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Greenpeace “in pista” contro Shell

"Arctic oil? Shell no!": il banner, visibile agli ospiti VIP del Gran Premio, ricorda i progetti di Shell contro l'ambiente

Si è disputato in Belgio il Gran Premio automobilistico di Formula 1. Questa competizione è il più importante evento sponsorizzato da Shell. Osserva Greenpeace: «Il colosso petrolifero ha speso milioni di euro per avere il suo logo ovunque e per impressionare gli ospiti VIP. La cosa di cui non si parla, però, sono i suoi piani di trivellazione per il petrolio artico».

Shell ha investito 5 miliardi di dollari in un programma di trivellazioni petrolifere nell’Artico. Dopo una serie di incidenti (una piattaforma affondata ed un incendio causato dalle trivellazioni), il colosso petrolifero ha abbandonato l’Alaska. Prossimo bersaglio della Shell è la Russia Artica. L’azienda ha già firmato un accordo con Gazprom per operare su un territorio in cui, osserva Greenpeace, la corruzione è elevata e le regolamentazioni sono pressoché inesistenti.

Un paracadutista sorvola il circuito automobilistico prima dell'inizio delle gare

Un gruppo di attivisti ha dunque organizzato in blitz nel corso della gara di F1 di domenica 25 agosto (photogallery). Prima che la gara iniziasse, due paracadutisti hanno sorvolato il circuito mostrando un banner che condanna i piani di Shell. Dopo aver eluso la sicurezza, alcuni hanno scalato il tetto della tribuna principale. Di fronte all’area recintata dei VIP, è stato aperto un banner lungo 20 metri con la scritta: Arctic oil? Shell no!.

Tra gli scalatori, Vanessa Hall da Manchester. Ha affermato: «Le coese automobilistiche sono all’avanguardia nello sviluppo di sofisticati sistemi di sicurezza per i piloti; il programma di trivellazione dell’Artico fa affidamento su tecnologia e impianti che sono stati sviluppati prima ancora che questi piloti nascessero. Paradossalmente l’unica ragione per la quale Shell può trivellare è lo scioglimento dei ghiacci che Shell stessa, insieme ad altri giganti del petrolio, crea con lo sfruttamento delle risorse petrolifere. È una follia».

«Greenpeace sta gareggiando contro Shell – ha dichiarato il direttore esecutivo di Greenpeace International Kumi Naidoo – un’azienda che guarda allo scioglimento dei ghiacci come un’opportunità di profitto, piuttosto che un segnale di allarme».

Piloti e fan di F1 sanno che il petrolio in pista provocherebbe un disastro: uno sversamento di petrolio nell’Artico sarebbe ben più catastrofico. Greenpeace si augura che i protagonisti del Gran Premio si uniscano al movimento contro le trivellazioni dell’Artico: ad oggi, sono quattro milioni le persone che si battono per salvare i ghiacciai.

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