Il cocciopesto, un materiale ecologico da riscoprire

Daniela Re

Si svolgerà dal 5 al 7 luglio nella splendida cornice del castello di origine medievale dei Radicati di Robella, nel Monferrato, un corso di intonacatura a cocciopesto. L’iniziativa è organizzata dalla rete solare per l’autocostruzione, patrocinato dal Forum Italiano Calce e dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Asti. Abbiamo rivolto alcune domande all’arch. Daniela Re, organizzatrice dell’evento.

Quale sono le finalità del corso e a chi è rivolto?

«Il corso vuole diffondere l’antica tecnica romana dell’intonaco cocciopesto, partendo dai singoli materiali. Il corso, nella tradizione che ci caratterizza, è aperto a tutti, artigiani del settore ma soprattutto comuni cittadini».

Come si articola il corso?

Dopo aver macinato i mattoni con la molazza (nella foto) si prepara l'intonaco

«Il laboratorio ha un taglio eminentemente pratico. Come al tempo dei romani partiremo dagli ingredienti base: puro grassello di calce aerea naturale 100% e coppi e mattoni recuperati sul posto. Il corso prevede una introduzione teorica: si macinano i mattoni con la molazza e si prepara quindi l’intonaco. Venerdì faremo un piccolo spegnimento della calce dimostrativo (modalità di preparazione del grassello) oltre a visionare vari pannelli dimostrativi delle applicazioni del cocciopesto. Il sabato e la domenica si stenderà il cocciopesto, finendo con la protezione di sapone di marsiglia. In particolare il corso prevede la stesura dell’intonachino, quindi della finitura, su una base di intonaco sempre a cocciopesto che abbiamo realizzato in un corso precedente. L’intonachino si esegue su una facciata esterna di un’ala settecentesca del castello dove si terrà il corso. Durante il corso eseguiremo anche una interessante finitura a marmorino sulla cornice e sulle paraste».

In cosa consiste la tecnica del cocciopesto?

«Il cocciopesto è un materiale dalle straordinarie proprietà idrauliche (resistente all’umidità) e di resistenza meccanica. Sostanzialmente si ottiene miscelando il grassello di calce aerea naturale a cocci di mattoni o coppi frantumati. I fenici prima, ed i romani poi, capirono che unendo al grassello (calce aerea, quindi non resistente all’acqua) un legante come l’argilla cotta, si otteneva un prodotto idraulico con ottima resistenza meccanica. Non per nulla il cocciopesto è stato utilizzato in tutta l’architettura romana, dalla Spagna all’estremo oriente, per impermeabilizzare cisterne, acquedotti, terme, come pavimentazione civile e come sottofondo per le strade dell’impero».

Il cocciopesto è tra i materiali ideali quando si parla di bioedilizia (nella foto. stesura di cocciopesto bicolore)

Perché insegnare una tecnica basata su un materiale antico e naturale?

«Perchè crediamo che la bioediliza sia un’alternativa praticabile e non necessariamente più costosa dell’edilizia tradizionale, soprattutto se si parte dagli “ingredienti base”. Riproporre il cocciopesto è un modo per fare conoscere un intonaco veramente interessante e versatile, dalla composizione relativamente semplice e replicabile. Nel caso degli intonaci naturali, inoltre, vogliamo ri-diffondere la cultura della preparazione in cantiere, in un mondo edilizio dominato dei “premiscelati”, impasti preparati dall’industria che non hanno obbligo di indicare gli ingredienti e sui quali non vi può essere controllo sulla composizione».

In che modo questa tecnica aiuta l’edilizia?

«Il cocciopesto può avere numerose applicazioni anche oggi: come intonaco deumidificante, perchè lascia respirare il muro ed ha ottime caratteristiche igroscopiche. Come rivestimento impermeabile per bagni o ambienti umidi. Come intonachino di finitura, per ottenere interessanti effetti estetici. Un solo materiale, tanti usi, basso costo, km zero, ecologico 100%: cosa volere di più?»

 

 

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