Dieta Mediterranea, da 10 anni patrimonio Unesco

Esempio universale di equilibrio tra ambiente, alimentazione e salute, la Dieta Mediterranea allunga la vita ed è sostenibile. Lo dice la scienza

Sono 10. Ben 10 anni che la Dieta Mediterranea è diventata un modello alimentare assoluto, da cui attingere, da cui copiare, da cui imparare. In 10 anni è entrata nelle case di tutto il mondo industrializzato, con i suoi prodotti genuini che bilanciano correttamente gli aspetti calorici ed energetici con quelli proteici, sistemando correttamente anche il giusto rapporto di carboidrati con la frutta e la verdura rigorosamente fresche e di stagione, da consumare nel corso della settimana.

Insomma, la Dieta Mediterranea è la Dieta per antonomasia. Nonostante l’Italia sia la patria, insieme agli altri Paesi che si affacciano sul “Mare Nostrum”, il consumismo e la globalizzazione stanno un po’ contaminando la dieta, così come i cibi di altre culture e le usanze anglo-americane stanno invadendo le nostre tavole, influenzando pesantemente, e in alcuni casi rovinando, la “corretta ed equilibrata” alimentazione.

Una dieta sbilanciata, carica di zuccheri, grassi e sale è la causa principale di obesità, problemi cardiovascolari, malattie dell’apparato digerente e persino di morte.

Per queste ragioni il riconoscimento UNESCO, quale patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, acquista un valore aggiunto. La Dieta Mediterranea è anche una dieta sostenibile che valorizza la biodiversità, perché rispetta il territorio, le tradizioni locali e l’ambiente, e permette di risparmiare grandi quantità di risorse naturali. Ma soprattutto è apprezzata per la bontà dei suoi prodotti e il gusto dei suoi svariati e prelibati sapori. Una festa che inizia dall’olfatto e dalla vista, per essere apprezzata poi dalle papille gustative e dallo stomaco, fino a quando il cibo non fuoriesce da altra via, ripulendo naturalmente l’organismo.

Per questa ricorrenza, il Ministero dell’Ambiente ha promosso, insieme al Ministero degli Esteri e ai Ministeri delle Politiche Agricole, dell’Istruzione, della Salute e dei Beni Culturali, con la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, una serie di attività che partono oggi, dalle ore 9.30 con un confronto tra Ministri ed esponenti dell’accademia, coordinato dalla giornalista Donatella Bianchi, e che sarà trasmesso in diretta sulla pagina www.facebook.it/minambiente. A partire dalle 11,30, invece, sempre sul profilo Facebook del Ministero dell’Ambiente si svolgerà il seminario “La dimensione ambientale della dieta mediterranea come modello di alimentazione sostenibile”.

«Come ha riconosciuto l’UNESCO – spiega il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa – la Dieta Mediterranea costituisce una tradizione che unisce insieme più generazioni in una saggezza millenaria, rispettando i cicli stagionali e l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali. Per l’UNESCO ad essere l’emblema di questa tradizione è il Cilento, il luogo simbolo dello stile di vita patrimonio dell’umanità, e il Comune di Pollica, in particolare, dove lo studioso americano Ancel Keys, negli anni ’50, teorizzò i suoi studi sul mangiar sano all’italiana salvaguardando l’ecosistema. È l’arma migliore per contrastare lo spreco alimentare. Secondo il Rapporto “Waste Watcher 2020” della Campagna Spreco zero, sostenuta dallo stesso Ministero dell’Ambiente, ogni anno più di 2.200.000 tonnellate di cibo vanno sprecate nelle case degli italiani, per una stima di 36,54 chilogrammi a testa e un valore di quasi 12 miliardi di euro che sommati ai 3 miliardi 293 milioni di spreco della filiera ci portano ad un totale di oltre 15 miliardi di euro. La buona notizia è che la tendenza 2020 è che lo spreco alimentare nelle case degli italiani è sceso di quasi il 25%».

Per questo compleanno così importante non può mancare la testimonianza della Fondazione Barilla che riporta al centro dell’alimentazione una dieta bilanciata e sana come quella mediterranea. “La Dieta Mediterranea – spiega la multinazionale italiana del settore alimentare – è universalmente associata alla prevenzione di malattie croniche non trasmissibili, dal diabete alle malattie cardiovascolari, ed è un modello alimentare in grado di incidere in modo determinante sulla longevità, con un impatto paragonabile alla differenza che si osserva tra fumatori e non fumatori e che in termini di aspettativa di vita si traduce in circa 4,5 anni di vita in più. Le nostre scelte alimentari, inoltre, hanno un impatto anche sull’ambiente, visto che fino al 37% delle emissioni globali di gas serra  provengono dai nostri sistemi alimentari, dal campo alla tavola. Mangiare, infatti, è l’atto conclusivo di un processo che coinvolge la gestione dei terreni, delle foreste e delle acque, l’agricoltura, l’allevamento e la pesca. Inoltre, richiede un grande utilizzo di energia e di acqua potabile di cui spesso non siamo consapevoli. E, in questo senso, la Doppia Piramide Alimentare e Ambientale ideata dalla Fondazione Barilla rappresenta una “guida” per dimostrare la strettissima relazione tra due aspetti di ogni alimento: il valore nutrizionale e l’impatto ambientale generato. Questo strumento illustra come gli alimenti a minore impatto ambientale siano anche quelli alla base della Dieta Mediterranea, come ortaggi, frutta, olio extravergine di oliva, frutta secca, cereali integrali, legumi, consigliati dai nutrizionisti per la nostra salute.”.

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