di distruggere coste, territori, uomini, vita, inseguendo l’oro che gli ha annebbiato la vista sino al giorno in cui la società civile gli ha bloccati. L’inizio di una fine.

Il "Grande blu" dell'insenatura dell'Orte, a sud di Otranto

Quegli uomini non hanno mai guardato questo territorio e il Grande Blu che dal cielo scende nel mare Adriatico con mille sfumature. Un Grande Blu non visto per decenni, ma che chiunque vive e opera in Terra di Puglia o semplicemente transita su questa terra, verso sud, non può non considerare come viaggio fondamentale nella sua formazione d’uomo.

Chiunque ha voglia di capire questo territorio, queste culture deve comprendere anche e soprattutto il valore di questo colore immenso che dal cielo al mare avvolge il corpo, la mente, la vista; e, con un minimo di sensibilità personale,chiunque, aiutato dalla semplice natura che circonda questi spazi in cui è spontaneo disegnare idee, progetti, sviluppo di qualità che possono rimettere in ordine i punti del territorio offeso, capace di rimarginare in breve tempo le ferite inferte, può disegnare e progettare il futuro delle prossime generazioni in una naturale continuità del paesaggio di Puglia dove vivere, lavorare, scrivere, disegnare, pescare, coltivare i campi è un naturale gesto di continuità tra passato e futuro, tra terra, sole, cielo ed il Grande Blu del mare Adriatico che apre al Mediterraneo.

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