Green economy: Kamikatsu in Giappone, città a tutto riciclo

Il comune giapponese ha raggiunto un livello massimo di riciclo, grazie al progetto Zero Waste e alla proficua partecipazione cittadina alla green economy.

Raggiungere il 100% di riciclo dei rifiuti. Certamente a livello mondiale siamo su un livello utopico, e anche a livello nazionale è un passo decisamente ancora troppo grande. A livello comunale – tuttavia – qualcosa si muove. Per esempio, a Kamikatsu.

Green economy: il progetto Zero Waste

Kamikatsu è un paesino di 1700 anime della prefettura di Tokushima, in Giappone: con la promulgazione della legge sul riciclaggio dei contenitori e degli imballaggi a livello nazionale nel 1997, la piccola città ha iniziato la raccolta differenziata dei tipi di rifiuti coperti dalla legislazione.
A partire dal 2003 il concetto di riciclo – in totale rispetto con il rigore tipico nipponico – è stato portato su un livello di eccellenza. Allo stato attuale si stima che il comune del Sol Levante riesca a recuperare l’81% dei prodotti utilizzati e consumati. Non basta.

Lo Zero Waste Center di Kamikatsu

Grazie al progetto Zero Waste (“zero rifiuti”), l’obiettivo è raggiungere il 100% del riciclo in tempi realisticamente brevi, entro la fine del prossimo anno.
Per arrivare a questo risultato l’operazione richiede due elementi fondamentali e fortemente concatenati tra loro: una organizzazione capillare e la collaborazione dei cittadini. La prima ha fatto sì che tutti i rifiuti siano meticolosamente classificati, suddivisi in macro aree e poi in settori sempre più piccoli.

Ed è così che lo Zero Waste Center – il centro di raccolta di tutta la spazzatura del paese – accoglie 45 contenitori suddivisi in 13 tipologie. Senza lasciare nulla al caso.
I cittadini invece hanno avuto dalla loro bravura e responsabilità: bravura nell’accettare, adeguarsi (anche velocemente) e portare il riciclo ad un livello di eccellenza; responsabilità, perché la differenziazione richiede alla base il “compito” di lavare e asciugare i rifiuti stessi, prima di farli pervenire all’isola ecologica.
Non solo. A Kamikatsu è stato messo su un mercatino del riuso, dove oggetti in disuso di ogni materiale e natura vengono “convertiti” in biglietti di una lotteria.

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Green economy in Giappone: un cambiamento di rotta radicale

I risultati sensazionali di questo piccolo paese nipponico sono un successo ancora più ingente se si pensa alla storia ecologica del Giappone dal Secondo Dopoguerra.
Fino ad inizio anni 2000, infatti, lo smaltimento dei rifiuti in Giappone avveniva principalmente per mezzo di inceneritori a cielo aperto, favorito dal boom economico, il progresso industriale, i detriti di costruzione.

Akira Sakano, uno dei responsabili del processo Zero Waste

Naturalmente i danni ambientali e di salute della popolazione non sono passati inosservati, e si è compresa la necessità di una svolta.

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Ad oggi la percentuale di riciclaggio nel Paese asiatico oscilla ancora intorno al 20%, a conferma di quanto asserito all’inizio, e cioè che a livello nazionale non è facile raggiungere picchi elevati di smaltimento dei rifiuti in chiave green.

Tuttavia, come ricorda Akira Sakano – una delle responsabili del progetto Zero Waste – la storia di Kamikatsu insegna che «possiamo mostrare al resto del mondo che il cambiamento è possibile. Se agiamo insieme, possiamo creare cambiamenti sempre più grandi».

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