Giornata dell’ambiente: “Only one earth”. Ricordiamolo sempre

Oggi si celebra la Giornata mondiale dell’ambiente, uno dei principali appuntamenti globali dedicati alla sensibilizzazione ambientale

 

La la natura è protagonista indiscussa della nostra vita, anche se spesso non ce ne accorgiamo

La giornata del 5 giugno è stata istituita dall’Onu per ricordare la conferenza di Stoccolma sull’ambiente umano del 1972 nel corso della quale prese forma il Programma Ambiente delle Nazioni Unite.

È stata celebrata per la prima volta nel 1974 con lo slogan “Only One Earth” (una sola Terra) e, da allora, é diventata sempre di più un momento dove affermare  un messaggio sempre più urgente: la crisi climatica incide già sugli equilibri ambientali, sociali ed economici del pianeta, e non è più un rischio lontano.

Quest’anno sarà ospitata dall’Azerbaigian, con l’evento ufficiale a Baku; il tema scelto dall’UNEP – Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente – è il cambiamento climatico, al centro della campagna globale #NowForClimate: un invito ad agire ora per ridurre le emissioni, proteggere gli ecosistemi e accelerare la transizione verso modelli economici più sostenibili.

“Environmental food Label – EFL 2.0” un nuovo progetto a sostegno delle buone pratiche ambientali

Il WWF Italia e i partner europei lanciano Environmental Food Label – EFL 2.0 – un progetto europeo cofinanziato da EIT Food con il supporto dell’Unione europea – nato per rendere più visibili e comprensibili gli impatti ambientali che si nascondono dietro i prodotti alimentari.
Il progetto interviene su un nodo centrale: oggi le informazioni ambientali presenti sulle etichette associate ai prodotti alimentari possono essere difficili da leggere, confrontare e considerare affidabili. Per affrontare questa criticità, EFL 2.0 esplora come rafforzare le metodologie di valutazione ambientale già esistenti sulle etichette attraverso indicatori complementari, con l’obiettivo di rendere le informazioni relative agli impatti del cibo più complete, trasparenti e accessibili.

La scelta della data di lancio non è casuale. La Giornata mondiale dell’Ambiente richiama l’urgenza di affrontare le pressioni ambientali generate dai sistemi di produzione e consumo, compresi quelli alimentari. La produzione di cibo rappresenta infatti uno dei principali fattori di pressione sulla natura.  Eppure, questi impatti restano spesso difficili da riconoscere nel momento in cui si sceglie cosa acquistare. Dietro un prodotto alimentare possono esserci emissioni, pressioni sul suolo e sulla biodiversità, consumo di risorse naturali, inquinamento e rischi ambientali che non risultano immediatamente visibili al consumatore. Rendere queste informazioni più chiare e affidabili, mostrandole sulle etichette dei prodotti, è quindi essenziale per aiutare cittadini, imprese e decisori politici a comprendere meglio il legame tra le scelte alimentari quotidiane e la salute del Pianeta.
Dopo il lancio, il progetto proseguirà con attività di coinvolgimento degli stakeholder, ricerca tecnico-scientifica, sondaggi tra i consumatori e, nel 2027, una fase di sperimentazione in-store in punti vendita selezionati, finalizzata a valutare comprensione, fiducia e comportamenti di acquisto rispetto alle soluzioni sviluppate.

Tutti a raccogliere i mozziconi di sigaretta! Cercando di far capire che non si devono buttare

Plastic Free Onlus sceglie, per l’edizione 2026, il claim: “Il pianeta non è un portacenere” per promuovere nel weekend del 6 e 7 giugno una grande mobilitazione nazionale contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta, uno dei rifiuti più diffusi, sottovalutati e impattanti nelle città, sulle spiagge, nei parchi e lungo i corsi d’acqua.

Il mozzicone di sigaretta rappresenta un gravissimo danno all’ambiente

Saranno centinaia gli appuntamenti organizzati in tutta Italia, con migliaia di volontari attesi per rimuovere dall’ambiente le cicche disperse sul territorio e sensibilizzare cittadini e fumatori sui danni provocati da questo piccolo rifiuto, solo apparentemente innocuo.

I mozziconi rappresentano infatti una delle principali fonti di microplastiche disperse nell’ambiente.
Molti cittadini ignorano che i filtri delle sigarette non sono fatti di cotone, ma di acetato di cellulosa, una plastica sintetica che può impiegare oltre dieci anni per degradarsi, frammentandosi progressivamente in micro e nanoplastiche invisibili.

Secondo le stime internazionali, ogni anno nel mondo vengono dispersi circa 4,5 trilioni di mozziconi. In Italia si consumano oltre 70 miliardi di sigarette l’anno e una parte consistente dei filtri finisce su strade, marciapiedi, tombini, spiagge e corsi d’acqua. Un singolo mozzicone può contaminare fino a 500-1000 litri d’acqua rilasciando metalli pesanti e sostanze tossiche altamente dannose per gli ecosistemi acquatici.

“Pochi minuti per fumare una sigaretta, più di dieci anni affinché ciò che ne resta scompaia dall’ambiente. Un dato che dovrebbe farci riflettere ogni volta che vediamo una cicca gettata a terra – dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus – Dietro un gesto apparentemente banale si nasconde un danno silenzioso che resta nel tempo: contamina il suolo, raggiunge i tombini, arriva nei fiumi, finisce in mare ed entra nella catena alimentare, tornando poi sulle nostre tavole e nel nostro corpo sotto forma di micro e nanoplastiche”.

Riciclo e sostenibilità: cresce l’impegno degli italiani, ma i brand non convincono del tutto. I dati di Pro Carton

“Gli italiani riciclano di più, scelgono packaging sostenibili e chiedono trasparenza alle aziende. Ma quando i brand dichiarano che i loro imballaggi sono realmente riciclabili, solo 1 consumatore su 10 si fida completamente. Resta però molto elevato il numero di consumatori che sono sicuri che carta e cartone siano materiali che vengono riciclati, certezza condivisa da quasi la totalità degli intervistati”. È questo uno dei dati più significativi emersi dall’Osservatorio di Pro Carton, condotto nel 2026 su oltre 5.000 consumatori in cinque Paesi europei — Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna — che evidenzia come sostenibilità, riciclo e tutela ambientale siano ormai fattori centrali nelle decisioni d’acquisto. Negli ultimi 12 mesi il 65% degli italiani dichiara di aver incrementato le proprie attività di riciclo, mentre il 42% afferma di acquistare con maggiore frequenza prodotti con imballaggi ecocompatibili e prodotti di provenienza regionale. Il riciclo, secondo i risultati emersi, viene percepito come una delle soluzioni più efficaci per contrastare il cambiamento climatico: quasi 7 italiani su 10 lo considerano una priorità. Seguono la riduzione dell’utilizzo di materiali come la plastica (55%), la piantumazione di alberi (54%) e l’impiego di materiali naturali e rinnovabili (54%).

In parallelo, cresce però anche l’attenzione verso pratiche aziendali sospettate di greenwashing e la richiesta di azioni concrete e sostenibili da parte delle aziende. L’indagine sottolinea infatti come la fiducia nelle comunicazioni ambientali delle imprese sia presente, ma non ancora pienamente consolidata, in un contesto in cui questi temi occupano un ruolo sempre più centrale nel dibattito pubblico.

Dunque, la sensibilità ambientale continua a rafforzarsi e si traduce sempre più spesso in comportamenti concreti. Nonostante questa crescente sensibilità ambientale, resta però ancora fragile il rapporto di fiducia tra consumatori e aziende. Solo il 10% degli italiani dichiara infatti di fidarsi completamente dei brand quando affermano che i propri packaging siano realmente riciclabili.

A confermarlo è il fenomeno della “shrinkflation”, oggi conosciuto dal 73% degli italiani: una pratica percepita come poco trasparente, che consiste nella riduzione della quantità o della qualità di un prodotto senza una corrispondente diminuzione del prezzo. Di fronte a queste situazioni, oltre la metà dei consumatori (51%) dichiara che sceglierebbe prodotti con un miglior rapporto qualità-prezzo, mentre il 30% cambierebbe brand e il 20% smetterebbe del tutto di acquistare il prodotto.

Un libro per riflettere sulla transizione ecologica

Tessa Gelisio e Marco Gisotti, autori del libro

La transizione ecologica non è un costo, ma la più grande opportunità di sviluppo e occupazione del nostro secolo. È questo il messaggio chiave del nuovo libro di Tessa Gelisio e Marco Gisotti “GREEN JOBS.  Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” (Edizioni Ambiente).
Un’analisi che diventa fondamentale in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026, dedicata quest’anno proprio alle azioni urgenti per il clima e alle soluzioni basate sulla natura.

Il libro spiega come la lotta alla crisi climatica e la tutela degli ecosistemi siano diventate il vero baricentro strategico ed economico su cui investire e creare occupazione. L’analisi contenuta nel saggio fotografa un’Italia spaccata in due: un’economia verde che accelera, ma un mercato del lavoro che non riesce a tenere il passo. Si tratta del green talent gap, un’emergenza a cui dare risposta per non frenare quella che oggi è un’opportunità di sviluppo sostenibile per il Paese che porta, secondo gli autori, al 2029, quando il mercato richiederà circa 920mila nuovi professionisti pronti a gestire le tecnologie sostenibili. Ma la vera chiave d’accesso al mercato del lavoro sarà l’e-skill mix: la combinazione tra competenze tecnologiche avanzate e l’attitudine al risparmio energetico che diventerà un requisito fondamentale per oltre 2,2 milioni di lavoratori. Aggiunta all’onda dall’invecchiamento demografico, che vedrà oltre 3 milioni di occupati lasciare il lavoro attivo, creando una finestra importantissima per i nuovi ingressi.

“Nel nostro libro “Green Jobs” – spiegano Gelisio e Gisotti – abbiamo messo in evidenza come la transizione ecologica e la rivoluzione digitale stiano procedendo di pari passo, ridisegnando i confini di ogni singola professione tradizionale e definendone di nuove. Di fronte alla fame di competenze e alla velocità dei mercati globali, la mappa della green e digital economy traccia il perimetro della sopravvivenza industriale degli Stati e delle imprese. Chi resta indietro perde competitività. Il nostro è un saggio non solo per capire il contesto futuro ma soprattutto per dare indicazioni concrete a chi cerca la sua strada professionale da oggi ai prossimi cinque anni”.

L’impegno per tutelare i mare e la biodiversità con E.ON Italia: protagoniste le Tremiti

Prosegue l’impegno di E.ON Italia nella tutela del mare e della biodiversità, attraverso il progetto “Energy4Blue”, che negli ultimi anni ha portato risultati tangibili grazie alla collaborazione con UNESCO-COI e l’Università di Bari per l’iniziativa Save the Wave e con Filicudi Wildlife Conservation, associazione no profit volta allo studio e alla conservazione delle risorse marine dell’Arcipelago Eoliano.

“Energy4Blue rappresenta la nostra visione di un impegno più ampio e integrato, in cui energia e tutela della natura procedono insieme per generare valore sostenibile nel lungo periodo. Iniziative come queste dimostrano come la nostra strategia possa tradursi in azioni reali e misurabili, contribuendo a generare valore ambientale e sociale, promuovendo consapevolezza e partecipazione attiva di giovani, cittadini e stakeholder nella salvaguardia degli ecosistemi marini”, ha commentato Luca Conti, CEO di E.ON Italia.

Il progetto “Save the Wave: protezione delle praterie di Posidonia oceanica” dal 2021, E.ON é partner inaugurale del progetto di educazione e partecipazione civica con l’obiettivo di ripristinare le praterie di Posidonia oceanica nei siti pilota di Mondello e delle Isole Tremiti.

La Posidonia oceanica, pianta marina tipica del Mediterraneo, svolge un ruolo ecologico fondamentale: produce ossigeno, cattura CO2, protegge le coste dall’erosione e ospita numerose specie. Tuttavia, le sue praterie sono sempre più in pericolo a causa dell’inquinamento, degli ancoraggi non regolamentati e dei cambiamenti climatici.

Per questo motivo, progetti come Save the Wave sono fondamentali sia per gli interventi diretti di ripristino sul campo, sia per l’impatto a livello educativo e divulgativo su studenti, futuri professionisti del settore e cittadini. Inoltre, grazie alla collaborazione con l’Università di Bari, negli anni è stato sviluppato un modello scientifico avanzato di monitoraggio e valutazione degli ecosistemi marini, offrendo un contributo significativo alla ricerca applicata e garantendo che le azioni di rigenerazione siano basate su evidenze scientifiche solide e scalabili anche in altri contesti.

Articoli correlati