
È quanto deciso dalla giunta comunale dopo che alcuni giorni fa l’assessore all’Ambiente ha rimesso la delega Costa e Demanio nelle mani del sindaco
Ottanta mila euro e un gruppo di lavoro per affrontare il problema dell’erosione costiera a Monopoli.

La giunta comunale, con delibera n. 62 del 20 marzo 2026, ha istituito un gruppo di lavoro, formato dalla segretaria comunale, dai dirigenti delle Aree Organizzative III, IV e VI e da 3 tecnici comunali. A questi, si potranno aggiungere nuove figure amministrative che potrebbero essere assunte dal Comune ad aprile, con contratti a tempo indeterminato e determinato.
Nella delibera si legge anche che per accelerare la mappatura e la classificazione del rischio, saranno stanziate “le somme necessarie per conferire incarico a professionista esperto”. Nelle tabelle riportate nel documento ufficiale, viene evidenziato che sono stati stanziati 80 mila euro, prelevati dal fondo di riserva al bilancio di previsione 2026/2028, suddivisi in questo modo: 30 mila euro per gli interventi di messa in sicurezza e 50 mila euro per lo studio di fattibilità per la difesa delle coste.

In questo modo, l’amministrazione comunale “avrebbe placato” le dure critiche dell’assessore Vincenzo Laneve, che alcuni giorni fa ha rimesso nelle mani del sindaco la delega Costa e Demanio, pur conservando le deleghe Ambiente, Sport e Attività del Porto, denunciando «l’impossibilità ad espletare il mandato per oggettive difficoltà imputabili alla mancanza di personale specifico e relative risorse economiche. Mentre gli eventi si succedevano e sommavano a ritmo incalzante – ha continuato Laneve – ho richiesto e proposto di redigere un capitolato d’appalto per interventi risolutivi al fine di reimmettere le aree nella loro fruizione da parte della cittadinanza; non ne è seguita né una variazione di bilancio, per dare una disponibilità immediata della copertura finanziaria, né mai è stato dato corso alla redazione del capitolato d’appalto. Come già comunicatomi, “non si dispone di risorse umane, tecniche e strumentali necessarie per dare seguito agli espletamenti dei mandati tutti, politici e amministrativi”».
A spingere l’assessore verso questa scelta è stato il mancato ottenimento del finanziamento regionale, di quasi 5 milioni di euro, per le coste basse. Monopoli aveva partecipato al bando, ma la PEC nella quale la Regione aveva richiesto ulteriori documenti non è arrivata in tempo all’ufficio Ambiente, facendo perdere così il finanziamento.

A ricostruire quanto accaduto all’Ufficio Protocollo è stato il consigliere comunale Marina Liuzzi. La Regione aveva richiesto una risposta entro 5 giorni, mentre la mail è giunta all’ufficio circa 17 giorni dopo.
«Un danno enorme per Monopoli – hanno spiegato l’assessore Laneve e il consigliere Liuzzi – a circa tre anni dall’avvio del secondo mandato dell’Amministrazione Annese, la città convive ancora con un quadro grave di dissesto idrogeologico ed erosione costiera che non solo non si è ridotto, ma in diversi tratti si è aggravato. Questa è l’eredità che l’Amministrazione Annese si ritrova dal proprio precedente mandato, con criticità diffuse nei seguenti tratti del litorale:
- Cala Corvino, ulteriore arretramento di circa 7 metri di arenile. (intervento più volte proposto dal concessionario a propria cura e spese)
- Cala Monaci, erosione ulteriormente peggiorata e crescente instabilità dell’accesso alla cala (anche per diversamente abili). La balneazione risulta di fatto compromessa dell’arenile, sia emerso sia sommerso, restano prevalentemente massi di grossa pezzatura, rendendo impraticabile anche l’accesso con sedia “Job”.

Via Marina del Mondo – Cala Susca – Monopoli Cala Susca, oltre all’erosione della rampa e della scala di accesso (aggravata anche da uno scarico di acque pluviali), si registra un’ulteriore criticità: smottamento dovuto alla mancata regimentazione idraulica della scarpata sul lato nord e distacco di falesia dalla parete sud, con crollo di trovanti sull’arenile.
- Cala Lido Pantano ed ex deposito carburanti arretramento dell’arenile stimato in circa 8 metri (intervento più volte proposto dal concessionario a propria cura e spese). A ciò si aggiunge lo stato di abbandono dell’ex infrastruttura del deposito carburanti, dismessa da decenni. Le forti mareggiate hanno reso l’opera completamente distrutta e divelta, con porzioni che in larga parte risultano riversate in mare. Ne derivano sfabbricidi e materiali con ferri arrugginiti e appuntiti che interessano l’arenile di Lido Pantano e Cala Verdegiglio fino alla radice del braccio del porto, oltre ai fondali antistanti. In particolare, Cala Verdegiglio risulta colpita da una frana da mareggiata, con perdita stimata di oltre 500 mq di suolo in costa alta, con potenziale pregiudizio per la stabilità statica.
- Dal Castello al Torrione Santa Maria, la già grave situazione di sgrottamenti, tale da pregiudicare la stabilità statica e strutturale delle infrastrutture sovrastanti (circostanza ben nota anche all’attuale Sindaco, già Assessore ai Lavori Pubblici, che in passato aveva realizzato un intervento puntuale e risolutivo, poi rimasto senza continuità), oggi risulta estesa e aggravata. Criticità, segnalata da numerosi cittadini, anche attraverso i social, coinvolge ormai l’intera passeggiata sotto il lungomare fino all’inizio del cantiere di Porta Vecchia.

Cantiere Portavecchia (foto scattata il 12-02-2026) Dalla fine sud del cantiere di Portavecchia il dissesto della falesia risulta notevolmente aumentato, con lesioni serpeggianti evidenti, per estensione e impatto visivo allarmanti, che si sviluppano lungo la nuova pavimentazione della “passeggiata panoramica” fino alla spiaggia di Cala Cozze.
- Proseguendo, tra le poche spiagge libere rimangono Porto Bianco e Porto Rosso, entrambe già gravate da vincolo PG3 (classificazione di rischio idrogeologico che indica aree ad alta pericolosità geomorfologica, spesso interessate da frane quiescenti o comunque suscettibili di instabilità). Nonostante ciò, risultano ancora oggi fruibili da cittadini e turisti, anche in presenza di due enormi grotte che vengono utilizzate, con leggerezza e in modo potenzialmente pericoloso, come riparo dalla calura.
- Sulla scogliera sono inoltre presenti diverse “doline” (pozzi verticali), negli anni inizialmente delimitate con transenne e successivamente sostituite da parapetti in legno.
- Proseguendo verso sud, Cala Tre Buchi, Copacabana, Cala Colonia (tratto definito “falesia costa alta”) sono presenti numerosi massi instabili a rischio crollo, il disgaggio è stato eseguito solo in parte e risulta necessario completarlo.
- Proseguendo da Torre Cintola, dove la Via Traiana e il prolungamento di Via Procaccia fino a Lido Azzurro viaggiano paralleli alla costa. Qui si registrano numerosi punti interessati da crolli, sgrottamenti e sifonamenti. Oltre al pericolo per i bagnanti nella stagione estiva, tali fenomeni potrebbero, in tempi non lontani, compromettere la stabilità della sede stradale, che in quel tratto ingloba tutti i sottoservizi (fogna, acqua, energia elettrica, ecc.). Un eventuale cedimento avrebbe conseguenze gravissime, mettendo a rischio la tenuta stessa del “Capitolo” inteso come contrada e come sistema di attività commerciali e turistiche.

Crollo falesia Porto Giardino nel 2020 – Foto Pietro Brescia A maggior riprova di quanto affermato, la panoramica curva di Porto Giardino attira inevitabilmente lo sguardo verso il mare, eppure l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla parete verticale che sorregge la strada, o meglio, che la sta ancora sorreggendo, senza che sia chiaro per quanto tempo.
- Ad appena 50 metri ancora verso sud c’è stato un crollo enorme, essendo collassata la volta di un immenso pozzo verticale che lambisce la torre di San Giorgio e arriva fin sotto e oltre l’attuale strada percorsa attualmente.
- Procedendo verso sud si rilevano alcuni interventi realizzati negli anni ’80, dall’allora Provincia di Bari, mediante posa di blocchi lapidei a salvaguardia della viabilità, tuttora presenti e ancora in grado di esercitare la loro funzione.
- Dal centro abitato del Capitolo verso sud (spiaggia a falcata fortemente antropizzata) si assiste a una distruzione continua, il mare è arrivato fin sotto i manufatti, recinzioni, viali di accesso, concessioni balneari e proprietà private, spingendosi fino al limite del territorio di Monopoli.

Transenne, recinzioni, interdizioni e interventi spot non sono risolutivi. Adesso serve chiarezza e responsabilità, ricostruire cosa è accaduto, spiegare ai cittadini cosa non ha funzionato e mettere in campo un’organizzazione vera (personale, mezzi, programmazione, tempi certi).
La salvaguardia della costa è un’esigenza prioritaria e non più rinviabile. La mancata adozione di adeguate misure di tutela, esporrebbe il territorio a conseguenze di natura ambientale, a criticità sotto il profilo della sicurezza e a ricadute negative sul piano turistico ed economico.
Resta, da parte nostra, piena disponibilità al dialogo istituzionale e alla collaborazione, nella convinzione che solo attraverso un confronto serio e responsabile sia possibile individuare e attuare le strategie più efficaci per la tutela e la valorizzazione del territorio».
L’erosione costiera è un fenomeno naturale. Il mare rimodella continuamente la costa, in un equilibrio naturale che permette in questo modo la realizzazione di ecosistemi naturali unici e bellissimi, dove la flora e la fauna marine possono vivere e proliferare. Ma quando lungo la costa ci sono insediamenti umani diventa necessario, per ragioni di sicurezza pubblica, eseguire periodicamente e costantemente interventi che possano mitigare l’azione del mare e permettere alle comunità cittadine di vivere in sicurezza. Monitoraggio, programmazione e lungimiranza diventano fondamentali per mantenere l’equilibrio tra ambiente e uomo.


